I sauditi e Kushner(Genero di Trump) comprano Electronic Arts: Operazione da 50 miliardi

Un colosso del gaming pronto a lasciare Wall Street

Electronic Arts (EA), la casa californiana produttrice di videogiochi come EA Sports FC (ex FIFA), Madden NFL e Battlefield, si prepara a uscire dalla Borsa. Secondo il Financial Times, il gruppo verrà acquisito per 50 miliardi di dollari da un consorzio formato da tre attori con interessi molto diversi: il fondo di private equity americano Silver Lake, l’Affinity Partners di Jared Kushner – genero di Donald Trump – e il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita.

L’operazione rappresenta uno dei maggiori delisting della storia recente ed è strutturata come un leveraged buyoutJPMorgan sta predisponendo un finanziamento da oltre 20 miliardi di dollari per sostenere l’acquisizione, che porta la valutazione complessiva di EA a più di 70 miliardi, includendo il debito già presente nel bilancio della società.

La notizia ha immediatamente innescato entusiasmo a Wall Street: il Wall Street Journal ha riportato che le azioni EA sono balzate del 15%, raggiungendo i 192,83 dollari e determinando un market cap di circa 48 miliardi prima della chiusura dell’accordo.

Chi sono i compratori: finanza, geopolitica e sport

Il consorzio che ha messo sul tavolo i 50 miliardi riunisce realtà molto diverse, ma accomunate dall’interesse verso il mondo dell’intrattenimento digitale e sportivo.

Silver Lake, colosso del private equity tecnologico, è già noto per aver rilevato Endeavor – società proprietaria dell’Ultimate Fighting Championship – e per la sua partecipazione in operazioni strategiche come lo spin-off delle attività statunitensi di TikTok da ByteDance.

Affinity Partners, la società di investimento lanciata nel 2021 da Jared Kushner dopo l’uscita dalla Casa Bianca, è sostenuta proprio dal PIF e da altri capitali mediorientali, per un totale di oltre 4 miliardi di dollari in gestione. La sua presenza nell’accordo solleva inevitabili discussioni politiche: da consigliere di Trump, Kushner fu uno degli architetti degli Accordi di Abramo, il processo di normalizzazione diplomatica tra Israele e diversi Paesi arabi.

Infine, c’è il protagonista finanziario più ingombrante: il Public Investment Fund di Riyadh, fondo sovrano da 925 miliardi di dollari guidato dal principe ereditario Mohammed bin Salman. PIF ha già investito pesantemente nel gaming attraverso Savvy Games Group, che a inizio anno ha acquisito l’azienda creatrice di Pokémon Go in un affare da 3,5 miliardi di dollari.

I videogiochi come nuovo petrolio?

L’acquisizione di EA si inserisce in una strategia più ampia di Riyadh, nota come Vision 2030, che mira a diversificare l’economia saudita riducendo la dipendenza dal petrolio. I videogiochi sono un tassello fondamentale di questa strategia, sia per il loro potenziale ritorno finanziario, sia come strumento di soft power.

Con oltre 700 milioni di utenti nel mondo, EA controlla alcune delle licenze più redditizie del settore, in particolare quelle legate al calcio e al football americano. Il successo di EA Sports FC, successore del franchise FIFA dopo la rottura con la Federazione internazionale, testimonia la capacità della casa californiana di cavalcare trend culturali e sportivi globali.

Per i sauditi, entrare in questa filiera significa acquisire non solo profitti miliardari, ma anche una leva di influenza culturale difficilmente paragonabile con altri settori industriali. Se il petrolio alimenta le economie, i videogiochi alimentano l’immaginazione di intere generazioni.

I rischi di un’operazione titanica

Nonostante l’entusiasmo dei mercati, restano aperti diversi interrogativi. Un buyout a debito di questa portata implica rischi significativi, soprattutto in un settore che, pur in crescita, è soggetto a ciclicità e alla continua pressione dell’innovazione.

La storia recente offre numerosi esempi di acquisizioni miliardarie che non hanno mantenuto le promesse, come ricordano i casi di AOL-Time Warner o più vicino nel settore, l’acquisto di Zynga da parte di Take-Two. In particolare, EA dovrà dimostrare di poter continuare a innovare senza i vincoli e la trasparenza richiesti dal mercato azionario.

Sul piano geopolitico, l’ingresso così diretto dei sauditi e di Kushner in una delle icone culturali globali solleverà inevitabili critiche in Occidente. Alcuni osservatori sottolineano il rischio di “politicizzazione” dell’intrattenimento digitale o dell’uso dei videogiochi come veicolo di influenza geopolitica. D’altra parte, nel mondo capitalistico contemporaneo, i confini tra business e geostrategia diventano sempre più sfumati.

Mercato, capitale e soft power digitale

L’acquisizione di EA da parte di sauditi, Kushner e Silver Lake è più di un’operazione finanziaria: è un tassello di una partita globale sul controllo dei contenuti digitali. L’intrattenimento interattivo è ormai un’industria da oltre 200 miliardi di dollari annui, più grande del cinema e della musica messi insieme.

In questo contesto, lasciare le chiavi di un colosso come Electronic Arts a un consorzio che combina capitali americani, geopolitica di Trump e strategia saudita significa ridefinire i rapporti di forza nell’economia digitale globale.

Per gli investitori, l’operazione conferma che i videogiochi non sono più un “passatempo”, ma una vera e propria asset class. Per i governi, solleva la domanda se settori così influenti debbano rimanere interamente nelle mani delle forze di mercato o se serva una regolazione più stringente.

Come spesso accade, il capitalismo porta con sé tanto opportunità quanto incertezze. Ma questa volta, al centro non c’è una banca o una compagnia petrolifera, bensì la cultura digitale di milioni di giocatori.

Scopri di più da Economia X Finanza

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere