Il governo ha stanziato soltanto 20 milioni di euro per l’acquisto e l’installazione di dispositivi di raffrescamento nelle scuole statali, una cifra che, una volta suddivisa tra le oltre 6.300 istituzioni scolastiche ammesse – su un totale di circa 60.000 scuole statali in Italia –, si traduce in poco più di tremila euro a istituto: una somma insufficiente a risolvere il problema storico della mancanza di aria condizionata negli edifici scolastici italiani. I fondi, assegnati con criteri uniformi e senza valutare le reali necessità degli edifici o l’esposizione alle ondate di calore, finiranno quasi certamente per finanziare l’acquisto di condizionatori portatili o ventilatori, piuttosto che impianti fissi capaci di raffrescare intere aule in modo stabile ed efficiente.
I numeri del provvedimento: 20 milioni per 6.342 scuole su 60.000
Il decreto direttoriale n. 574 del 18 settembre 2026 ha approvato l’elenco delle scuole beneficiarie, stabilendo che ciascuna delle 6.342 istituzioni scolastiche ammesse riceverà un contributo di 3.153,57 euro, per una spesa complessiva di poco inferiore ai 20 milioni di euro stanziati. Le domande potevano essere presentate tra il 7 e l’11 settembre 2026: su 6.354 candidature pervenute, 12 sono risultate inammissibili, mentre le restanti sono state tutte finanziate con la stessa cifra, indipendentemente dalle dimensioni dell’istituto, dal numero di classi o dalle condizioni microclimatiche degli edifici.
Il ministero ha previsto un’erogazione differenziata: alle scuole verrà corrisposto subito un acconto del 70 per cento, pari a 2.207,50 euro, mentre il restante 30 per cento sarà liquidato soltanto dopo la verifica e la convalida della rendicontazione finale. Gli istituti dovranno completare gli interventi e presentare la documentazione giustificativa entro il 31 marzo 2027, termine perentorio oltre il quale scatterà l’obbligo di restituire le somme già ricevute.
Una distribuzione uniforme che non tiene conto delle necessità
La scelta di dividere i fondi in parti uguali è stata criticata fin dall’annuncio da numerosi dirigenti scolastici e sindacati, che avevano temuto proprio questo esito: con una cifra fissa per tutte le scuole, la distribuzione territoriale dei finanziamenti dipende esclusivamente da quante istituzioni scolastiche hanno presentato domanda in ciascuna regione, senza che il ministero abbia valutato progetti, condizioni degli edifici o dati climatici locali. L’unica condizione per accedere ai fondi era che la scuola non fosse già dotata di un sistema di aria condizionata e non avesse effettuato lavori di efficientamento energetico negli ultimi cinque anni.
Secondo i dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica del ministero, aggiornati all’anno 2024-2025, solo 4.457 delle oltre 60.000 scuole statali censite – il 7,42 per cento – dispongono di un impianto di condizionamento, mentre circa la metà degli edifici scolastici italiani è stata costruita prima del 1976, in un’epoca in cui il raffrescamento estivo non era previsto nelle norme tecniche. La mancanza di criteri differenziati ha quindi finito per trattare allo stesso modo piccoli plessi rurali e grandi istituti comprensivi con decine di classi e numerosi edifici.
La mappa regionale: Lombardia e Campania in testa
Poiché la cifra è uguale per tutte le scuole, la regione che riceverà più fondi è quella con il maggior numero di istituzioni scolastiche beneficiarie: la Lombardia, con 938 scuole ammesse e quasi 3 milioni di euro assegnati. Seguono la Campania, con 755 scuole e 2,4 milioni di euro, la Sicilia con 616 istituti, il Lazio con 612 e la Puglia con 517. Nel complesso, le scuole del Sud e delle isole rappresentano il 40 per cento delle beneficiarie, quelle del Nord il 39 per cento e quelle del Centro il 21 per cento.
