Ryanair chiude il programma Prime: “Troppi vantaggi per i clienti, troppo svantaggioso per noi”
Dopo appena otto mesi dal lancio, Ryanair ha deciso di chiudere Prime, il suo programma di abbonamento per viaggiatori frequenti. L’esperimento, nato a febbraio con l’obiettivo di fidelizzare i clienti offrendo sconti e vantaggi su misura, si è rivelato un buco nei conti della compagnia. A fronte dei 4,4 milioni di euro incassati dalle quote di iscrizione, il valore dei benefici concessi agli utenti ha superato i 6 milioni, generando una perdita netta di oltre 1,6 milioni di euro.
Da sabato 29 novembre il programma cessa ogni nuova iscrizione, ma gli attuali 55 mila membri continueranno a ricevere offerte e privilegi dedicati fino a ottobre 2026. “La sperimentazione è costata più di quanto ha generato”, ha dichiarato il direttore marketing Dara Brady, sottolineando che “il numero di adesioni e le entrate derivanti dagli abbonamenti non giustificano il tempo e lo sforzo necessari per mantenere il progetto”.
I benefici di Prime: risparmi alti, margini bassi
Il programma Prime prevedeva una quota annuale di 79 euro e includeva una serie di vantaggi difficili da trovare in altre formule di abbonamento low cost. Gli iscritti potevano accedere a sconti su biglietti e servizi aggiuntivi, scegliere gratuitamente i posti su un massimo di 12 voli all’anno e ottenere una copertura assicurativa di viaggio senza costi aggiuntivi.
Su voli dove il prezzo del posto riservato oscilla normalmente tra 5 e 40 euro, gli utenti più assidui potevano risparmiare da 60 a oltre 500 euro all’anno. In sostanza, molti viaggiatori hanno ottenuto un ritorno economico più che doppio rispetto alla quota pagata, un’offerta che – seppure apprezzata dai clienti – ha finito per erodere i margini della compagnia.
Un esperimento troppo generoso
Nei piani di Ryanair, Prime doveva fungere da incentivo per consolidare la base di clienti abituali e stimolare prenotazioni dirette sul sito della compagnia, riducendo l’uso delle piattaforme intermediarie. Ma l’iniziativa si è scontrata con una realtà semplice: offrire troppi sconti in un modello di business già basato sulla massimizzazione dei ricavi accessori si è rivelato insostenibile.
Gli stessi dirigenti hanno ammesso di essere rimasti sorpresi dall’entità dei vantaggi utilizzati. “I membri hanno sfruttato appieno le offerte disponibili, ma la struttura dei costi non reggeva su queste premesse”, hanno spiegato fonti interne al quotidiano The Guardian. Il programma, concepito per imitare modelli di abbonamento come quello di Wizz Air o i “club fedeltà” delle principali compagnie tradizionali, non ha però trovato un equilibrio tra fidelizzazione e redditività.
Le prospettive future e la lezione di Prime
Secondo quanto comunicato da Ryanair, il progetto Prime è da considerarsi chiuso, ma la compagnia continuerà a sperimentare nuove formule di sconto rivolte a tutti i clienti, senza richiedere l’iscrizione a un club riservato. “Torneremo a offrire sconti esclusivi a tutti i passeggeri”, ha precisato l’azienda, lasciando intendere che la logica del prezzo competitivo rimane al centro della strategia commerciale.
Il fallimento di Prime segna un passo indietro nella corsa alla fidelizzazione tipica del settore aereo europeo, dove molte low cost – da Wizz Air a easyJet – stanno tentando di costruire rapporti più duraturi con i propri clienti attraverso programmi di abbonamento. Nel caso di Ryanair, il tentativo si è scontrato con la rigidità del modello ultra low cost, dove ogni extra – dal posto assegnato al bagaglio – rappresenta una fonte di profitto essenziale. La lezione appresa è chiara: anche nella corsa alla fidelizzazione, la convenienza deve restare sostenibile.






