Le forze armate di Russia e Israele sono state inserite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nella lista annuale dei soggetti ritenuti responsabili di violenze sessuali nei contesti di guerra. Si tratta di un elenco aggiornato ogni anno sulla base delle verifiche condotte dall’ONU, che include gruppi armati e forze statali accusati di abusi sistematici e diffusi in diversi scenari di conflitto.
La lista rappresenta uno degli strumenti più rilevanti utilizzati dalle Nazioni Unite per monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani durante le guerre. Accanto a Russia e Israele compaiono decine di altri attori attivi in aree già note per l’elevato livello di violenza, come Sudan, Myanmar, Siria, Repubblica Democratica del Congo e Mali.
Violenza sessuale come strategia di guerra: il rapporto ONU punta il dito su Russia e Israele
Secondo il rapporto ONU, che verrà pubblicato integralmente a breve, nel 2025 si è registrato un significativo aumento dei casi di violenza sessuale nei contesti di conflitto rispetto all’anno precedente. Il fenomeno continua a essere utilizzato come arma di guerra, con effetti devastanti sulle vittime e sulle comunità colpite.
Le indagini evidenziano in particolare la persistenza di abusi sistematici in due scenari centrali della geopolitica attuale: la guerra in Ucraina e i territori palestinesi occupati. In entrambi i casi, le violenze sessuali sarebbero state impiegate non solo come forma di coercizione, ma anche come strumento di intimidazione e punizione.
Il rapporto documenta estese violenze sessuali attribuite alle forze di sicurezza russe, sia nei territori ucraini occupati sia all’interno della stessa Russia. Le accuse riguardano in particolare i trattamenti riservati ai prigionieri di guerra, che secondo l’ONU sarebbero stati vittime di abusi sistematici.
Le violenze riportate includono stupri, aggressioni fisiche mirate e altre forme di tortura a sfondo sessuale. Secondo le ricostruzioni, questi atti non sarebbero episodi isolati, ma parte di un quadro più ampio di violazioni dei diritti umani durante il conflitto.
Per quanto riguarda Israele, il rapporto ONU segnala una serie di abusi documentati nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. I casi riguardano 14 uomini, 7 donne, 9 bambini e una bambina, coinvolti in episodi che in alcuni casi sarebbero stati utilizzati “come forma di tortura”.
Le violenze descritte comprendono stupri di gruppo, aggressioni con oggetti, percosse sui genitali e pratiche umilianti come l’obbligo di denudarsi durante perquisizioni non giustificate da necessità operative evidenti. L’ONU sottolinea la gravità e la sistematicità di questi comportamenti, inserendoli in un contesto più ampio di violazioni nei territori occupati.
Il caso dell’Ucraina
Un elemento centrale del rapporto è la mancata inclusione delle forze di sicurezza ucraine nella lista ONU, nonostante siano stati documentati 31 casi di violenze sessuali, in gran parte ai danni di prigionieri di guerra. La differenza, sottolinea l’ONU, riguarda soprattutto il contesto e la gestione di questi episodi.
Innanzitutto, la maggior parte dei casi segnalati risale a periodi precedenti al 2025 e non presenta caratteristiche di sistematicità paragonabili a quelle riscontrate in altri contesti di conflitto. Al contrario, nel caso di Russia e Israele il rapporto evidenzia schemi più ricorrenti e diffusi, tali da configurare pratiche più strutturate.
In secondo luogo, il governo ucraino avrebbe adottato un approccio collaborativo con le istituzioni internazionali, rafforzando la legislazione interna e facilitando le indagini indipendenti. Questo elemento rappresenta una distinzione chiave: mentre in altri casi si registrano negazioni o scarsa cooperazione, l’Ucraina viene descritta come impegnata nel contrasto e nella prevenzione degli abusi.
È proprio questa combinazione — la mancanza di sistematicità dei casi, distanza temporale degli episodi e cooperazione attiva con l’ONU — che ha portato a escludere Kiev dalla lista, segnando una differenza sostanziale rispetto agli altri paesi citati nel rapporto.
Un fenomeno globale e persistente
Il rapporto ONU conferma che la violenza sessuale continua a essere una delle violazioni più diffuse e meno perseguite nei contesti di guerra. Nonostante gli sforzi internazionali, il fenomeno resta radicato in numerosi conflitti e coinvolge sia attori statali che gruppi armati non statali.
L’inserimento di Russia e Israele nella lista rappresenta un segnale politico e diplomatico significativo, destinato ad alimentare tensioni ma anche a mantenere alta l’attenzione internazionale su un tema spesso sottovalutato. La sfida per la comunità internazionale resta quella di tradurre queste denunce in azioni concrete di prevenzione, giustizia e tutela delle vittime.








