Nella triplice inchiesta che rischia di coinvolgere il generale Roberto Vannacci — sul piano penale, militare e amministrativo — emerge una figura destinata ad avere un ruolo centrale nella ricostruzione dei fatti: il colonnello Vittorio Parrella. Nel 2023 Parrella ha preso il posto del generale nella sede della difesa italiana a Mosca e, dopo il suo insediamento, avrebbe segnalato agli ispettori ministeriali una serie di «anomalie e criticità nella gestione amministrativa» del predecessore. È proprio da queste segnalazioni, secondo quanto emerso dagli atti e dalle informazioni già circolate, che prende forma il quadro più delicato dell’intera vicenda: un fascicolo che non riguarda soltanto le spese sostenute durante l’incarico in Russia, ma anche il modo in cui alcune voci di rimborso sarebbero state compilate, giustificate e rendicontate. Gli ispettori avrebbero poi trasmesso la loro relazione alla magistratura, ritenendo che siano emersi possibili illeciti. In questo contesto, Parrella assume il ruolo di supertestimone: è l’ufficiale che, subentrando a Vannacci, ha potuto esaminare direttamente la documentazione e avrebbe poi confermato agli investigatori il contenuto di alcune criticità.
L’indennità e le spese contestate
Il nodo più grave riguarda l’indennità di servizio all’estero, cioè il compenso previsto quando il militare presta servizio fuori dall’Italia e ha i familiari al seguito nella sede estera. Secondo l’accusa, Vannacci avrebbe percepito questa somma anche se moglie e figlie erano rimaste in Italia, quindi senza che si verificasse la condizione necessaria per ottenerla. Proprio per questo gli ispettori contestano che l’autocertificazione non fosse veritiera e che, in questo modo, il generale abbia incassato un’indennità non dovuta, una circostanza che, se confermata, aprirebbe l’ipotesi di truffa ai danni dell’amministrazione. La difesa del generale contesta con decisione questa ricostruzione e sostiene che non sia stato notificato alcun atto, rivendicando la piena serenità dell’interessato. Ma il fascicolo, nel frattempo, si è allargato e comprende anche altri capitoli. Il secondo fronte riguarda gli eventi conviviali organizzati a Mosca, presentati come iniziative di promozione dell’Italia ma, secondo gli ispettori, finanziati con rimborsi che avrebbero coperto spese sostenute impropriamente in ristoranti della capitale russa o comunque in forme non conformi alle regole previste. Nella relazione si parla anche di partecipazioni indicate nei rendiconti ma non riscontrate nella realtà: tra i nomi figura proprio quello di Parrella, che avrebbe già riferito agli ispettori quanto emerso nei controlli interni. A questo si aggiunge un ulteriore elemento, apparentemente più tecnico ma potenzialmente molto rilevante sul piano contabile: l’uso della BMW di servizio, per la quale sarebbero stati rilevati oneri pari a circa 9 mila euro, nonostante il veicolo dovesse essere rottamato e non utilizzato al di fuori delle disposizioni. Su questo punto dovrà pronunciarsi anche la Corte dei Conti, chiamata a valutare un eventuale danno erariale, mentre i magistrati penali potrebbero spingersi oltre e contestare il peculato, se riterranno che l’uso dell’auto sia avvenuto in violazione delle regole e con consapevolezza dell’irregolarità.
Il quadro giudiziario
La vicenda, già politicamente esplosiva per il profilo pubblico di Vannacci, si intreccia così con un quadro più ampio, in cui ogni dettaglio amministrativo assume un peso decisivo. Da un lato c’è la strategia difensiva, che punta a ridimensionare la portata delle accuse e a presentarle come una lettura forzata di prassi interne o di interpretazioni errate; dall’altro c’è un impianto ispettivo che, almeno nella sua prima formulazione, parla di criticità, anomalie e spese non coerenti con la disciplina prevista per un incarico all’estero. In mezzo c’è la figura di Parrella, il testimone che potrebbe chiarire la sequenza degli eventi a Mosca e spiegare se le rendicontazioni contestate siano frutto di errori, di prassi discutibili o di una rappresentazione sistematicamente non veritiera delle spese. È qui che si gioca la partita più importante: non solo nell’accertare se alcune somme siano state percepite indebitamente, ma anche nel capire se il sistema di controllo interno abbia intercettato per tempo le irregolarità o se, al contrario, queste siano emerse soltanto con il passaggio di consegne e con l’arrivo del nuovo addetto militare. In attesa delle decisioni della magistratura ordinaria, militare e contabile, il caso Vannacci resta quindi sospeso tra dimensione giudiziaria e impatto politico, con una sequenza di contestazioni che toccano rimborsi, indennità, auto di servizio ed eventi istituzionali, e con un testimone, Parrella, destinato ad avere un peso determinante nella ricostruzione finale dei fatti.








