Mario Calabresi ha chiuso il suo ciclo editoriale in Chora & Will Media, la società di podcast e informazione digitale che aveva co‑fondato nel 2020, per liberarsi da ogni incarico e quota in vista di una possibile candidatura a sindaco di Milano con il centrosinistra alle amministrative del 2027. L’annuncio delle dimissioni è arrivato il 1° settembre 2026, dopo una riunione interna in azienda, ed è stato confermato dai suoi profili social e da un comunicato del gruppo Be Water (la holding che controlla Chora, Will e Cronache di Spogliatoio).
Le dimissioni da Chora, Will e Be Water: cosa cambia nella società
Calabresi ha lasciato tutte le cariche ricoperte nel Gruppo Be Water – tra cui la presidenza del consiglio di amministrazione di Be Water Content e la direzione editoriale di Chora & Will Media – e ha ceduto alla società l’intera partecipazione azionaria che deteneva. La società ha precisato che non ci sarà un sostituto nei suoi ruoli di vertice: le deleghe verranno redistribuite internamente al team, mentre la proprietà delle quote sarà rilevata dalla società stessa.
L’uscita ha effetto immediato dal 1° settembre 2026, anche se Calabresi ha indicato che nella prossima settimana condurrà comunque il podcast di rassegna stampa “Sei e trenta” e parteciperà al festival “Future4Cities”, organizzato da Will e in programma a Torino tra il 25 e il 27 settembre. Nel comunicato aziendale si legge che Calabresi «si dedicherà a nuove attività non editoriali», una formula che lascia intendere un impegno al di fuori del perimetro giornalistico in cui ha operato negli ultimi anni.
Le parole di Calabresi: «Sento il richiamo a percorrere una strada nuova»
Sui suoi profili social Calabresi ha scritto: «Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione. Lascio perché sento forte il richiamo a percorrere una strada nuova». Nel comunicato dell’azienda ha aggiunto: «Chiudo un capitolo importante della mia vita per essere libero di intraprendere un nuovo e diverso percorso personale», confermando che la decisione è stata condivisa con la società e con gli azionisti.
Finora non ha esplicitamente usato la parola “candidatura”, ma il timing e il contesto rendono difficile leggere le dimissioni come un semplice cambio di progetto professionale: da mesi i giornali riportano voci su una sua possibile discesa in campo a Milano, e lui stesso a fine luglio aveva ammesso di starci pensando, pur rimandando a successivi chiarimenti con la coalizione.
La corsa a Palazzo Marino: il nodo primarie e i possibili sfidanti
La candidatura di Calabresi – secondo diverse testate – dovrebbe essere annunciata ufficialmente più avanti, probabilmente durante la festa del PD di Milano del 12 settembre, dove è previsto il suo intervento insieme a don Luigi Ciotti. Il quadro politico, però, non è ancora definito: il “campo largo” di centrosinistra (PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva) non ha stabilito se sostenere un unico candidato o scegliere il nome attraverso primarie.milano.
Nel caso si optasse per le primarie, queste potrebbero tenersi all’inizio del 2027, in vista delle amministrative della primavera successiva. Tra i possibili sfidanti interni al centrosinistra viene indicato soprattutto Pierfrancesco Majorino, assessore e politico milanese di lunga esperienza, già dato come uno dei nomi più accreditati per eventuali consultazioni. La leadership nazionale del PD, intanto, ha invitato a concentrarsi prima sui temi e sul programma, lasciando che sia il partito milanese a gestire il percorso.
Chi è Mario Calabresi: dal giornalismo ai podcast, fino alla politica
Mario Calabresi, 56 anni, è nato a Milano ed è uno dei giornalisti italiani più noti degli ultimi vent’anni. Prima di fondare Chora Media nel 2020 – trasformandola in uno dei principali player italiani nella produzione di podcast – è stato direttore de La Stampa dal 2009 al 2015 e de La Repubblica dal 2016 al 2019. Nel 2022 Chora ha acquisito Will, media molto popolare soprattutto su Instagram, e all’inizio del 2026 ha integrato anche Cronache di Spogliatoio, rafforzando il gruppo Be Water.
