Dalla remigrazione alle scuole separate per rifugiati e disabili: la visione dell’estrema destra AfD, tra svolta filorussa e fine degli aiuti all’Ucraina, dopo il 44% in Sassonia-Anhalt

L’Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto una vittoria storica nelle elezioni regionali in Sassonia‑Anhalt, arrivando al 43,8‑44% dei voti e a tre seggi dalla maggioranza assoluta, un risultato che per la prima volta dal dopoguerra pone un partito classificato come estrema destra sull’orlo del governo di un Land tedesco. Il successo elettorale ha reso immediatamente centrale il dibattito sul suo programma: deportazioni di massa sotto l’etichetta di “remigrazione”, classi separate per figli di rifugiati e disabili, una politica culturale patriottica con tagli all’“arte anti‑tedesca” e un riposizionamento geopolitico filorusso, con la fine degli aiuti all’Ucraina. Dietro la retorica della “sicurezza” e dell’“ordine”, però, si nasconde una visione che molti considerano incompatibile con i diritti fondamentali, la memoria storica tedesca e i principi democratici su cui si è ricostruita l’Europa dopo il nazismo.

Una vittoria che cambia la mappa politica tedesca

La vittoria dell’AfD in Sassonia‑Anhalt è stata definita “storica” dagli stessi leader del partito, che hanno celebrato il 44% dei voti e 39 seggi su 83, a soli tre dalla maggioranza. Il sistema federale tedesco assegna ai 16 Länder competenze decisive in settori come istruzione, cultura, polizia e radiodiffusione pubblica: questo significa che, anche senza controllare la politica estera o migratoria a livello federale, un governo regionale dell’AfD potrebbe usare il Land come “laboratorio” per applicare parti del proprio manifesto e proporlo come modello nazionale.

Il partito, nato nel 2013 come formazione euroscettica di professori e imprenditori e poi trasformatosi in forza anti‑immigrati e anti‑islamica, è oggi guidato a livello nazionale da Alice Weidel e, in Sassonia‑Anhalt, dal candidato premier Ulrich Siegmund, 35 anni, ex CDU, diventato volto di punta della destra radicale. L’intelligence interna tedesca ha classificato l’AfD come “estremista di destra confermato”, un’etichetta che rende ancora più controversa la prospettiva di un suo accesso al governo.

Il nodo del governo: coalizione, minoranza o nuovo voto?

Nonostante il risultato, l’AfD non ha la maggioranza assoluta e deve quindi o formare una coalizione o governare in minoranza, oppure spingere verso nuove elezioni. Tutti i partiti tradizionali – CDU, SPD, Verdi, FDP e altri – mantengono la cosiddetta “barriera di parete” (firewall), rifiutando da anni qualsiasi collaborazione con l’estrema destra, anche se alcuni esponenti cominciano a mettere in discussione l’efficacia di questa strategia.

L’unica formazione che ha dichiarato di non rispettare il firewall è il BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht), la sinistra nazional‑populista che condivide con l’AfD critiche forti alle politiche migratorie e alla linea sull’Ucraina. Alice Weidel ha definito “molto interessante” uno scenario di governo con il BSW, mentre Siegmund ha però anche mostrato scetticismo, dicendo che il BSW è “parte del problema, non della soluzione”. In parallelo, l’AfD sta corteggiando le frange più a destra della CDU locale, ma il cancelliere Friedrich Merz ha escluso fermamente qualsiasi cooperazione a livello nazionale.

Se non si troverà un accordo, la Sassonia‑Anhalt potrebbe tornare alle urne: Siegmund ha lasciato intendere che in quel caso l’AfD potrebbe arrivare al 50‑55%, consolidando ulteriormente la propria posizione.

“Remigrazione”: il cuore del progetto migratorio dell’AfD

Al centro del manifesto di 258 pagine del partito c’è la “remigrazione”, ovvero una revisione radicale della politica migratoria basata su deportazioni immediate di migranti irregolari, espansione dei centri di detenzione di massa e rimpatrio forzato di cittadini non tedeschi verso i loro paesi d’origine, anche quando si tratta di persone nate o cresciute in Germania. Il partito sostiene che la regione abbia “esaurito” la capacità di accogliere rifugiati, “non solo in termini di politica di sicurezza, ma anche di identità”.

Ulrich Siegmund ha dichiarato in campagna elettorale: “Le persone che devono lasciare il paese devono essere poste in custodia di deportazione sotto il nostro governo”. Una sezione del programma chiede una “offensiva di remigrazione” anche contro i rifugiati ucraini, sostenendo che “ampie parti dell’Ucraina sono considerate sicure” e che quindi dovrebbero essere riportati a casa. A livello federale, Weidel ha riassunto l’obiettivo in modo ancora più netto: “Deporteremo tutti quelli che devono lasciare il paese”.

