De Laurentiis rifiuta 2 miliardi per il Napoli: perché ha detto no all’offerta dagli Stati Uniti

De Laurentiis rifiuta 2 miliardi per il Napoli: perché ha detto no all’offerta dagli Stati Uniti

De Laurentiis rifiuta 2 miliardi per il Napoli: perché ha detto no all’offerta dagli Stati Uniti

Un’offerta da capogiro, di quelle che nel calcio moderno raramente passano inosservate. Eppure, nel caso del Napoli, non è bastata. Aurelio De Laurentiis ha rifiutato una proposta da circa due miliardi di euro avanzata da un gruppo di investitori statunitensi, deciso a mettere le mani sul club azzurro. Una cifra enorme, superiore alle più recenti valutazioni del club, che tuttavia non ha scalfito la volontà del patron di proseguire nel suo progetto. Secondo quanto emerso, il gruppo interessato all’acquisizione sarebbe guidato da Matt Rizzetta, imprenditore italoamericano già noto nel panorama sportivo per il suo ruolo di presidente del Napoli Basket e per la guida di Underdog Global Partners, società specializzata nella consulenza e gestione di asset sportivi. I contatti tra le parti sarebbero andati avanti per mesi, tra confronti e tentativi di approfondimento, segno della solidità dell’interesse e della concretezza dell’offerta, ma la trattativa non è mai entrata nella fase più avanzata della due diligence, fermandosi prima di un reale passo decisivo.

Il progetto americano e la visione del club

La cifra proposta rappresenta una valutazione nettamente superiore a quella generalmente attribuita al Napoli, che negli ultimi report finanziari si attestava poco sopra il miliardo di euro. Nonostante ciò, De Laurentiis ha scelto di non cedere. Una decisione che non sorprende chi conosce la gestione del presidente azzurro: dal 2004, anno in cui rilevò il club dopo il fallimento, ha costruito una realtà solida, riportando il Napoli stabilmente ai vertici del calcio italiano e in pianta stabile nelle competizioni europee. Il club non è solo un investimento economico, ma un progetto imprenditoriale e personale che il patron non sembra disposto ad abbandonare. L’interesse del fondo statunitense, inoltre, non si limitava all’acquisizione del Napoli: l’idea era quella di creare un polo sportivo integrato, capace di unire calcio, basket e altre discipline, con investimenti mirati anche sulle infrastrutture, un progetto ambizioso che avrebbe potuto rappresentare un cambiamento radicale per il club e per l’intero sistema sportivo cittadino.

Centenario, nuovo ciclo e futuro del Napoli

Il rifiuto arriva in un momento particolarmente significativo per il club, che si avvicina al traguardo storico del centenario, in programma il 1° agosto 2026. Sarà ancora De Laurentiis a guidare la società in questa ricorrenza simbolica, confermando la continuità di una gestione che dura da oltre vent’anni. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro, con decisioni cruciali all’orizzonte. In primis quella legata alla panchina: Antonio Conte è ormai ai saluti e il Napoli dovrà individuare il profilo giusto per aprire un nuovo ciclo tecnico in vista della stagione 2026/27. Parallelamente resta centrale il tema dello stadio, con De Laurentiis che continua a escludere un investimento sul Maradona, di proprietà comunale, preferendo portare avanti il progetto di un nuovo impianto moderno e di proprietà, in grado di garantire maggiori ricavi e una migliore esperienza per i tifosi. Il no ai due miliardi, dunque, non è soltanto una scelta economica, ma una dichiarazione di intenti: il Napoli resta nelle mani del suo presidente, deciso a portare avanti il proprio progetto e a scrivere i prossimi capitoli della storia azzurra senza cambiare guida.

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