Il primo colosso da 4.000 miliardi
Mercoledì 9 luglio 2025, Nvidia ha segnato un nuovo primato nei mercati globali: è diventata — seppur brevemente — la prima società quotata della storia a raggiungere i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il titolo ha toccato un nuovo massimo intraday con un +2,76% in apertura, prima di chiudere la seduta con un guadagno dell’1,8%, portando la capitalizzazione a ridosso del traguardo simbolico.
Un sorpasso che ha lasciato dietro colossi come Apple e Microsoft, che si erano alternate negli ultimi mesi al vertice della classifica globale. Apple, in particolare, ha sofferto negli ultimi trimestri anche a causa delle tensioni commerciali riaccese tra Stati Uniti e Cina, e dell’incertezza politica legata a un possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Ma se Apple e Microsoft dominano ancora smartphone, software e servizi cloud, Nvidia domina l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. E oggi è proprio l’AI a guidare l’innovazione tecnologica e la capitalizzazione di mercato.
La “miniera d’oro” dell’intelligenza artificiale
Dietro il traguardo storico di Nvidia non c’è solo entusiasmo speculativo. C’è un’azienda che ha saputo posizionarsi come fornitore quasi monopolista dell’hardware più ricercato del momento: i chip per l’intelligenza artificiale.
Le sue GPU (unità di elaborazione grafica), un tempo amate dai gamer, oggi sono diventate fondamentali per i grandi centri dati di Amazon, Google e Microsoft. Senza Nvidia, oggi, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale semplicemente non partirebbe.
Secondo le stime di IDC, la spesa globale per infrastrutture AI supererà i 200 miliardi di dollari entro il 2028. E Nvidia è già in vantaggio, con 44,1 miliardi di dollari di ricavi trimestrali (dati aggiornati ad aprile 2025), in crescita del 69% su base annua.
La società ha presentato di recente una nuova versione del suo chip di punta, il Blackwell Ultra, progettato per gestire modelli AI di nuova generazione, capaci di ragionamento avanzato. È la prossima frontiera, e Nvidia vuole arrivarci prima di tutti.
Da crisi a rinascita: un percorso non lineare
Nonostante il successo attuale, la corsa al rialzo di Nvidia non è stata priva di ostacoli. Tra gennaio e aprile 2025 il titolo ha perso fino al 37% del proprio valore, a causa delle tensioni geopolitiche con la Cina — che hanno limitato l’export dei chip H20 — e della comparsa sul mercato del modello AI low-cost di DeepSeek, una startup cinese che ha fatto tremare Wall Street.
Il danno stimato, secondo i conti della società, è stato di 2,5 miliardi di dollari in mancati ricavi nel solo primo trimestre fiscale. Ma il mercato ha presto voltato pagina. Dal minimo di aprile, il titolo ha recuperato oltre il 70%, segno che gli investitori non vedono alternative credibili a Nvidia nel breve termine.
In effetti, come hanno scritto gli analisti di Loop Capital in una nota di giugno, Nvidia rappresenta oggi “una posizione di monopolio de facto” nel settore dei semiconduttori per AI. Secondo la loro analisi, la capitalizzazione della società potrebbe raggiungere i 6.000 miliardi di dollari entro il 2028.
Il nuovo re di Wall Street
Il successo di Nvidia ha reso il suo CEO, Jensen Huang, uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo. Con un patrimonio personale stimato in 140 miliardi di dollari, Huang è oggi il decimo uomo più ricco secondo il Bloomberg Billionaires Index. Ma più del suo conto in banca, colpisce la centralità crescente del suo ruolo nei rapporti tra tecnologia e politica.
Huang ha incontrato recentemente Donald Trump, accompagnandolo in un viaggio ufficiale in Arabia Saudita e partecipando al progetto Stargate, l’iniziativa da 500 miliardi per potenziare l’infrastruttura AI americana. Un segnale che la tecnologia — e chi la guida — sarà sempre più decisiva nei futuri equilibri geopolitici.
Nvidia e la lezione del mercato
Quella di Nvidia è, in fondo, una storia esemplare di capitalismo innovativo. Un’azienda partita da una nicchia (le schede video per videogiochi) che ha saputo adattarsi, scommettere e investire su tecnologie di frontiera, fino a diventare il cuore pulsante di un’intera rivoluzione industriale.
È anche una lezione per l’Europa, ancora assente — a livello di giganti quotati — nel mondo dell’AI. Mentre la Commissione si interroga su regolamenti e bandi pubblici, gli Stati Uniti producono aziende capaci di conquistare i mercati globali. E lo fanno con capitali privati, concorrenza, visione.
La corsa di Nvidia non è finita. Come ha dichiarato Huang durante l’ultima conference call:
“Ogni Paese e ogni industria dovrà adottare l’intelligenza artificiale. E siamo solo all’inizio.”
Il mercato, almeno per ora, sembra credergli.






