Lega, l’esposto sulla vecchia Lega Nord riapre la partita interna: presunte illegittimità contabili e penali, battaglia per il simbolo e ipotesi di scissione nel Misto

A pochi giorni dal congresso federale della Lega, previsto per il 24 e 25 ottobre, la partita interna al partito di Matteo Salvini si complica ulteriormente e assume contorni sempre più simili a una vera e propria sfida politica. Dopo le proteste dell’estate e la richiesta, avanzata il primo settembre, di convocare un congresso della vecchia Lega Nord rimasto in stand-by da anni, nelle prossime ore dovrebbe essere depositato un esposto che solleva possibili profili di illegittimità contabile e penale nella gestione del movimento fondato da Umberto Bossi. L’iniziativa, portata avanti dall’ex deputato romagnolo Gianluca Pini, punta il dito soprattutto sulla permanenza della Lega Nord come soggetto formalmente attivo e sulla continuata percezione del due per mille dell’IRPEF, nonostante il partito sia stato di fatto sostituito, dal 2017, dalla Lega per Salvini Premier nell’attività politica. Secondo quanto anticipato dai promotori dell’esposto, per il 2025 le somme percepite attraverso le quote destinate dai contribuenti ammonterebbero a oltre 450 mila euro, provenienti dalle scelte di circa 40 mila persone. Si tratta, per ora, di accuse e ipotesi formulate dalla fronda interna, non di accertamenti giudiziari, ma il gesto ha un valore politico evidente: riportare al centro del dibattito la questione della vecchia Lega Nord e trasformarla in una leva di pressione contro la leadership di Salvini.

La vecchia Lega Nord come “bad company”

Il nodo centrale della contestazione riguarda la natura stessa della vecchia Lega Nord, che è più un partito politico attivo, ma una sorta di “bad company”, cioè una struttura mantenuta in vita soprattutto per gestire debiti, contenziosi e obblighi patrimoniali derivanti dalla storia giudiziaria del movimento. La Lega Nord, infatti, sarebbe rimasta formalmente esistente principalmente per fare fronte alla restituzione dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, oggetto di condanne giudiziarie e di una confisca confermata dalla Cassazione nel 2019. Per Pini e per i sostenitori della battaglia legale, questa situazione avrebbe creato una distorsione: da un lato la nuova Lega per Salvini Premier svolgerebbe l’attività politica concreta, raccogliendo consensi, candidature e rappresentanza parlamentare; dall’altro la vecchia Lega Nord continuerebbe a esistere come guscio giuridico e patrimoniale, percependo ancora il due per mille e gestendo le passività del passato. Una ricostruzione che l’esposto intende portare all’attenzione delle procure di Roma e Milano, chiedendo chiarimenti sulla legittimità di questa gestione e sull’effettiva attività politica del movimento storico.

La truffa dei 49 milioni e la storia giudiziaria

La vicenda richiama inevitabilmente il più noto caso dei “fondi Lega”, relativo ai rimborsi elettorali percepiti dalla Lega Nord tra il 2008 e il 2010. Le indagini, avviate nel 2013 e concluse con una prima sentenza nel 2014, hanno accertato che una parte di quei fondi fu utilizzata per finalità estranee a quelle dichiarate, con rendiconti e bilanci falsati e con utilizzi personali e patrimoniali dei soldi pubblici. Nel 2017 il Tribunale di Genova dispose la confisca di circa 49 milioni di euro a carico della Lega Nord, indicata come somma corrispondente al profitto derivante dai reati per cui il partito era stato condannato. Nel 2019 la Cassazione ha confermato la confisca, pur dichiarando prescritto il reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito. Questa storia spiega perché la vecchia Lega Nord non sia stata definitivamente disciolta: la struttura resterebbe titolare del debito verso lo Stato e degli adempimenti connessi alla restituzione dei 49 milioni, mentre la nuova Lega per Salvini Premier avrebbe ereditato la funzione politica del movimento senza farsi carico direttamente delle passività. L’esposto chiede trasparenza e chiarimenti istituzionali sulla gestione attuale del partito storico.

La battaglia per il simbolo e per l’identità del partito

Il contenzioso non è soltanto contabile o giudiziario, ma tocca anche l’identità politica e simbolica del movimento. La Lega Nord rivendica infatti come proprio il simbolo storico con Alberto da Giussano, mentre Matteo Salvini ha annunciato che la Lega sta lavorando a un nuovo simbolo per il partito. Per Pini e per i sostenitori della corrente nordista, riportare in vita la Lega Nord attraverso un congresso significherebbe anche riappropriarsi di un marchio e di una tradizione politica che ritengono sottratti alla base territoriale del partito. La richiesta di convocare l’assemblea era stata formalizzata già il primo settembre, ma, secondo gli esponenti della fronda, il commissario Igor Iezzi, amico fraterno di Salvini e responsabile della gestione del vecchio Carroccio, non avrebbe fino a ora dato seguito alla convocazione. La battaglia legale, portata avanti da Pini, sarebbe sostenuta anche da alcuni dirigenti lombardi, anche se finora nessuno sarebbe uscito allo scoperto, preferendo muoversi nell’ombra e valutare il momento più opportuno per rendersi visibili.

Garavaglia sfida Salvini al congresso

Il secondo fronte è rappresentato dalla candidatura di Massimo Garavaglia al congresso federale della Lega, in programma il 24 e 25 ottobre. L’ex ministro, attuale senatore, si presenta come il nome di riferimento di una componente interna critica verso la leadership di Salvini e verso la gestione sempre più centralizzata del partito. La sfida congressuale si inserisce in un clima di malcontento crescente tra alcuni esponenti lombardi e nordisti, che contestano sia le scelte politiche sia la composizione delle future liste elettorali. Secondo le informazioni circolate nelle chat di partito, la lista dei probabili candidati lombardi alle prossime Politiche escluderebbe nomi di peso come quello del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. L’eventuale esclusione di Giorgetti dalle liste avrebbe un valore simbolico rilevante: il ministro dell’Economia è da tempo considerato l’esponente più moderato ed europeista della Lega, in tensione con l’ala sovranista e anti-euro del partito, e la sua mancata ricandidatura, se confermata, potrebbe alimentare ulteriormente la percezione di una frattura interna e di una fase di forte polarizzazione.

L’ipotesi della scissione e del gruppo Misto

La terza mossa è la più rischiosa per Salvini e la più eclatante dal punto di vista politico: alcuni deputati leghisti starebbero valutando di abbandonare il gruppo parlamentare per costituire una componente autonoma nel gruppo Misto alla Camera. Per formarla basterebbero tre parlamentari, secondo il regolamento della Camera, come è già accaduto con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Il tempismo non sarebbe casuale: l’uscita dovrebbe avvenire nelle prossime ore, prima del 24 ottobre, quando entrerà in vigore la nuova legge elettorale. In questo modo, per poter correre alle Politiche, i fuoriusciti dovrebbero raccogliere 1.500 firme a collegio invece delle 6 mila richieste dalla nuova normativa. L’obiettivo dichiarato di eventuali fuoriusciti sarebbe quello di presentarsi alle elezioni con il simbolo della Lega Nord, trasformando la battaglia interna in una vera e propria alternativa elettorale. Un scenario che, se si concretizzasse, rappresenterebbe una scissione effettiva e non soltanto una rottura personale, con possibili ripercussioni sulla stabilità del gruppo leghista in Parlamento e, più in generale, sulla maggioranza di governo.

Un congresso sotto pressione e un partito diviso

Il congresso della Lega, dunque, non appare più come una semplice occasione di rielezione della leadership, ma come il momento in cui si misurerà la reale consistenza della fronda nordista. Da un lato Salvini cercherà di chiudere la stagione di contestazioni, rilanciare il partito con un nuovo simbolo e una nuova fase organizzativa e rafforzare il proprio controllo sulla macchina politica; dall’altro, Pini, Garavaglia e i parlamentari pronti al Misto potrebbero trasformare il dissenso in una sfida aperta, capace di mettere in discussione non solo la leadership ma anche l’assetto complessivo del partito. La partita, ora, si sposta su tre piani distinti: quello giudiziario, con l’esposto alle procure; quello congressuale, con la candidatura di Garavaglia; quello parlamentare ed elettorale, con l’eventuale nascita di una componente nel Misto pronta a correre sotto il simbolo della Lega Nord. Restano aperte molte incognite: se l’esposto produrrà effettivi sviluppi giudiziari, se il passaggio al Misto coinvolgerà un numero sufficiente di eletti per diventare politicamente rilevante, e se la vecchia Lega Nord riuscirà davvero a tornare protagonista della scena politica o resterà confinata in un ruolo contabile e patrimoniale. Quel che è certo è che la vecchia Lega Nord, dopo anni di silenzio istituzionale, è tornata al centro del dibattito interno, trasformandosi da questione contabile e patrimoniale in possibile leva di riorganizzazione politica contro la leadership di Matteo Salvini.

Cosa c’è da chiarire e quali sono i prossimi passi

Al momento, le contestazioni sollevate dall’esposto vanno considerate ipotesi e accuse di parte, in attesa di eventuali verifiche delle procure di Roma e Milano. Non è stato reso pubblico un provvedimento giudiziario che accerti irregolarità nella gestione attuale della Lega Nord o nell’utilizzo del due per mille. Diverso è il caso dei 49 milioni di rimborsi elettorali: quella vicenda ha avuto sviluppi giudiziari definitivi o comunque consolidati, con la conferma della confisca da parte della Cassazione nel 2019, anche in presenza della prescrizione del reato di truffa per Bossi e Belsito. Nei prossimi giorni, quindi, sarà fondamentale osservare tre elementi: la presentazione effettiva dell’esposto e le eventuali risposte delle procure; l’esito del congresso federale e la capacità di Salvini di contenere la fronda; l’eventuale nascita di una componente nel Misto e il numero di parlamentari coinvolti. Solo allora sarà possibile capire se si tratta di una semplice protesta interna o di una vera e propria scissione capace di ridisegnare gli equilibri della Lega e, forse, della maggioranza di governo.

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