Gli esperti avvertono però che la politica migratoria è uno dei capitoli più difficili da attuare a livello regionale, perché gli Stati sono vincolati da leggi e regolamenti federali: Johannes Kieß, vice direttore dell’Else‑Frenkel‑Brunswik Institute per la Ricerca sulla Democrazia a Lipsia, si aspetta “molta incertezza legale e caos” se l’AfD provasse a implementare queste misure in Sassonia‑Anhalt.

“Più Bismarck, meno Hitler”: il piano per le scuole tedesche

L’istruzione è un altro pilastro del progetto dell’AfD, e qui il Land ha margini di manovra molto ampi. Siegmund ha promesso di riformare il curriculum scolastico della Sassonia‑Anhalt e di “de‑ideologizzare” la scuola, vietando la bandiera dell’Orgoglio e promuovendo valori tedeschi “tradizionali”. I politici dell’AfD vogliono spostare l’attenzione dai crimini nazisti verso periodi precedenti e successivi, con l’idea esplicita di aiutare i tedeschi a “superare il senso di colpa” e concentrarsi sull’orgoglio nazionale.

“Più Bismarck, meno Hitler” è la formula usata da Hans‑Thomas Tillschneider, portavoce culturale regionale del partito, per descrivere questa svolta: “Vogliamo una politica educativa completamente nuova, completamente diversa. L’influenza politica sui bambini, come la viviamo – l’indottrinamento politico – non è un compito per le scuole”.

Il manifesto prevede anche misure fortemente segregazioniste: classi separate per i bambini rifugiati, istruiti distintamente dagli altri alunni, con insegnamenti pensati per trasmettere il messaggio che la loro permanenza in Germania è temporanea. Anche i bambini disabili sarebbero istruiti separatamente secondo i piani del partito. Il programma include inoltre l’esposizione quotidiana della bandiera nazionale, il canto dell’inno da parte di studenti e personale durante le celebrazioni e un maggiore insegnamento della lingua russa nelle scuole.

Cultura e arte: la caccia all’“arte anti‑tedesca”

Sul fronte culturale, l’AfD promette una “nuova politica culturale patriottica”, chiedendo che le istituzioni statali giochino un ruolo più attivo nella promozione dell’identità nazionale tedesca. Il partito si è impegnato a tagliare i fondi a quella che definisce arte “anti‑tedesca”. Alla domanda su cosa significhi, Tillschneider ha risposto: “L’arte anti‑tedesca è arte tedesca che non vuole essere tedesca”, citando come esempio una performance che decostruiva in chiave “femminista” un’opera di un compositore classico tedesco.

Artisti e istituzioni che vogliono accedere a finanziamenti statali dovrebbero firmare un impegno a non disprezzare la Germania e la sua cultura. Il manifesto critica inoltre l’eccessiva enfasi data dal precedente governo alla Bauhaus, considerata dal partito priva di una “identità tedesca adeguata”. L’attacco dell’AfD alla Bauhaus richiama direttamente il lessico con cui il nazismo colpiva l’arte moderna, bollata come estranea alla tradizione e all’identità tedesca. «L’AfD sta attaccando la Bauhaus usando esattamente le stesse parole che i nazisti usavano cento anni fa», ha detto il ministro della Cultura Wolfram Weimer.

Kieß ha avvertito che, con queste politiche, la Sassonia‑Anhalt rischierebbe di diventare “più povera, sia materialmente che culturalmente”.

Ucraina, Russia e geopolitica: la svolta filorussa dell’AfD

Il programma dell’AfD prevede la fine del sostegno tedesco all’Ucraina e il rafforzamento dei legami con la Russia, in netto contrasto con la linea del governo federale, che è stato il maggiore sostenitore di Kyiv dall’invasione su larga scala del 2022. Il partito chiede l’abolizione delle sanzioni a Mosca e il ritorno all’acquisto di gas e petrolio russi, e ha fatto della “remigrazione” degli ucraini uno dei punti chiave della propria campagna.

Alice Weidel ha dichiarato: “I tedeschi sono semplicemente stanchi di politiche che ignorano i nostri interessi nazionali. Abbiamo fatto campagna esplicitamente per rappresentare gli interessi del nostro paese, non quelli dell’Ucraina o di qualsiasi altra nazione”. La vittoria dell’AfD è stata salutata con entusiasmo dal Cremlino: Kirill Dmitriev, stretto alleato di Putin, ha scritto su X che il risultato “umilia l’arroganza, la ristrettezza mentale, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia” della coalizione di governo tedesca. Anche l’ex presidente USA Donald Trump, noto sostenitore dell’AfD, ha condiviso sui social i risultati elettorali.