Non figurano invece nell’elenco le scuole della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove il sistema dell’istruzione è gestito direttamente dalla regione e dalle province autonome, con competenze e finanziamenti separati rispetto al ministero nazionale. I fondi sono arrivati in 2.432 comuni: Roma è il comune con il numero più alto di scuole beneficiarie, 269, seguita da Napoli con 123, Milano con 101, Palermo con 82 e Torino con 76. Nella sola provincia di Roma le scuole finanziate sono 424, per un totale di circa 1,34 milioni di euro.
Le critiche dei sindacati: “Una mancetta da 30-100 euro ad aula”
Sindacati e opposizioni parlamentari hanno definito il provvedimento una “mancetta”, sottolineando come, dividendo la cifra per il numero medio di classi di ciascun istituto, l’importo effettivo scenda a una forbice compresa tra i 30 e i 100 euro per aula, con una media nazionale stimata intorno ai 40-57 euro a classe. Con poche decine di euro per classe è di fatto impossibile acquistare e installare condizionatori d’aria fissi: al massimo si può coprire la spesa per un singolo ventilatore da terra o per un piccolo condizionatore portatile da spostare tra le aule.
È stata inoltre contestata la tempistica di assegnazione: i decreti sono stati pubblicati a settembre e le risorse assegnate in ottobre, un periodo in cui molte scuole iniziano già a non necessitare di accendere i sistemi di refrigerazione, rendendo ancora più evidente il carattere emergenziale e poco strutturale della misura. Il ministro Giuseppe Valditara ha risposto alle critiche ricordando che l’obiettivo di adeguamento degli edifici scolastici compete innanzitutto agli enti locali proprietari degli immobili, e che il ministero può dare soltanto un contributo a tali enti per la realizzazione di questi interventi.
Cosa potranno fare davvero le scuole con tremila euro
Con 3.153,57 euro a istituto, la maggior parte delle scuole non potrà installare impianti di climatizzazione fissi capaci di raffrescare più aule in modo stabile: i costi di acquisto, installazione e messa a norma di un sistema di aria condizionata centralizzato o di più split fissi superano di gran lunga questa cifra. Molto probabilmente i fondi saranno utilizzati per acquistare condizionatori portatili monoblocco, piccoli ventilatori industriali o, al massimo, uno o due split per le aule più esposte al sole o destinate ad esami e prove scritte.
Alcuni dirigenti scolastici hanno già fatto notare che, nei grandi istituti comprensivi con decine di classi distribuite in più plessi, la somma si riduce a pochi euro per gruppo classe: in Sardegna, ad esempio, ci sono casi in cui l’importo effettivo scende a appena 11 euro per gruppo classe, una cifra puramente simbolica. A giugno, il delegato all’edilizia scolastica della città metropolitana di Roma aveva stimato a Repubblica che sarebbero necessari almeno 25 milioni di euro per la sola provincia di Roma, a fronte del 1,34 milioni effettivamente assegnati a tutte le scuole del territorio.
Un problema strutturale che richiede investimenti ben più grandi
La mancanza di impianti di raffrescamento nelle scuole italiane è un problema storico, che negli ultimi anni nessun governo ha mai affrontato in modo organico: secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica, solo una scuola su quattordici è dotata di aria condizionata, mentre la stragrande maggioranza degli edifici continua a dipendere da ventilazione naturale e accorgimenti temporanei durante le ondate di calore. I 20 milioni stanziati nel settembre 2026 rappresentano quindi un intervento emergenziale di facciata, Utile al massimo per alleviare localmente il disagio in alcune aule, ma del tutto inadeguato rispetto alla portata del problema. Per risolvere davvero la questione sarebbero necessari investimenti plurimilionari, inseriti in un piano nazionale di efficientamento energetico e adeguamento climatico degli edifici scolastici, con criteri di priorità basati su dati climatici, condizioni strutturali e numero di studenti esposti al caldo. Fino ad allora, i “pochi soldi messi per i condizionatori” continueranno a essere distribuiti in modo uniforme tra migliaia di scuole, finendo per raffrescare molto poco e lasciando sostanzialmente immutata la situazione di partenza.






