Ryanair, stretta sui bagagli: premi più alti al personale che blocca le valigie fuori misura

Una stretta che fa discutere

Ryanair, la compagnia aerea low cost più grande d’Europa, torna a far parlare di sé. Dal prossimo novembre introdurrà un bonus da 2,5 euro per ogni bagaglio a mano fuori misura bloccato prima dell’imbarco. L’iniziativa, annunciata dal Ceo Michael O’Leary, ha un obiettivo chiaro: spingere il personale di terra a verificare con più scrupolo il rispetto delle regole e limitare gli abusi dei passeggeri.

Il nuovo incentivo sostituirà quello attuale, pari a 1,50 euro, e soprattutto eliminerà il tetto mensile di 80 euro che finora limitava i premi massimi per i dipendenti. “Vogliamo incoraggiare il nostro personale a catturare chi prova a truffare il sistema” ha dichiarato O’Leary al Guardian .

Il Ceo ha aggiunto che il 99% dei passeggeri rispetta le regole, e che i casi di violazione sono pochi ma significativi: circa 200mila persone all’anno, pari allo 0,1% dei clienti.

Le regole sui bagagli Ryanair e le penali

Il modello Ryanair è costruito su tariffe base estremamente basse, integrate da entrate accessorie (ancillary revenues) come la vendita di posti, priorità di imbarco e, soprattutto, supplementi per i bagagli.

Le regole attuali prevedono che ogni passeggero possa portare gratuitamente a bordo una borsa piccola (40x30x25 cm, massimo 10 kg), da sistemare sotto il sedile. Solo chi acquista tariffe Regular o Flexi Plus può aggiungere un trolley (55x40x20 cm, 10 kg).

Chi arriva al gate con un bagaglio fuori misura rischia una penale fino a 70 euro e la spedizione forzata in stiva.

A partire da luglio 2025 le regole cambieranno ancora, con un ulteriore allineamento: resterà gratuito un solo bagaglio piccolo, mentre l’accesso a un secondo collo dipenderà sempre da supplementi o pacchetti tariffari.

I numeri del fenomeno in Italia

Le nuove regole non sono un dettaglio per i viaggiatori italiani. Ryanair, con 105 aerei basati nel nostro Paese, trasporta circa 65 milioni di passeggeri ogni anno in Italia. Nessun’altra compagnia ha un peso così rilevante sul mercato domestico ed europeo.

In un contesto in cui gran parte dei viaggiatori sceglie il vettore irlandese per i prezzi più bassi, le politiche sui bagagli diventano un tema delicato. Per alcuni, rappresentano una forma di trasparenza: chi viaggia leggero paga meno, chi vuole più spazio paga di più. Per altri, sono un meccanismo che trasforma il viaggio in una continua corsa a ostacoli tra supplementi e controlli.

Il confronto con EasyJet e le altre low cost

Ryanair non è l’unica a puntare su incentivi per i dipendenti. Secondo rivelazioni della stampa britannica, anche EasyJet riconosce 1 sterlina (1,15 euro) per ogni bagaglio troppo grande bloccato all’imbarco.

Le politiche sono simili: EasyJet consente gratuitamente una borsa piccola (45x36x20 cm, fino a 15 kg) da collocare sotto il sedile. Per portare un trolley serve pagare un extra o avere un posto speciale (Up Front o con più spazio per le gambe).

Il segnale è chiaro: le compagnie low cost, spinte dalla concorrenza e dalla necessità di mantenere i prezzi base bassi, cercano di monetizzare in modo crescente la gestione dei bagagli. Una strategia che aumenta le entrate e spinge i passeggeri a rispettare regole più severe.

La posizione dell’Unione Europea

Non a caso, il tema è arrivato anche a Bruxelles. La Commissione Trasporti del Parlamento europeo ha approvato una proposta che mira a fissare regole comuni sui bagagli a mano.

Secondo il testo, ogni passeggero avrebbe diritto a portare a bordo gratuitamente due colli: uno zaino personale (40x30x15 cm) e un secondo bagaglio di dimensioni complessive fino a 100 cm, con peso massimo di 7 kg.

Se la norma entrasse in vigore, le regole Ryanair dovrebbero essere adeguate. La compagnia, però, non sembra intenzionata a rinunciare alla sua rigidità, che considera parte integrante del suo modello operativo e della sua redditività.

Le critiche dei consumatori

Non sorprende che la mossa di Ryanair abbia sollevato dure critiche. In Italia, Assoutenti ha parlato di scelta “profondamente sbagliata nella forma e nel merito”.

Secondo il presidente Gabriele Melluso, “nei viaggi, e in particolare nel trasporto aereo, il personale non deve essere posto in contrasto con il viaggiatore. Le compagnie dovrebbero puntare su modelli di cooperazione, non su una caccia al passeggero”.

Il timore è che i bonus possano spingere il personale a interpretare le regole con eccessiva severità, aumentando i conflitti ai gate e minando la fiducia tra viaggiatori e compagnie.

Un modello di business aggressivo ma efficace

Nonostante le polemiche, il modello Ryanair ha funzionato per decenni. La compagnia è riuscita a costruire un impero low cost da oltre 180 milioni di passeggeri all’anno in Europa, diventando il primo vettore del continente.

Il segreto è la combinazione di prezzi bassissimi, efficienza operativa e monetizzazione dei servizi accessori. Nel 2023, le entrate ancillari delle compagnie low cost hanno superato i 30 miliardi di dollari a livello globale .

Ryanair è stata pioniera in questo campo: dai bagagli agli imbarchi prioritari, fino al cambio del posto a sedere, ogni extra è trasformato in ricavo. Non a caso, la compagnia vanta margini operativi più elevati rispetto a molti concorrenti tradizionali.

Tra libertà di mercato e protezione dei consumatori

La questione, in fondo, riflette un dibattito più ampio: fino a che punto è giusto lasciare alle compagnie aeree libertà di fissare le proprie regole, e quando serve l’intervento regolatorio?

Da un lato, il modello low cost ha reso il trasporto aereo accessibile a milioni di persone. Viaggiare da Milano a Londra con poche decine di euro era impensabile prima dell’arrivo di Ryanair. E imporre vincoli troppo rigidi potrebbe ridurre la concorrenza e far crescere i prezzi.

Dall’altro lato, l’asimmetria informativa e la frammentazione dei costi accessori possono generare frustrazione. Molti consumatori si sentono “ingannati” quando la tariffa iniziale raddoppia per effetto di bagagli e supplementi. Qui un ruolo dell’UE per garantire trasparenza appare legittimo.

Conclusione: una sfida tra regolazione e mercato

Il bonus ai dipendenti che intercettano bagagli fuori misura è l’ennesimo tassello della strategia Ryanair: disciplina ferrea, incentivi diretti e nessuna concessione ai “furbi”. Per O’Leary è questione di efficienza e rispetto delle regole; per i consumatori, il rischio è una tensione crescente ai gate e un ulteriore irrigidimento nei rapporti con la compagnia.

Se Bruxelles riuscirà a imporre standard comuni, la partita si giocherà su un terreno diverso, dove le compagnie non potranno più competere sulla rigidità delle regole ma solo sull’efficienza e sul prezzo. Fino ad allora, i viaggiatori dovranno rassegnarsi a vivere i controlli sul bagaglio come parte integrante dell’esperienza low cost.

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