Doppio binario giudiziario su Futuro Nazionale: la Procura militare verifica i militari in servizio, la Procura ordinaria valuta la ricostituzione del partito fascista

La Procura militare di Roma, guidata dal procuratore capo Marco De Paolis, ha avviato degli «accertamenti preliminari» sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate italiane all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, il partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci. L’iniziativa fa seguito a un esposto presentato dal Sindacato dei Militari, che ha segnalato ai magistrati militari la possibile partecipazione attiva di personale in servizio alle attività del nuovo movimento politico.

Cosa sono gli “accertamenti preliminari” e cosa non sono

È importante chiarire subito la natura giuridica di questo provvedimento. Gli «accertamenti preliminari» disposti dalla Procura militare non equivalgono a un’indagine penale formale e non comportano, al momento, l’iscrizione di persone nel registro delle notizie di reato. Si tratta di una fase esplorativa, tipica del sistema della giustizia militare, in cui i pubblici ministeri verificano se esistano elementi utili a valutare l’eventuale sussistenza di fatti di loro stretta competenza, cioè reati che ricadono sotto la giurisdizione militare e che coinvolgano soggetti ad essa sottoposti.

La vicenda ruota attorno a un esposto-denuncia del Sindacato dei Militari

Tutto parte da un esposto-denuncia depositato a Roma dal Sindacato dei Militari, l’associazione guidata da Luca Marco Comellini e affiancata, sul piano tecnico-giuridico, dal professor Massimiliano Strampelli, docente di Diritto militare all’Università Link Campus. Secondo più ricostruzioni, il sindacato ha scelto di agire su due binari paralleli: da un lato un esposto alla Procura militare di Roma, dall’altro una denuncia più articolata alla Procura ordinaria della capitale.

All’autorità giudiziaria militare, i denuncianti hanno segnalato la presenza di militari in servizio all’interno degli organi dirigenti di Futuro Nazionale, il partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci. L’obiettivo è verificare se tale partecipazione violi il dovere di neutralità e le norme che regolano l’attività politica del personale delle Forze Armate. Alla Procura ordinaria, invece, è stata avanzata un’accusa di natura più grave: la possibile ricostituzione del partito fascista, con violazione della legge Scelba (legge n. 645 del 1952), insieme ad altre ipotesi di reato come propaganda e istigazione all’odio, istigazione a delinquere e disobbedienza alle leggi.

La distinzione tra i due procedimenti è fondamentale. Da una parte, la Procura militare sta conducendo «accertamenti preliminari» limitati alla posizione di militari in servizio e alla loro eventuale attività politica all’interno del partito. Dall’altra, la Procura ordinaria potrà valutare, in futuro, profili penali comuni, tra cui l’eventuale configurazione di un’attività di tipo eversivo o neofascista, sulla base delle accuse contenute nell’esposto-denuncia.

Il cuore dell’accusa: “Futuro Nazionale riproduce il metodo e l’ideologia fascista”

Nel documento depositato alla Procura ordinaria, il Sindacato dei Militari sostiene che Futuro Nazionale, pur non presentandosi come una replica formale del Partito nazionale fascista, ne riprodurrebbe «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta». Comellini e Strampelli argomentano che, secondo la giurisprudenza della Cassazione, la legge Scelba non richiede la riproduzione fedele del partito fascista storico, ma può colpire anche la riproposizione del suo nucleo ideologico e del suo metodo politico.

Su questa base, l’esposto analizza nel dettaglio il programma del partito, le dichiarazioni dei suoi esponenti e i contenuti diffusi online. Tra i punti più contestati ci sono i cosiddetti «valori non negoziabili» indicati da Futuro Nazionale: la famiglia naturale, l’identità cristiana e la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale. Secondo i denuncianti, elevare questi principi a valori sottratti al confronto politico comprimerebbe gli spazi del pluralismo democratico, avvicinandosi a una logica incompatibile con i principi costituzionali.

