Bce, Lagarde non esclude le dimissioni anticipate: pochi mesi prima della scadenza del 2027 e una corsa aperta per la successione

Bce, Lagarde non esclude le dimissioni anticipate: pochi mesi prima della scadenza del 2027 e una corsa aperta per la successione

Bce, Lagarde non esclude le dimissioni anticipate: pochi mesi prima della scadenza del 2027 e una corsa aperta per la successione

Christine Lagarde non ha annunciato formalmente le dimissioni anticipate dalla presidenza della Banca centrale europea, ma ha ammesso di non escluderle. Se dovesse lasciare l’incarico prima della scadenza naturale del mandato, previsto per ottobre 2027, si tratterebbe comunque di pochi mesi: una scelta che potrebbe accelerare la successione e aprire un ampio rimpasso ai vertici della Bce.

Le dichiarazioni di Lagarde

In un’intervista al quotidiano francese La Croix, pubblicata il 30 settembre 2026, la presidente della Bce ha spiegato che non esclude di andarsene “qualche mese” prima della fine del mandato. Ha però precisato di non aver comunicato alcuna decisione concreta e ha assicurato che sarà ancora in carica nel 2027.

La formulazione è stata molto cauta. Lagarde non ha fissato una data, né ha parlato di dimissioni immediate: ha semplicemente lasciato aperta l’ipotesi di un anticipo contenuto rispetto alla scadenza naturale, fissata a fine ottobre 2027. Secondo le sue parole, un’eventuale partenza anticipata “non cambierebbe il mondo” e non rappresenterebbe una rottura improvvisa della guida della banca centrale.

La presidente ha anche escluso una candidatura alle presidenziali francesi del 2027. Ha definito quell’eventualità “una pessima idea”, spiegando che la politica è un ambito molto diverso dal ruolo di presidente di una banca centrale. Questo elemento esclude, almeno per ora, l’ipotesi di un addio dalla Bce legato a un passaggio diretto verso l’Eliseo.

Perché potrebbe anticipare l’uscita

La ragione principale dell’eventuale anticipo riguarda il calendario politico europeo. Le presidenziali francesi sono attese nella primavera del 2027 e potrebbero rendere più complicato trovare un accordo tra i governi dell’Eurozona sul nome del prossimo presidente della Bce.

Se Lagarde lasciasse l’incarico pochi mesi prima della scadenza, i Paesi membri avrebbero più tempo per avviare le consultazioni e costruire un’intesa sulla successione. L’obiettivo sarebbe evitare che la scelta del nuovo presidente coincida con un periodo di instabilità politica in Francia, uno dei Paesi più influenti nelle decisioni europee

Non si tratterebbe dunque di una crisi interna alla Bce, ma di una manovra di calendario. L’anticipo servirebbe a rendere più ordinata e prevedibile la transizione, lasciando ai governi europei il tempo necessario per negoziare sia la presidenza sia gli altri incarichi di vertice dell’istituto.

Il caso Schnabel

L’ipotesi di un’uscita anticipata di Lagarde si inserisce in un contesto già segnato da un altro importante cambio ai vertici della Bce. Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo, lascerà l’istituto il 3 gennaio 2027, quasi un anno prima della scadenza del proprio mandato, per entrare nel Fondo monetario internazionale.

Dal 4 gennaio 2027 Schnabel assumerà il ruolo di consigliere finanziario del Fmi e direttrice del dipartimento dei mercati monetari e dei capitali. La sua partenza apre quindi un secondo posto da coprire nel Comitato esecutivo della Bce, oltre alla futura successione alla presidenza.

Questo rende il rimpasto ancora più complesso. Non basterà infatti scegliere il successore di Lagarde: i governi europei dovranno anche riequilibrare la composizione del Comitato esecutivo, tenendo conto delle competenze tecniche, delle provenienze nazionali e della presenza femminile nei ruoli dirigenziali.

