L’inchiesta della Procura di Napoli sull’Università Telematica Pegaso si estende e assume dimensioni sempre più rilevanti, portando alla luce oltre 4.200 iscrizioni ritenute irregolari tra corsi di formazione, percorsi di laurea e master. Un dato che, per ampiezza e impatto potenziale, sta sollevando interrogativi profondi sulla gestione dell’ateneo.
Secondo quanto emerso, le anomalie riguarderebbero diversi aspetti della vita accademica: dalle procedure di immatricolazione al riconoscimento dei crediti formativi, fino allo svolgimento degli esami e dei tirocini. Al momento sono 40 le persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui nomi di primo piano come Danilo Iervolino, fondatore e proprietario dell’università fino al maggio 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity.
Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti sono particolarmente gravi e includono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, induzione indebita, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e altri reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e condotta dai sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano, ha già portato a numerose perquisizioni personali, domiciliari e informatiche eseguite dalla Guardia di Finanza.
Un elemento rilevante è rappresentato anche dalle decisioni del Tribunale del Riesame, che in più occasioni ha confermato la legittimità dei provvedimenti di sequestro e perquisizione disposti dalla Procura, rafforzando l’impianto investigativo.
Esami a distanza e software remoti
Uno dei filoni più delicati dell’indagine riguarda le modalità di svolgimento degli esami a distanza, che durante gli anni della pandemia e nel periodo successivo hanno rappresentato una componente centrale dell’offerta formativa delle università telematiche. Secondo la ricostruzione degli investigatori, in diversi casi sarebbero stati utilizzati software di accesso remoto come TeamViewer e AnyDesk per intervenire direttamente sui dispositivi degli studenti durante le prove d’esame.
Non solo: sarebbero stati anche condivisi preventivamente panieri contenenti domande e risposte, compromettendo di fatto l’autenticità delle verifiche. Un sistema che, se confermato, configurerebbe un meccanismo strutturato finalizzato a facilitare il superamento degli esami e il conseguimento dei titoli accademici.
Gli inquirenti parlano apertamente di un possibile “mercimonio di corsi, titoli e attestati formativi”, ipotizzando l’esistenza di una rete che coinvolgerebbe ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e soggetti esterni collegati ai poli di orientamento convenzionati con l’ateneo. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di ampliare la platea degli iscritti e incrementare i ricavi, rafforzando la competitività dell’università in un mercato sempre più affollato.
Le criticità riguardano anche settori particolarmente sensibili, come i corsi per educatori professionali socio-pedagogici e alcuni percorsi dell’area sanitaria. In questi ambiti sarebbero emerse anomalie nella gestione dei tirocini e delle attività didattiche, con il rischio di aver rilasciato titoli in assenza dei requisiti richiesti dalla normativa.
Un ulteriore fronte riguarda la responsabilità amministrativa delle società coinvolte, ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001: secondo gli investigatori, sia Multiversity sia l’Università Pegaso avrebbero tratto vantaggi economici diretti dalle condotte contestate.
La difesa dell’ateneo e il nodo delle università telematiche
Nel corso dell’indagine è stata ascoltata anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, in qualità di persona informata sui fatti e completamente estranea alle accuse. Il ministero ha ribadito la piena collaborazione con la magistratura, sottolineando la necessità di garantire trasparenza e legalità in un settore strategico come quello della formazione.
Dal canto suo, l’Università Pegaso ha fatto sapere di aver avviato un audit interno che ha portato alla presentazione di un esposto alle autorità competenti. Secondo la versione dell’ateneo, le criticità riguarderebbero episodi isolati, risalenti a diversi anni fa e circoscritti a un numero limitato di studenti e a ex dipendenti, già allontanati a seguito di verifiche e procedimenti disciplinari. L’università si considera parte lesa nel procedimento.
L’intera vicenda si inserisce però in un contesto più ampio, segnato da un crescente dibattito sulla qualità e sui controlli nelle università telematiche. Già nel 2024 il ministero è intervenuto con il decreto n. 1835, introducendo regole più stringenti per la didattica a distanza e stabilendo il ritorno degli esami in presenza come modalità ordinaria, proprio per ridurre il rischio di abusi e garantire standard più elevati.
L’inchiesta della Procura di Napoli potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’intero settore, destinato a crescere ma anche a confrontarsi con la necessità di maggiore trasparenza e rigore. Nei prossimi mesi sarà cruciale capire se le accuse troveranno conferma e quali saranno le eventuali conseguenze non solo per i soggetti coinvolti, ma per l’intero sistema universitario italiano.








