Ospedali senza medici: la Russia affronta la peggiore crisi sanitaria in 60 anni

Ospedali senza medici: la Russia affronta la peggiore crisi sanitaria in 60 anni

Ospedali senza medici: la Russia affronta la peggiore crisi sanitaria in 60 anni

Sanità sotto pressione mentre la guerra continua

La Russia sta affrontando una delle crisi sanitarie più gravi della sua storia recente. Mentre il conflitto con l’Ucraina prosegue e continua a drenare risorse economiche e umane, il sistema sanitario russo mostra segni sempre più evidenti di sofferenza. Il problema non riguarda solo farmaci e infrastrutture, ma soprattutto la mancanza di personale medico.

Secondo diverse analisi, il Paese si trova oggi di fronte alla peggiore carenza di operatori sanitari degli ultimi 60 anni, con ripercussioni dirette sull’accesso alle cure per la popolazione.

Personale medico ai minimi storici

I dati diffusi dal Centro per il contrasto della disinformazione (Cpd) ucraino indicano che il numero di operatori sanitari di media qualificazione in Russia è sceso a 96,3 ogni 10.000 abitanti. È il livello più basso dal 1960. Un valore considerato insufficiente per garantire un’assistenza sanitaria efficace, in particolare nelle regioni più remote del Paese.

La carenza riguarda medici, infermieri e personale di supporto e si riflette in liste d’attesa più lunghe, reparti sotto organico e una crescente difficoltà nel mantenere attivi i servizi di base.

Le cause: guerra, emigrazione e salari bassi

Le analisi attribuiscono il crollo del personale sanitario alle scelte politiche del Cremlino, che avrebbe privilegiato lo sforzo militare a scapito degli investimenti nel capitale umano. Al di là delle valutazioni politiche, il quadro è confermato da fattori oggettivi: mobilitazione militare, emigrazione di professionisti qualificati, aumento del costo della vita e retribuzioni spesso non competitive.

Negli ultimi anni, migliaia di operatori sanitari hanno lasciato il Paese o cambiato settore, aggravando una situazione già fragile prima dell’inizio della guerra.

Farmaci disponibili, ma logistica complessa

Sul fronte dell’approvvigionamento, il sistema sanitario russo non è colpito direttamente dalle sanzioni occidentali. Farmaci, dispositivi medici e apparecchiature sono formalmente esclusi dalle misure restrittive. Tuttavia, la guerra ha complicato in modo significativo la logistica.

Lo stesso presidente Vladimir Putin aveva riconosciuto, già dopo il primo anno di conflitto, difficoltà nella distribuzione dei medicinali, legate soprattutto ai trasporti e alla riorganizzazione delle catene di fornitura.

Strutture sanitarie colpite dal conflitto

Un quadro più ampio emerge dal rapporto congiunto di EyeWitness to Atrocities, Insecurity Insight, Media Initiative for Human Rights e Physicians for Human Rights. Il documento ha registrato centinaia di attacchi contro strutture e sistemi sanitari legati al conflitto, con effetti che si ripercuotono su entrambi i Paesi coinvolti.

Anche in assenza di danni diretti, l’instabilità e l’insicurezza rendono difficile garantire cure regolari e continuative.

Situazione critica nei territori occupati

La carenza di personale sanitario è particolarmente grave nei territori ucraini occupati dalla Russia. Qui il rischio legato alle operazioni militari e l’insicurezza generale scoraggiano la presenza di medici e infermieri, riducendo ulteriormente l’offerta di servizi sanitari.

Le difficoltà di spostamento, unite all’aumento dei costi e alla mancanza di incentivi, contribuiscono a svuotare ospedali e ambulatori.

Gli effetti della guerra voluta da Putin

La crisi della sanità russa è uno degli effetti più concreti della guerra voluta dal presidente Vladimir Putin. Il conflitto non sta incidendo solo sul piano militare o politico, ma sta producendo conseguenze dirette sulla vita quotidiana della popolazione. Risorse finanziarie, personale qualificato e attenzione politica sono stati progressivamente spostati verso lo sforzo bellico, lasciando scoperti settori fondamentali come la sanità. Il risultato è un sistema sempre più fragile, incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini, mentre il prezzo delle decisioni prese al vertice continua a ricadere sulla società civile.

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