A livello di Land, però, la politica estera rimane competenza federale: gli analisti si aspettano quindi che l’AfD concentri il proprio potere regionale su cultura, istruzione e polizia locale, usando questi ambiti per costruire un “modello AfD” da esportare a livello nazionale.

Il firewall in crisi: cosa significa per la Germania e per l’Europa

La vittoria dell’AfD riapre il dibattito sull’efficacia del firewall contro l’estrema destra. Da un lato, molti sostengono che questa strategia abbia protetto l’AfD dalla responsabilità di governo, permettendole di presentarsi come forza “antiestablishment” senza mai dover gestire la realtà del potere. Dall’altro, i partiti tradizionali temono che abbattere il firewall significhi normalizzare un partito classificato come estremista e aprire la strada a politiche incompatibili con i valori democratici fondamentali.

Friedrich Merz e gli altri leader dei partiti tradizionali hanno ribadito l’impegno a mantenere il firewall, ma il risultato della Sassonia‑Anhalt mette sotto pressione questa linea: “Se questo risultato non è un mandato per governare, allora quale lo è?”, ha chiesto Siegmund. Come andrà a finire in questo Land avrà implicazioni dirette per altre due elezioni regionali previste a breve, in particolare nel Meclemburgo‑Pomerania Occidentale, dove l’AfD è data intorno al 35%, e per le prossime elezioni federali del 2029.

A livello europeo, il successo dell’AfD alimenta le ambizioni delle destre radicali in vista delle elezioni nazionali del 2027 in Francia, Italia, Polonia, Spagna e altri paesi, e rafforza la prospettiva che i partiti di estrema destra possano entrare direttamente al governo in più Stati membri. René Aust, capo della delegazione AfD al Parlamento europeo, ha dichiarato: “Questo risultato non è un’eccezione, è un segnale per il resto della Germania e per l’Europa… Siamo sulla strada per diventare il principale partito di governo del Paese”.

Allo stesso tempo, alcuni esponenti del centro e del centrodestra europeo avvertono che collaborare strutturalmente con l’estrema destra “non ci ha portato benefici. Siamo rimasti deboli”, come ha detto l’eurodeputata Hildegard Bentele. Il capo della delegazione AfD al Parlamento europeo ha sottolineato che solo gli elettori sopra i 70 anni hanno impedito al partito di ottenere la maggioranza assoluta in Sassonia‑Anhalt, interpretando il risultato come prova che “il futuro appartiene alle forze patriottiche” e che la CDU diventerà presto “il partito di ieri”.

Le reazioni in Italia: tra chi esulta e chi teme l’onda lunga dell’AfD

Il risultato della Sassonia‑Anhalt ha fatto scattare reazioni contrastanti anche a Roma. Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, ha definito il voto “un segnale preoccupante” e “negativo”, pur invitando a non drammatizzare e ricordando che l’estremismo cresce dove ci sono maggiori difficoltà economiche. Matteo Salvini, ministro dei Trasporti e leader della Lega, ha invece parlato di “successo clamoroso” e di “forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro”, scrivendo su X: “Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile”.

La premier Giorgia Meloni ha preferito non esprimersi direttamente, lasciando intervenire Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha detto: “Quando il popolo degli elettori si esprime va accettato sempre e comunque il risultato elettorale… Rilasciare patenti di democrazia o meno a una forza che comunque ha partecipato al gioco democratico ed è stata democraticamente eletta, ci pare una valutazione pregiudiziale”.

Il nodo politico più delicato in Italia riguarda l’ascesa di Roberto Vannacci, ex generale ed europarlamentare di Futuro Nazionale, le cui posizioni su UE, “remigrazione” e Ucraina convergono in più punti con quelle dell’AfD. Vannacci ha esultato per la vittoria tedesca scrivendo “L’Europa cambia”, mentre i sondaggi lo danno ormai sopra Forza Italia e Lega. La sua linea filorussa e critica agli aiuti a Kyiv lo ha fatto definire dal Financial Times un “cavallo di Troia della Russia”, creando frizioni con la linea ufficiale del governo Meloni, che ha invece ribadito il sostegno all’Ucraina.

In Europa, i rapporti tra destra italiana e AfD restano segnati da profonde differenze, soprattutto sulla politica estera: Forza Italia, atlantista e membro del PPE, sostiene l’idea di un “cordone” contro l’AfD nell’UE, mentre la Lega, dopo aver votato nel 2024 per l’espulsione dell’AfD dal gruppo parlamentare europeo per le dichiarazioni sulle SS naziste di Maximilian Krah, siede oggi nei “Patrioti per l’Europa”, mentre l’AfD guida il gruppo “Europa delle Nazioni Sovrane”.

