Elezioni di metà mandato USA, Musk finanzia i repubblicani con 366 milioni di dollari ed è il principale donatore della tornata

Elon Musk è diventato il principale finanziatore noto delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Tra il 2025 e il 2026 l’imprenditore ha destinato circa 366 milioni di dollari a comitati e organizzazioni vicine al Partito repubblicano, di cui oltre 276 milioni soltanto da luglio, secondo i dati forniti dai suoi rappresentanti al New York Times e confermati da portavoce del suo America PAC. Una cifra che supera già i circa 290 milioni spesi da Musk nel ciclo elettorale del 2024, quando aveva sostenuto la rielezione di Donald Trump e i candidati repubblicani.

Un investimento politico senza precedenti

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e una parte del Senato, determinando il controllo del Congresso nella seconda metà del mandato presidenziale. Musk, amministratore delegato di Tesla e fondatore di SpaceX, ha scelto di intervenire con una scala di finanziamenti che lo colloca al di sopra di ogni altro donatore noto della tornata: secondo il New York Times, è «di gran lunga» il principale finanziatore conosciuto delle midterms.

Il dato più rilevante non è soltanto il totale, ma la rapidità con cui è stato accumulato. Dei circa 366 milioni di dollari versati complessivamente nel ciclo 2025-2026, almeno 276 milioni sono stati destinati tra luglio e settembre, a ridosso della campagna elettorale. Si tratta quindi di un’ondata di spese concentrata nelle settimane decisive, quando i comitati elettorali costruiscono le operazioni di mobilitazione degli elettori, acquistano spazi pubblicitari e finanziano attività sul terreno nei distretti e negli Stati più competitivi.

La portata dell’operazione emerge anche dal confronto con il passato politico di Musk. Nel 2024 il miliardario aveva già speso circa 290 milioni di dollari, principalmente a sostegno della campagna presidenziale di Trump e dei repubblicani. Nel 2026, invece, il suo impegno finanziario è già superiore, pur trattandosi di elezioni intermedie e non di una corsa alla Casa Bianca: un segnale della centralità che Musk ha assunto nella macchina elettorale repubblicana.

Dove sono finiti i 366 milioni

La parte maggiore dei nuovi contributi è andata al Senate Leadership Fund, il principale super PAC che sostiene i candidati repubblicani al Senato. Musk gli ha destinato 158 milioni di dollari nell’estate, una somma che, secondo l’Associated Press, rientra tra le più grandi donazioni politiche mai registrate negli Stati Uniti. Il comitato è allineato alla leadership repubblicana del Senato e lavora per preservare la maggioranza della Camera alta, oggi oggetto di una competizione particolarmente incerta.

Al secondo posto figura America PAC, l’organizzazione fondata da Musk durante le elezioni del 2024. Il miliardario le ha versato oltre 76 milioni di dollari nei mesi più recenti. America PAC non si limita a finanziare pubblicità: ha ricostruito una vasta operazione di mobilitazione elettorale, simile a quella impiegata nel 2024 per favorire l’elezione di Trump, con attività rivolte in particolare agli elettori conservatori nelle competizioni per Senato e Camera.

Musk ha inoltre destinato 20 milioni di dollari al Congressional Leadership Fund, il super PAC che sostiene i candidati repubblicani alla Camera e che è associato al presidente della Camera Mike Johnson. Ha poi versato 10 milioni di dollari al Lone Star Liberty PAC, che appoggia Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato in Texas, e somme analoghe alla Republican Governors Association, per le competizioni governative, e alla Republican Attorneys General Association, che sostiene i candidati repubblicani alle cariche di procuratore generale statale.

Il Texas come terreno centrale

Il Texas occupa un posto particolare nella strategia politica di Musk. L’imprenditore vive ad Austin e possiede li interessi economici rilevanti; non a caso, una parte significativa delle spese di America PAC è stata indirizzata alla corsa per il Senato texano, dove il repubblicano Ken Paxton affronta il democratico James Talarico. Musk ha inoltre finanziato con 10 milioni di dollari il Lone Star Liberty PAC, il comitato che sostiene Paxton.

L’interesse di Musk per questa competizione non è soltanto finanziario. Il New York Times ricorda che Paxton, in qualità di procuratore generale del Texas, ha avviato iniziative rivolte anche ad avversari dell’imprenditore. Questo elemento aggiunge una dimensione potenzialmente personale alla battaglia elettorale: Musk non sostiene soltanto un candidato repubblicano, ma interviene in uno Stato in cui le sue attività, la sua residenza e i suoi rapporti con le istituzioni locali hanno un peso concreto.

La corsa texana è inoltre considerata uno dei fronti più competitivi per il Senato. I sondaggi citati dal New York Times indicano Talarico e Paxton in una situazione di sostanziale equilibrio. Per questo la campagna ha assunto un tono particolarmente aspro, con America PAC che ha concentrato risorse su annunci e materiali elettorali contro Talarico, incluso il suo sostegno ai diritti delle persone transgender.

Musk e la campagna contro Talarico

Pur non essendosi schierato pubblicamente per un unico candidato nazionale con la stessa intensità con cui aveva sostenuto Trump nel 2024, Musk ha dedicato un’attenzione evidente alla sfida texana. Sulla piattaforma X, di cui è proprietario, ha attaccato ripetutamente James Talarico, criticandone le posizioni su capitalismo e diritti delle persone transgender e amplificando contenuti avversari.

