Martedì 21 ottobre il mercato dell’oro ha vissuto una delle sue giornate più turbolente degli ultimi anni, con un crollo che ha fatto registrare la peggior seduta dal 2013. Dopo aver toccato il suo massimo storico la settimana scorsa, sopra la soglia dei 4.380 dollari l’oncia, il metallo prezioso è precipitato di oltre il 6%, arrivando in alcuni momenti a sfiorare i 4.080 dollari. Alla chiusura delle Borse europee, l’oro spot si attestava a 4.114 dollari (-3,9%) mentre i contratti con consegna a dicembre sul Comex segnavano un calo superiore al 5%. A ventiquattr’ore dal crollo, il mercato ha tentato una timida ripresa, salvo poi tornare rapidamente in territorio negativo. La volatilità rimane elevata e gli analisti si interrogano su cosa stia realmente accadendo a un asset considerato da sempre un rifugio in tempi di incertezza.
Un ritracciamento dopo la corsa folle
Il tonfo dei prezzi, secondo molti osservatori, rappresenta una correzione fisiologica dopo mesi di rally ininterrotto. In appena due mesi le quotazioni erano schizzate del 25%, con un incremento di mille dollari in sole sei settimane. “I livelli raggiunti erano insostenibili nel breve termine”, ha spiegato Nicky Shiels, analista della società di analisi dei metalli MKS Pamp, in un’intervista al Financial Times. Negli ultimi due anni, il valore dell’oro è più che raddoppiato, alimentato da una combinazione di tensioni geopolitiche, politiche monetarie espansive e acquisti record da parte delle banche centrali. Ora che la spinta speculativa sembra attenuarsi, alcuni operatori parlano apertamente di una mini-bolla in fase di sgonfiamento.
Meno paura e più fiducia nei mercati
Il cambio di scenario internazionale ha avuto un peso determinante nel ridimensionamento dei prezzi. Nei mesi scorsi, la guerra dei dazi e l’incertezza geopolitica avevano spinto gli investitori a rifugiarsi nell’oro. Oggi, con le relazioni economiche tra Stati Uniti e Cina in lieve miglioramento e la tensione sul commercio mondiale in calo, la corsa ai beni rifugio ha subito una frenata. Il Guardian sottolinea che la riduzione delle preoccupazioni globali ha portato a un ritorno graduale verso asset rischiosi, come azioni e obbligazioni corporate, riducendo l’appeal dell’oro.
Il ruolo del dollaro e dello shutdown
Un altro fattore chiave è la risalita del dollaro. L’indebolimento della valuta statunitense aveva contribuito nei mesi scorsi ad alimentare la domanda di oro, ma ora che il biglietto verde recupera terreno, il metallo prezioso perde parte della sua attrattiva. A ciò si aggiunge la sospensione della pubblicazione dei dati della CFTC (Commodity Futures Trading Commission) a causa dello shutdown del governo americano, che ha momentaneamente bloccato la trasparenza sulle posizioni degli investitori nel mercato dei futures, amplificando il senso di incertezza tra gli operatori.
India chiude la stagione degli acquisti
La dinamica della domanda fisica incide anch’essa sull’andamento delle quotazioni. Come nota il Financial Times, in questi giorni si chiude la stagione degli acquisti d’oro in India, secondo paese al mondo per consumo del metallo dopo la Cina. Ogni anno, durante i mesi autunnali, la domanda indiana cresce in coincidenza con festival religiosi e matrimoni, sostenendo i prezzi internazionali. Il termine di questo ciclo stagionale ha contribuito a raffreddare ulteriormente il mercato.
Quando il boom diventa globale
Negli ultimi mesi, la corsa all’oro aveva coinvolto non solo le banche centrali ma anche una nuova generazione di investitori privati. Code fuori dai negozi d’oro in Asia, Europa e Australia avevano fatto notizia, segnalando un’ondata di entusiasmo senza precedenti. Le banche centrali, dal canto loro, avevano intensificato gli acquisti in chiave anti-dollaro, cercando di rafforzare la diversificazione delle riserve. Ora la fase euforica sembra essersi interrotta, ma resta l’interrogativo su quanto durerà questa pausa.
Prospettive per i prossimi mesi
Gli analisti concordano su un punto: la discesa dell’oro non segna necessariamente l’inizio di un ciclo ribassista. Più probabilmente, si tratta di una correzione tecnica dopo un rally eccessivo. Tuttavia, non è escluso che nuovi fattori geopolitici, un ritorno dell’inflazione o un rallentamento economico globale possano riaccendere la domanda di metalli rifugio. Nei prossimi mesi l’attenzione sarà rivolta all’andamento del dollaro e alla politica monetaria della Federal Reserve, due variabili destinate a pesare in modo decisivo sull’oro. Intanto, i mercati si preparano a convivere con una volatilità che difficilmente svanirà presto.