L’esposto richiama anche alcune immagini generate con l’intelligenza artificiale e diffuse dal movimento, nelle quali gli avversari politici vengono rappresentati come schiavi dell’antica Roma destinati alle fiere, mentre Vannacci appare nelle vesti di un alto ufficiale dell’Impero. Un altro capitolo riguarda il piano di remigrazione: i denuncianti contestano in particolare l’ipotesi di una «remigrazione dei regolari», che prevederebbe il rimpatrio anche di immigrati regolarmente soggiornanti. Un’applicazione collettiva di questo criterio potrebbe tradursi in espulsioni di massa, in potenziale contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Infine, i firmatari dell’esposto mettono sotto accusa il ruolo attribuito ai militari nella gestione dell’ordine pubblico, con la previsione di zone rosse senza limiti temporali e la possibilità di affidare a reparti militari il potere di arrestare persone sospettate di reati. Dall’insieme di questi elementi, Comellini e Strampelli chiedono alla Procura di Roma di valutare se Futuro Nazionale abbia oltrepassato il confine della legittima competizione politica. Nel documento vengono indicate diverse possibili fattispecie di reato: dalla violazione della legge Scelba alla propaganda e istigazione all’odio, fino all’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi.

I nomi nell’esposto: Vannacci, Simoni e Gasperini

Nell’esposto presentato alla Procura militare di Roma, il Sindacato dei Militari ha indicato esplicitamente tre esponenti di vertice di Futuro Nazionale: il generale Roberto Vannacci, in qualità di presidente del partito; il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni; e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini. gli stessi tre nomi figurano anche nell’esposto depositato alla Procura ordinaria, nel quale si ipotizza la ricostituzione del partito fascista con violazione della legge Scelba.

La Procura militare, tuttavia, ha tenuto a precisare che nell’esposto a lei indirizzato non viene formulata alcuna ipotesi di ricostituzione del partito fascista e non viene fatto alcun riferimento alla legge Scelba.

I militari sotto la lente: chi sono e cosa si contesta

Secondo alcune ricostruzioni, i militari segnalati sarebbero almeno due: un appartenente all’Aeronautica militare e un carabiniere, entrambi in servizio e attivi anche come esponenti di sindacati di categoria. Il sindacato che li ha segnalati chiede ai magistrati di valutare se, anche attraverso la loro attività sindacale, questi soggetti svolgano di fatto attività politica organizzata all’interno di Futuro Nazionale, violando il principio di neutralità cui sono tenuti in quanto militari.

Non si tratta, dunque, di un’indagine sul semplice diritto di voto o di adesione ideologica a un partito, ma sul possibile ricoprimento di cariche o sullo svolgimento di funzioni organizzative e di indirizzo all’interno della struttura del movimento, attività che potrebbero confliggere con i doveri di imparzialità e di esclusività del servizio.

Il contesto politico: Futuro Nazionale e le accuse di neofascismo

Futuro Nazionale è nato come movimento politico attorno alla figura di Roberto Vannacci, ex generale di brigata diventato noto al grande pubblico per alcune prese di posizione su temi come immigrazione, identità nazionale e critica alle élite. Il programma e la propaganda del partito sono stati al centro di aspre polemiche, con accuse di derive sovraniste e di prossimità a posizioni riconducibili all’area neofascista.

L’esposto del Sindacato dei Militari alla Procura ordinaria cita esplicitamente la legge Scelba, che punisce la promozione, la costituzione e l’organizzazione di associazioni, movimenti o partiti che perseguono finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista. Nell’esposto vengono ipotizzate diverse fattispecie di reato, tra cui violazione della legge Scelba (ricostituzione del partito fascista), propaganda e istigazione all’odio, istigazione a delinquere, disobbedienza alle leggi e associazione sovversiva.

Tuttavia, come ricordato, la Procura militare ha precisato che queste ipotesi non sono al centro dei suoi accertamenti, che riguardano invece la posizione di militari in servizio all’interno della struttura del partito.

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