Nel fine settimana precedente alla pubblicazione delle nuove cifre sui suoi finanziamenti, Musk ha contribuito a diffondere una teoria del complotto secondo cui l’assenza di Talarico dalla campagna sarebbe stata dovuta a un ricovero in una struttura per la salute mentale in Ohio. L’affermazione è risultata falsa: il candidato democratico ha spiegato di essere stato assente per l’influenza, mentre la struttura indicata dalle voci ha smentito pubblicamente di averlo mai trattato.

Talarico ha risposto direttamente alle accuse, dichiarando di aver avuto l’influenza e di essersi ormai ripreso. Il episodio mostra il doppio ruolo che Musk può svolgere nella campagna: da un lato finanzia direttamente comitati repubblicani con decine o centinaia di milioni di dollari; dall’altro dispone di una piattaforma mediatica, X, capace di dare visibilità immediata a narrazioni politiche e, in questo caso, a una falsa affermazione diffusasi rapidamente online.

Donazioni tracciabili e fondi opachi

Una parte rilevante dei contributi di Musk è ricostruibile attraverso i documenti depositati presso la Federal Election Commission, l’autorità federale che regolamenta i finanziamenti elettorali. Prima dell’ondata estiva, infatti, i documenti federali mostravano che al 30 giugno Musk aveva già donato circa 50,3 milioni di dollari ad America PAC nel ciclo 2026, oltre a 10 milioni ciascuno al Senate Leadership Fund e al Congressional Leadership Fund e 5 milioni al super PAC Maga Inc. legato a Donald Trump.

Esistono però anche flussi meno trasparenti. Secondo il New York Times, Musk avrebbe donato somme a sette cifre a organizzazioni non obbligate a rendere pubblici i nomi dei propri finanziatori. Queste donazioni, definite “dark money” nel dibattito statunitense, potrebbero quindi non emergere mai integralmente nei registri pubblici, rendendo difficile calcolare con precisione il valore complessivo del suo intervento politico.

Inoltre, i documenti federali completi relativi al terzo trimestre saranno resi pubblici solo dopo la scadenza dei depositi e, in ogni caso, la ricostruzione definitiva delle spese elettorali arriverà dopo il voto. Fino ad allora, le cifre disponibili si basano in parte su dichiarazioni dei rappresentanti di Musk e sui dati già resi noti dai comitati coinvolti.

Il rapporto con Trump e la svolta repubblicana

L’attuale impegno di Musk segna la conferma di una svolta politica iniziata nel 2024. Prima di allora, l’imprenditore aveva finanziato candidati democratici e aveva criticato Trump; con le elezioni presidenziali del 2024, invece, è passato a sostenere apertamente il presidente repubblicano, diventando uno dei principali finanziatori della sua campagna. Dopo la vittoria di Trump, Musk era entrato nell’amministrazione alla guida del Department of Government Efficiency, noto come Doge, con il compito di promuovere tagli alla spesa pubblica.

Il rapporto con la Casa Bianca ha attraversato fasi molto conflittuali. Musk aveva lasciato l’amministrazione nel maggio 2025, dopo critiche pubbliche al presidente e ad alcune sue proposte legislative. Nei mesi successivi, tuttavia, i due si sono progressivamente riavvicinati, fino a un clima di riappacificazione pubblica. Il nuovo ciclo di donazioni arriva quindi in un contesto in cui Musk torna a essere uno dei pilastri finanziari del Partito repubblicano, pur mantenendo una propria autonomia politica e mediatica.

Cosa significa per le midterms

L’entità dei finanziamenti di Musk potrebbe incidere soprattutto sulla capacità repubblicana di competere negli Stati e nei collegi più incerti. I super PAC possono finanziare pubblicità, ricerca elettorale, contatti porta a porta, programmi di registrazione degli elettori e operazioni per spingere al voto gli elettori favorevoli. Con oltre 276 milioni di dollari immessi nel sistema tra luglio e settembre, Musk ha fornito ai repubblicani una risorsa considerevole in un momento in cui il partito deve difendere la maggioranza al Congresso.

Resta però aperta la domanda sulla sua ulteriore spesa. Non è chiaro quanti altri soldi Musk possa destinare alle campagne nelle settimane che separano la pubblicazione dei dati dal voto del 3 novembre. La sua storia recente suggerisce che gli impegni pubblici di ridurre i finanziamenti politici non siano stati rispettati: dopo aver dichiarato, dopo la sconfitta repubblicana nella corsa alla Corte Suprema del Wisconsin, di voler spendere «molto meno» in politica, Musk ha ripreso a versare somme cospicue ai comitati repubblicani già nel giugno 2025.

Il dato complessivo racconta quindi una trasformazione più ampia: Elon Musk non è più soltanto un imprenditore tecnologico che occasionalmente interviene nel dibattito politico, ma uno degli attori centrali del finanziamento elettorale statunitense. Con 366 milioni di dollari già spesi, una rete di super PAC, una piattaforma sociale sotto il suo controllo e interessi diretti in Stati chiave come il Texas, il miliardario è diventato una variabile decisiva nella battaglia repubblicana per conservare il controllo di Camera e Senato

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