Multe da autovelox, solo il 10% è regolare. Ecco cosa fare.

Il tema degli autovelox non omologati è diventato centrale nel dibattito sulla sicurezza stradale e sulla legittimità delle multe. A riportarlo sotto i riflettori è stato il censimento concluso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha fatto emergere un dato netto: la stragrande maggioranza degli autovelox oggi in funzione in Italia non è pienamente conforme alla legge.

Su circa 11.000 dispositivi installati lungo le strade italiane, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma ministeriale e appena 1.000 rispettano automaticamente i requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto in arrivo. In termini semplici: meno del 10% degli autovelox è davvero a norma.

Un numero che spiega perché, sempre più spesso, le multe per eccesso di velocità vengano annullate dai giudici.

Autovelox approvato e omologato: la differenza che cambia tutto

Per anni si è fatta confusione tra due concetti distinti: approvazione e omologazione.

  • L’approvazione certifica che il modello dell’autovelox è idoneo in astratto.
  • L’omologazione, invece, verifica che quello specifico apparecchio funzioni correttamente secondo parametri tecnici precisi.

La legge richiede entrambe. Eppure, molti Comuni hanno utilizzato dispositivi solo approvati, ma mai omologati, incassando comunque sanzioni per miliardi di euro.

Il censimento avviato dal Mit nell’autunno scorso imponeva agli enti locali di comunicare marca, modello, matricola e riferimenti normativi degli autovelox. In mancanza di registrazione, i dispositivi avrebbero dovuto essere spenti. Ma, a distanza di mesi, solo un terzo degli apparecchi risulta censito.

La Cassazione: quando la multa è nulla

A chiarire definitivamente la questione è intervenuta la Corte di Cassazione. Con l’ordinanza 10505/2024, poi confermata da pronunce successive come la 26521/2025, la Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro:

le multe elevate con autovelox approvati ma non omologati sono nulle.

Le circolari ministeriali che in passato avevano equiparato i due concetti non bastano. Una circolare non può superare la legge. Questa posizione ha aperto la strada a migliaia di ricorsi e ha messo in difficoltà molti Comuni.

Il Decreto Autovelox e lo stop europeo

Alla luce dei risultati del censimento, il Mit ha trasmesso il Decreto Autovelox a Bruxelles attraverso la procedura europea prevista dalla direttiva UE 2015/1535. Si tratta di un passaggio obbligato che impone uno stop di 90 giorni prima dell’adozione definitiva del provvedimento.

L’obiettivo dichiarato è arrivare finalmente a un sistema trasparente e verificabile, con un elenco chiaro degli autovelox in uso, della loro tipologia e della loro conformità normativa.

Sicurezza stradale o strumento per fare cassa?

Negli ultimi cinque anni le multe per violazioni del Codice della strada hanno prodotto circa 8,5 miliardi di euro. Solo nel 2024 si è sfiorata quota 2 miliardi.

Secondo il Ministero, la linea è chiara: gli autovelox devono servire a prevenire incidenti, non a riempire le casse comunali. Le associazioni dei consumatori, però, fanno notare che il recente calo degli incassi non dipende da automobilisti più virtuosi, ma dallo spegnimento di molti dispositivi dopo le sentenze della Cassazione.

La Lombardia guida la classifica degli introiti, seguita da Toscana ed Emilia-Romagna. Milano, Roma e Firenze sono in testa tra le grandi città, ma anche i piccoli Comuni hanno incassato complessivamente oltre 100 milioni di euro.

Multa da autovelox: cosa fare concretamente

Chi riceve una multa per eccesso di velocità dovrebbe fare alcuni controlli fondamentali prima di pagare.

  1. Leggere attentamente il verbale
    Verificare se viene citato un Decreto di Omologazione. Se si parla solo di “decreto di approvazione” o i due termini vengono confusi, ci sono basi solide per contestare la sanzione.
  2. Chiedere l’accesso agli atti
    È possibile richiedere al Comune il certificato tecnico dell’autovelox per verificare se l’apparecchio è davvero omologato.
  3. Scegliere come fare ricorso
    • Giudice di Pace: entro 30 giorni dalla notifica. È la strada più efficace, perché segue l’orientamento della Cassazione. Richiede il pagamento di un contributo unificato.
    • Prefetto: entro 60 giorni. È gratuito, ma se il ricorso viene respinto la multa raddoppia. Resta comunque la possibilità di rivolgersi successivamente al giudice di pace.

Va detto con chiarezza: ogni ricorso comporta un rischio. Anche se l’orientamento prevalente è favorevole agli automobilisti, alcuni giudici di merito hanno dato ragione ai Comuni.

Infine, un punto essenziale: pagare la multa equivale ad accettarla. Anche il pagamento in misura ridotta chiude definitivamente ogni possibilità di ricorso.

Scopri di più da Economia X Finanza

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere