Gianni Infantino ha un primo sfidante dichiarato per la presidenza della FIFA: Ramón Vega, ex difensore della nazionale svizzera e oggi attivo nel settore finanziario. La votazione è in programma il 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco. Vega è il primo ad aver annunciato l’intenzione di opporsi al presidente uscente, alla guida dell’organizzazione dal 2016. Per ora, però, il suo annuncio non equivale a una candidatura formalmente ammessa: per comparire sulla scheda dovrà raccogliere le adesioni richieste dal regolamento FIFA.
Il tempismo arriva in una fase di tensioni attorno alla leadership di Infantino. La FIFA ha ricevuto critiche dopo il fallimento del progetto che avrebbe aperto una parte delle attività legate alla Coppa del Mondo a investitori privati; tra le questioni contestate c’è anche la gestione della governance dell’organizzazione. È in questo contesto che Vega presenta la propria sfida come una proposta di cambiamento, puntando su trasparenza, fiducia e unità del calcio internazionale.
Il passato tra Cagliari e Regno Unito
Nato nel 1972, Vega è stato un difensore centrale e ha vestito la maglia della Svizzera in 23 occasioni, segnando due gol. La sua carriera si è sviluppata tra Svizzera, Italia e Regno Unito: dopo essere cresciuto calcisticamente nel Grasshopper, nella stagione 1996-97 è arrivato al Cagliari, in Serie A. In Sardegna ha raccolto 14 presenze in un’annata difficile, conclusa con la retrocessione della squadra.
Dopo l’esperienza italiana, Vega si è trasferito al Tottenham. Ha giocato anche nel Celtic e nel Watford, prima di chiudere la carriera in Francia, al Créteil-Lusitanos. Con la nazionale svizzera ha partecipato agli Europei del 1996. Il suo percorso da calciatore gli ha dato familiarità con club e competizioni di diversi Paesi, un elemento che oggi richiama nella propria presentazione da candidato alla guida del calcio mondiale.
Dallo spogliatoio alla finanza
Conclusa la carriera da giocatore nel 2004, Vega è passato alla finanza, lavorando a Londra. Ha mantenuto, al tempo stesso, legami con il mondo del calcio: tra le attività attribuitegli figurano scuole calcio in Spagna e nel Regno Unito e il coinvolgimento in Duet Group, società londinese che opera nell’intermediazione per calciatori. È questa combinazione di esperienza sportiva e professionale che costituisce uno dei cardini della sua candidatura.
Vega sostiene che il suo percorso lo abbia preparato a «servire il gioco del calcio». Nel manifesto di undici pagine presentato insieme all’annuncio, afferma di voler riunire la comunità calcistica internazionale, introdurre riforme «autentiche e durature», modernizzare la FIFA e ricostruire stabilità, credibilità e fiducia. Più che proporre soltanto un cambio al vertice, cerca quindi di presentarsi come portavoce di una riforma dell’organizzazione.
«Il calcio non appartiene ai dirigenti»
Nel suo documento, Vega insiste sul fatto che il calcio debba venire prima degli interessi di chi lo governa. «Il calcio non appartiene ai presidenti, alle confederazioni o agli amministratori», scrive, sostenendo che lo sport appartenga a chi lo pratica e lo segue: giocatori, allenatori, arbitri, tifosi, volontari, club e comunità. Il messaggio è accompagnato da una critica diretta alla leadership attuale, accusata di aver indebolito la credibilità della FIFA e deteriorato la fiducia nella famiglia calcistica internazionale
Il tono diventa ancora più netto quando Vega descrive il calcio come «al pronto soccorso» e chiede una nuova direzione per la FIFA. Nel suo manifesto, i conflitti interni e le lotte di potere sono presentati come un rischio per le persone che partecipano allo sport e per i tifosi. La ricetta indicata è una riforma della governance, con un cambiamento che, nelle sue parole, non si limiti a interventi cosmetici.
Sono dichiarazioni programmatiche, non ancora un piano operativo dettagliato su ogni ambito della FIFA. Il manifesto offre però una cornice politica chiara: riportare la fiducia al centro, rendere l’organizzazione più moderna e coinvolgere maggiormente chi vive il calcio, dentro e fuori dal campo. La sfida sarà tradurre questi obiettivi in proposte concrete e, soprattutto, ottenere il sostegno necessario per arrivare al voto.
Una candidatura già tentata
Quella di Ramón Vega non è una candidatura senza precedenti. L’ex calciatore svizzero aveva già cercato di entrare nella corsa alla presidenza della FIFA nel 2015, in seguito alla sospensione di Sepp Blatter, e aveva tentato nuovamente di sfidare Gianni Infantino nel 2019. In entrambi i casi, il percorso verso la guida dell’organizzazione si è rivelato complicato: per partecipare ufficialmente alle elezioni, infatti, è necessario ottenere la candidatura da parte di almeno cinque delle 211 federazioni affiliate alla FIFA. Nel 2019 Vega non riuscì a raggiungere questa soglia, restando escluso dalla lista dei candidati ammessi al voto. Il medesimo requisito rappresenta oggi il primo ostacolo da superare per poter concorrere alla presidenza. Al momento dell’annuncio, infatti, non risultavano ancora federazioni che avessero dichiarato formalmente il proprio sostegno alla sua candidatura. Prima di poter mettere in discussione la leadership di Infantino, Vega dovrà quindi convincere un numero sufficiente di associazioni nazionali a sostenerlo e ottenere così l’accesso alla competizione elettorale..
La strada verso Rabat
L’annuncio rende Vega il primo oppositore dichiarato di Infantino, ma non lo trasforma automaticamente in un contendente con possibilità concrete di vittoria. Prima dovrà superare la fase delle candidature e convincere le federazioni a sostenerlo. Dall’altra parte, Infantino ha già dichiarato di voler continuare a guidare la FIFA, mentre il clima politico attorno alla sua presidenza resta segnato dalle critiche e dalle divisioni tra i vertici del calcio.
Per l’ex giocatore del Cagliari, la sfida è quindi doppia: ottenere i cinque sostegni necessari e trasformare la promessa di riforma in una proposta credibile per le federazioni. Il suo nome è già noto agli appassionati per la carriera da calciatore; ora Vega prova a far valere anche il proprio profilo finanziario e la propria critica alla governance FIFA. L’esito dipenderà non solo dal manifesto, ma dalla capacità di convincere una parte sufficiente del calcio mondiale a sostenerlo.