Criminalità e migranti: i dati che smontano la retorica della sicurezza dell’AfD

Uno dei pilastri della narrazione dell’AfD è il legame diretto tra immigrazione e aumento della criminalità, usato per giustificare proposte come le deportazioni di massa e i centri di detenzione su larga scala. Tuttavia, un’analisi più attenta delle statistiche ufficiali e degli studi criminologici mostra un quadro molto più complesso e sfumato, che l’estrema destra tende a semplificare fino a renderlo fuorviante.

Secondo i dati dell’Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA) sulla criminalità del 2025, più di un terzo di tutti i sospetti in Germania non ha la cittadinanza tedesca: circa il 34% dei sospetti in reati come furto, effrazione e crimini violenti proviene da persone che rappresentano solo il 16% della popolazione totale. A prima vista, questi numeri sembrano confermare la tesi dell’AfD. Ma Susann Prätor, sociologa, psicologa e studiosa del diritto, professoressa presso l’accademia di polizia della Bassa Sassonia, avverte che confrontare queste statistiche senza considerare il contesto è come “confrontare mele con arance”.

Il primo fattore cruciale è l’età e il genere. “I giovani uomini sono il gruppo demografico più soggetto ad attività criminali in tutto il mondo, indipendentemente dall’origine etnica”, spiega Prätor. I non tedeschi in Germania sono, in media, significativamente più giovani dei cittadini tedeschi: questo significa che una parte consistente della sovrarappresentazione nei dati di criminalità è legata alla struttura demografica, non alla nazionalità in sé.

Un secondo elemento, ancora più decisivo, è il bias nelle segnalazioni. Secondo uno studio del 2024 dell’Istituto Criminologico della Bassa Sassonia, le persone percepite come straniere hanno quasi tre volte più probabilità di essere segnalate alla polizia rispetto ai tedeschi. Questo distorsione sistematica gonfia i numeri dei sospetti non tedeschi, rendendo pericoloso usarli come prova di una maggiore propensione al crimine.

Gli studi sui crimini non denunciati (dark figure of crime) offrono un’ulteriore chiave di lettura. Intervistando direttamente vittime e autori, questi studi mostrano che le condizioni di vita degli immigrati – violenza domestica, livelli inferiori di istruzione, gruppi di pari criminali, enfasi su modelli di mascolinità aggressiva – sono fattori contributivi fondamentali, spesso legati a marginalità sociale e non a caratteristiche etniche o nazionali.

Un’analisi per nazionalità rivela poi contraddizioni evidenti rispetto alla retorica dell’AfD. Nel 2024, poco meno del 13% dei sospetti proveniva dall’Ucraina, una percentuale sorprendentemente bassa se si considera che i rifugiati ucraini rappresentano il 35,7% di tutti i rifugiati in Germania. La spiegazione è demografica: il 63% dei rifugiati adulti ucraini in Germania sono donne, un gruppo con tassi di criminalità storicamente molto più bassi.

Al contrario, cittadini di Algeria, Marocco, Tunisia e Georgia rappresentano circa il 3% dei sospetti, ma meno dell’1% dei rifugiati registrati. Anche qui, la composizione demografica è decisiva: tra il 74% e l’82% dei richiedenti asilo da questi paesi sono uomini giovani, il gruppo statisticamente più esposto al coinvolgimento in reati. I siriani, secondo gruppo più numeroso di rifugiati in Germania (circa 900.000 persone), hanno visto 115.000 individui identificati come sospetti nel 2024: anche in questo caso, la maggior parte dei richiedenti asilo siriani sono giovani maschi.

Nel 2024 si è registrato un aumento del 7,5% dei crimini violenti con sospetti di nazionalità non tedesca, ma gli esperti sottolineano che questo potrebbe essere dovuto a un aumento delle segnalazioni e non a un reale incremento degli incidenti. Inoltre, un numero considerevole di cittadini non tedeschi è coinvolto in crimini violenti come vittime, un aspetto quasi sempre ignorato dalla narrazione dell’AfD.

In sintesi, i dati mostrano che la relazione tra immigrazione e criminalità è mediata da fattori strutturali – età, genere, condizioni socioeconomiche, bias nelle segnalazioni – che l’AfD sistematicamente omette per costruire una narrazione di “invasione criminale”. Usare statistiche grezze per giustificare deportazioni di massa e centri di detenzione significa quindi non solo semplificare la realtà, ma distorcerla deliberatamente per fini politici.

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