La sua biografia è segnata anche dalla storia del padre, il commissario Luigi Calabresi, ucciso a Milano il 17 maggio 1972 da militanti del gruppo di estrema sinistra Lotta Continua. Luigi Calabresi era a capo dell’Ufficio politico della Questura di Milano e dirigeva le indagini sulla strage di piazza Fontana, l’attentato neofascista del 12 dicembre 1969 che aveva ucciso 17 persone nella Banca Nazionale dell’Agricoltura. Nei giorni successivi alla bomba era stato fermato il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente in questura per oltre 48 ore e morto nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, precipitando dalla finestra dell’ufficio di Calabresi.
Pinelli fu inizialmente indicato dai media e da parte dell’apparato inquirente come uno dei possibili responsabili della strage, ma le indagini successive dimostrarono che non aveva alcun coinvolgimento nell’attentato, i cui esecutori furono poi individuati in ambienti di estrema destra. La morte di Pinelli divenne un caso nazionale: la vedova Licia Rognini denunciò il questore Marcello Guida e, in un secondo momento, lo stesso commissario Calabresi e gli agenti presenti quella notte, accusandoli di omicidio volontario, sequestro di persona e abuso di autorità. L’inchiesta fu affidata al giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, che nel 1975 chiuse il caso attribuendo la morte di Pinelli a un “malore attivo”, prosciogliendo tutti gli indagati.
Nel frattempo, però, Luigi Calabresi era stato al centro di una violenta campagna di stampa e di un’azione politica che lo indicavano come responsabile della morte di Pinelli, alimentando un clima di forte ostilità nei suoi confronti. Il 17 maggio 1972 fu assassinato in strada a Milano: l’omicidio fu rivendicato da Lotta Continua e, dopo un iter processuale lunghissimo e molto contestato, nel 1997 la Cassazione condannò in via definitiva Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, mentre Leonardo Marino, collaboratore di giustizia, fu riconosciuto come esecutore materiale.
Mario Calabresi aveva solo due anni quando il padre fu ucciso ed è cresciuto con il peso di quella vicenda, che ha raccontato anche nel libro Spingendo la notte più in là, un viaggio nella memoria dell’omicidio e nelle sue conseguenze sulla sua famiglia. Queste vicende hanno spesso intrecciato la sua figura pubblica a temi di giustizia, memoria e responsabilità, in un Paese che per decenni ha faticato a fare pienamente luce sugli anni di piombo e sulle stragi. In una eventuale campagna elettorale a Milano, questo retroterra potrebbe pesare nella narrazione del suo profilo, sia come elemento di sensibilità istituzionale sui temi della legalità, sia come possibile oggetto di attacchi e polemiche legate a una delle pagine più controverse della storia repubblicana.
La morte di Giuseppe Pinelli, ferroviere ingiustamente sospettato della strage di piazza Fontana, resta uno dei nodi irrisolti di quella stagione: morì in circostanze mai completamente chiarite quando, durante un interrogatorio in questura, precipitò dalla finestra del quarto piano. Le versioni ufficiali parlarono di malore, ma per molti osservatori, familiari e militanti quella spiegazione non ha mai convinto del tutto, lasciando spazio a dubbi, teorie alternative e a una memoria divisa che ancora oggi riemerge nei dibattiti sulla giustizia e sulla violenza politica degli anni Settanta.
Cosa significa per Milano e per il centrosinistra
La possibile candidatura di Calabresi rappresenta un test importante per il centrosinistra milanese, chiamato a sostituire Giuseppe Sala e a definire una proposta credibile per una città che resta un banco di prova nazionale. Da un lato, Calabresi porta notorietà, capacità comunicativa e una rete di contatti ampia; dall’altro, la sua mancanza di esperienza politica diretta e la gestione delle primarie – se ci saranno – potrebbero complicare la costruzione di una coalizione compatta.
Nei prossimi mesi sarà cruciale capire se il “campo largo” riuscirà a trovare un accordo su un nome unico o se preferirà misurarsi con una competizione interna, e quanto il progetto di Calabresi saprà coniugare la sua immagine di giornalista‑imprenditore con un programma concreto su temi come lavoro, housing, mobilità e sicurezza.