Le fasi della nomina

La scelta del nuovo presidente della Bce non avviene con una semplice designazione interna all’istituto, ma segue un percorso istituzionale che coinvolge i governi dell’Eurozona, il Consiglio dell’Unione europea, il Parlamento europeo e lo stesso Consiglio direttivo della banca centrale. Il primo passaggio riguarda le proposte nazionali: ciascun Paese dell’area dell’euro può indicare candidati ritenuti idonei a ricoprire l’incarico, cercando al tempo stesso di tutelare i propri interessi politici ed economici.

A questa fase segue il negoziato europeo, probabilmente il momento più delicato dell’intero processo. È qui che l’Eurogruppo, cioè l’assemblea dei ministri delle Finanze dei Paesi dell’Eurozona, cerca di individuare un nome condiviso, tenendo conto non solo delle competenze tecniche dei candidati, ma anche degli equilibri tra Stati membri, delle provenienze geografiche e delle eventuali contropartite sugli altri incarichi di vertice della Bce.

Una volta raggiunto un accordo politico, il Consiglio dell’Unione europea formalizza la proposta attraverso una raccomandazione al Consiglio europeo. Solo a questo punto la candidatura entra ufficialmente nella procedura di nomina, superando la fase delle trattative informali tra governi e acquisendo un valore istituzionale preciso.

Prima della decisione finale vengono consultati il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce. Il candidato designato per la presidenza è inoltre convocato davanti alla commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, dove risponde alle domande degli eurodeputati e illustra la propria visione sulla politica monetaria, sull’inflazione e sulla governance della banca centrale.

La nomina definitiva spetta infine al Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata. Considerando che l’area dell’euro comprende 21 Paesi, sono necessari almeno 16 Stati favorevoli, purché rappresentino complessivamente almeno il 65 per cento della popolazione dei Paesi partecipanti. Una soglia che rende evidente quanto la scelta del nuovo presidente della Bce sia il risultato di un equilibrio politico europeo, e non di una decisione presa da un solo Paese o da una singola istituzione.

Chi potrebbe succedere a Lagarde

Al momento non esiste un candidato ufficiale né una designazione già concordata. Le ipotesi circolate nelle capitali europee indicano però diversi nomi di grande esperienza nel mondo delle banche centrali e della governance economica internazionale.

Il profilo più citato è quello di Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi. Secondo alcune informazioni riportate dalla stampa internazionale, la Francia potrebbe sostenere la sua candidatura alla presidenza della Bce, a condizione che un esponente francese ottenga l’incarico di capo economista dell’istituto.

Sono stati indicati anche Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, Pablo Hernández de Cos, ex governatore della Banca di Spagna e oggi general manager della Banca dei Regolamenti Internazionali, e Mário Centeno, ex governatore della banca centrale portoghese. Si tratta però di nomi ancora oggetto di valutazioni e trattative, non di candidature ufficiali.

La scelta finale dipenderà quindi da un equilibrio complesso tra Paesi, competenze tecniche e ripartizione degli altri ruoli di vertice. La successione a Lagarde non riguarderà soltanto la presidenza, ma l’intero assetto del Comitato esecutivo della Bce.

Effetti sulla politica monetaria

Un eventuale anticipo di pochi mesi non dovrebbe modificare di per sé l’orientamento della politica monetaria della Bce. Lagarde ha chiarito che sarà ancora in carica nel 2027 e che, se dovesse partire in anticipo, lo farebbe soltanto per un breve periodo.ecb.euroInoltre, le decisioni della Bce sono prese collegialmente dal Consiglio direttivo e non dipendono dalla sola persona del presidente. Per questo una transizione ordinata non dovrebbe di per sé alterare la linea della banca centrale su inflazione, tassi di interesse, crescita e stabilità finanziaria.

Tuttavia, una successione politicamente contesa potrebbe aumentare l’incertezza dei mercati. Gli investitori osservano con attenzione la continuità dell’istituzione e la sua capacità di mantenere una linea coerente nella lotta all’inflazione. Per questo un accordo anticipato sulla successione potrebbe essere visto come un segnale di stabilità, mentre una trattativa prolungata potrebbe alimentare dubbi sull’orientamento futuro della Bce.

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