Dopo oltre trent’anni di incertezze normative e contenziosi, arriva una svolta destinata a incidere profondamente sul sistema dei controlli della velocità in Italia. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato il decreto che punta a definire in modo organico le procedure di omologazione, verifica e taratura degli autovelox e degli altri dispositivi utilizzati per accertare le violazioni dei limiti di velocità. Un intervento atteso da anni non solo dagli enti locali e dalle forze dell’ordine, ma anche da avvocati, giudici e automobilisti, spesso coinvolti in un contenzioso diventato ormai strutturale.
Il provvedimento dovrà ora completare l’iter con la registrazione della Corte dei Conti e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma il suo impatto vuole essere chiaro: l’obiettivo è mettere ordine in una materia che per troppo tempo è stata caratterizzata da interpretazioni contrastanti e da una giurisprudenza non sempre uniforme. Il decreto introduce infatti regole precise per garantire l’affidabilità degli strumenti di rilevazione, la tracciabilità delle operazioni tecniche e la solidità giuridica delle sanzioni elevate.
Omologazione, approvazione e caos normativo
Il cuore della riforma riguarda la distinzione, spesso al centro delle dispute giudiziarie, tra approvazione e omologazione degli autovelox. Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha ribadito più volte che si tratta di due procedure diverse e non equivalenti: l’approvazione rappresenta un’autorizzazione amministrativa all’utilizzo di un dispositivo, mentre l’omologazione è una certificazione tecnica indispensabile per garantire la validità delle misurazioni effettuate. Proprio questa distinzione ha portato all’annullamento di numerose multe, con conseguenze economiche rilevanti per molti Comuni.
Il nuovo decreto interviene per superare questa ambiguità, stabilendo criteri chiari e uniformi per l’omologazione dei dispositivi e introducendo obblighi stringenti in materia di taratura e verifiche periodiche. In particolare, viene definito un sistema standardizzato per controllare il corretto funzionamento degli autovelox nel tempo, evitando che strumenti non perfettamente calibrati possano generare rilevazioni inaccurate e quindi sanzioni contestabili. Questo aspetto è centrale anche per ridurre il numero di ricorsi, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli molto elevati proprio a causa delle incertezze tecniche e normative.
Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto consente di costruire un quadro regolatorio “certo e omogeneo”, capace di garantire sia la sicurezza stradale sia i diritti dei cittadini. Lo stesso Salvini ha affermato come l’obiettivo non sia quello di aumentare le entrate derivanti dalle multe, ma di rendere i controlli più trasparenti e affidabili, evitando che gli autovelox vengano percepiti come strumenti per fare cassa.
Effetti su multe e ricorsi
Tuttavia, per comprendere fino in fondo la portata delle novità, è necessario distinguere chiaramente tra il quadro che si è sviluppato negli ultimi anni e gli effetti concreti delle nuove regole. Il sistema degli autovelox è stato infatti segnato da una profonda incertezza normativa e giurisprudenziale: la svolta del 2024, con l’ordinanza n. 10505 della Cassazione, aveva stabilito che le multe elevate tramite dispositivi non omologati dovessero essere considerate nulle, ribadendo la distinzione tra approvazione e omologazione e aprendo la strada a migliaia di ricorsi in tutta Italia. Questo orientamento si scontrava però con la posizione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, con una circolare del 2025, aveva sostenuto la sufficienza della semplice approvazione ai fini della validità delle sanzioni. Il risultato è stato un contesto estremamente frammentato, in cui giudici di pace, tribunali e prefetture hanno adottato decisioni anche molto diverse tra loro, alimentando un contenzioso diffuso e spesso incerto negli esiti.
In questo scenario si inserisce l’ordinanza n. 7374 del 27 marzo 2026, con cui la Cassazione ha parzialmente rivisto il proprio orientamento, affermando che la validità delle multe può essere riconosciuta anche in assenza di omologazione formale, purché il dispositivo sia stato correttamente tarato e sottoposto a verifiche periodiche. Un principio che privilegia l’affidabilità concreta dello strumento rispetto al requisito formale e che si allinea, di fatto, alla linea già sostenuta dal Ministero. Parallelamente, il nuovo decreto firmato dal ministro Salvini interviene sul piano normativo per definire in modo più chiaro e uniforme le procedure di omologazione, verifica e taratura, con l’obiettivo di evitare il ripetersi delle incertezze che hanno caratterizzato il passato.
Nonostante questa doppia svolta — giurisprudenziale e normativa — gli effetti sulle multe già elevate restano limitati. Il decreto, infatti, guarda al futuro e non ha efficacia retroattiva, il che significa che non può sanare automaticamente i verbali già oggetto di contestazione. Allo stesso modo, anche il nuovo orientamento della Cassazione dovrà essere applicato caso per caso, tenendo conto delle specifiche circostanze di ciascun accertamento. Le sanzioni emesse negli anni precedenti continueranno quindi a essere valutate sulla base della normativa vigente al momento dell’infrazione, delle caratteristiche tecniche del dispositivo utilizzato e della presenza o meno di elementi come l’omologazione, l’approvazione e la regolare taratura.
Per questo motivo, il contenzioso accumulato negli ultimi anni è destinato a proseguire ancora a lungo. Migliaia di ricorsi già avviati non verranno automaticamente archiviati e continueranno a essere esaminati da prefetti, giudici di pace e tribunali, con esiti che potranno variare anche alla luce del nuovo indirizzo interpretativo. In definitiva, se da un lato il decreto e l’ordinanza del 2026 contribuiscono a costruire un quadro più chiaro e stabile per il futuro, dall’altro non eliminano le incertezze legate al passato, che continueranno a pesare sul sistema giudiziario e sugli enti locali ancora per diverso tempo.








