Un terzo della spesa militare russa finisce in indennizzi per i caduti

Più di un terzo di quanto la Russia spende ogni anno per mantenere il proprio esercito impegnato in Ucraina non serve a pagare i soldati in servizio, né a reclutare nuove truppe. Serve a indennizzare le famiglie dei militari già morti in combattimento. È il dato più duro che emerge dalle analisi pubblicate dal gruppo investigativo indipendente Conflict Intelligence Team (CIT), che monitora da anni l’andamento delle operazioni militari russe.

Secondo queste stime, circa il 38 per cento dei circa 70 miliardi di dollari che Mosca destina ogni anno al personale impiegato nella guerra in Ucraina viene assorbito dai cosiddetti “benefici ai superstiti”: risarcimenti e compensazioni pagati ai parenti dei caduti. Le retribuzioni dei soldati attualmente in servizio rappresentano invece il 33 per cento della spesa, mentre i bonus di arruolamento finanziati dalle regioni pesano per un ulteriore 20 per cento.

Il dato colpisce per la sua portata simbolica prima ancora che economica: lo Stato russo spende oggi più per chi è morto che per chi combatte.

Costi in crescita e cambio di tattica

Il costo complessivo del personale militare è aumentato in modo marcato negli ultimi due anni. Tra la metà del 2023 e la metà del 2024, le spese per soldati, reclutamento e indennizzi ammontavano a circa 39 miliardi di dollari. Nel 2025, secondo le stime del CIT, la cifra ha superato i 52 miliardi.

L’escalation dei costi è legata anche a un cambiamento nelle modalità operative. Dopo aver subito pesanti perdite di mezzi corazzati a causa dell’uso massiccio di droni e munizioni anticarro da parte ucraina, la leadership militare russa ha progressivamente ridotto gli assalti meccanizzati su larga scala, puntando su attacchi di fanteria più lenti e frammentati. Questa strategia ha limitato la distruzione di carri armati e veicoli, ma ha comportato un forte aumento delle perdite tra i soldati.

Il risultato è un logoramento costante.

Bonus record e regioni impoverite

Per compensare le perdite, Mosca ha alzato drasticamente gli incentivi economici per i nuovi arruolati. A metà giugno, il bonus medio nazionale per un soldato semplice disposto a partire per il fronte era equivalente a circa 31.500 dollari. In molte regioni russe si tratta di una cifra che può cambiare la vita.

Il problema è che questi bonus sono finanziati in gran parte dai bilanci regionali. Ciò ha creato tensioni profonde nelle amministrazioni locali, costrette a scegliere tra il rispetto delle quote di reclutamento imposte dal Cremlino e la manutenzione di scuole, strade e servizi sociali. In alcune aree, gran parte del bilancio pubblico è ormai assorbita dagli incentivi per i volontari.

Nei territori economicamente più solidi, anche premi molto elevati non bastano a convincere un numero sufficiente di uomini ad arruolarsi. Un impiego stabile e la permanenza vicino alla famiglia risultano spesso preferibili al rischio concreto di morte o mutilazione. Di conseguenza, le regioni più povere – come la Buriazia o la Chukotka – registrano tassi di perdite particolarmente elevati. La guerra, in questo senso, accentua squilibri sociali già esistenti.

Le cifre delle perdite

Le stime sulle perdite russe variano. Fonti ucraine e diversi alleati occidentali parlano di circa 1,2 milioni di vittime complessive tra morti e feriti dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022, con un numero di caduti compreso tra 400.000 e 500.000.

Il dato più prudente e verificato in modo indipendente proviene dal sito russo Mediazona, che attraverso un lavoro di identificazione nominativa ha confermato, al 13 febbraio, la morte di 177.433 militari russi. Gli stessi ricercatori stimano che questo numero rappresenti probabilmente tra il 45 e il 65 per cento del totale reale.

Secondo l’analista politico russo Kirill Rogov, l’aumento combinato dei costi per i soldati in servizio e per i caduti starebbe rendendo sempre più difficile per Mosca creare una riserva strategica in vista di nuove offensive. In altre parole, la pressione finanziaria si traduce in limiti operativi.

Perdite più rapide dei reclutamenti

Anche sul piano militare il quadro appare complesso. Il comandante dell’esercito ucraino, Oleksandr Syrsky, ha dichiarato a gennaio che per la prima volta dall’inizio della guerra le forze ucraine avrebbero inflitto in un mese più perdite di quante la Russia fosse riuscita a compensare con nuove reclute. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che la tendenza sarebbe proseguita anche nelle settimane successive.

Valutazioni simili sono state espresse dall’Institute for the Study of War e dal UK Ministry of Defence, secondo cui le forze russe starebbero subendo perdite a un ritmo superiore alla capacità di rimpiazzo. Da Mosca, tuttavia, arrivano dichiarazioni opposte: il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Dmitry Medvedev ha sostenuto che gli obiettivi di reclutamento sarebbero stati raggiunti e persino superati.

Sul terreno, la guerra si consuma spesso in una serie di piccoli assalti quotidiani lungo oltre mille chilometri di fronte. Secondo i resoconti militari ucraini, molte di queste azioni vengono fermate da droni e artiglieria prima ancora di produrre avanzamenti significativi.

Tensioni interne e famiglie in attesa

Il peso umano del conflitto emerge anche dalle testimonianze delle famiglie. Organizzazioni civiche e piattaforme di attivisti hanno raccolto migliaia di segnalazioni di parenti che cercano notizie di mariti, figli o fratelli dichiarati dispersi. In alcuni casi, i familiari chiedono alle autorità di riconoscere ufficialmente la morte del congiunto per poter ricevere l’indennizzo previsto dalla legge.

Parallelamente, sono documentati episodi di pressioni e irregolarità nei processi di reclutamento, inclusi controlli mirati su lavoratori migranti e accuse di abusi nei confronti di coscritti invitati a “volontarizzarsi” per il fronte.

Una guerra che pesa anche sui conti pubblici

Le analisi del CIT suggeriscono che, se la Russia interrompesse l’invasione, il risparmio derivante dalla fine delle spese legate al personale militare potrebbe incidere in modo significativo sul bilancio statale, fino ad azzerare il deficit.

Al di là delle cifre, resta un dato politico ed economico difficilmente ignorabile: una quota crescente delle risorse pubbliche viene assorbita dalla gestione delle conseguenze umane della guerra. Ogni indennizzo pagato rappresenta non solo una voce di bilancio, ma la traccia concreta di una perdita. E quando le compensazioni ai caduti superano le retribuzioni dei vivi, il costo del conflitto non è più soltanto militare. Diventa strutturale.

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