La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha trasmesso ufficialmente alla UEFA, entro la scadenza del 1° ottobre 2026, i dossier delle sedi ritenute idonee a proseguire il percorso di candidatura per ospitare le partite di Euro 2032, il torneo continentale che l’Italia organizzerà congiuntamente con la Turchia. Il presidente federale Giovanni Malagò ha inviato al presidente della UEFA Aleksander Čeferin la comunicazione formale contenente l’esito dell’istruttoria condotta dagli uffici federali sui progetti presentati dalle città candidate.
La selezione: da 16 a 14 stadi, 13 città ancora in corsa
Rispetto alla documentazione presentata alla FIGC e comunicata lo scorso 1° agosto, il numero delle città non cambia, mentre gli impianti passano da 16 a 14. A uscire dalla corsa in questa fase sono due progetti significativi. A Roma non figura più il Flaminio, che all’inizio di agosto si affiancava allo Stadio Olimpico e al progetto del nuovo impianto della Roma a Pietralata: la Capitale resta dunque presente con due opzioni, confermando il proprio ruolo centrale nella candidatura italiana.
A Napoli, invece, resta in corsa soltanto lo Stadio Diego Armando Maradona, mentre non compare più il progetto per un nuovo stadio di proprietà portato avanti dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Il passaggio da 16 a 14 impianti rappresenta dunque la prima scrematura concreta del processo di selezione, anche se la scelta definitiva delle sedi italiane deve ancora avvenire e dipenderà dalle verifiche di conformità che la UEFA svolgerà nei prossimi mesi.
La mappa dei 14 stadi: quattro da costruire, dieci da ristrutturare
I quattro impianti che al momento non esistono ancora – e che rappresentano la parte più ambiziosa e rischiosa della candidatura italiana – sono: il nuovo stadio di Bologna, il nuovo stadio di Cagliari, il nuovo San Siro di Milano e il nuovo stadio di Pietralata a Roma. Secondo alcune ricostruzioni, questi progetti dovranno rispettare cronoprogrammi molto stretti per essere pronti entro il 2032, con cantieri che dovranno avviarsi nei prossimi anni e finanziamenti già garantiti o ancora da definire.
Il caso di Bologna è quello più delicato: il progetto del nuovo impianto è stato aggiunto al dossier poco prima della sua consegna, perché BolognaFiere e Bologna FC hanno raggiunto da poco l’accordo per un nuovo stadio da 35.000 posti, con un investimento previsto di circa 300 milioni di euro. Anche Cagliari dovrà partire da zero, con il progetto del “Gigi Riva” ancora in fase di definizione, mentre Milano e Roma puntano su due delle opere più simboliche della candidatura: il nuovo tempio del calcio milanese e la nuova casa della AS Roma.
Tra gli stadi già esistenti, spicca l’Allianz Stadium di Torino, attualmente l’unico impianto italiano già pienamente conforme ai requisiti UEFA per stadi di categoria 4, e quindi in enorme vantaggio nella selezione. Lo Stadio Olimpico di Roma e il Maradona di Napoli sono invece due dei templi storici del calcio italiano, che dovranno essere adeguati sotto il profilo di sicurezza, accessibilità e servizi per tifosi e media.
Gli altri impianti – Artemio Franchi a Firenze, Luigi Ferraris a Genova, Via del Mare a Lecce, Renzo Barbera a Palermo, Arechi a Salerno e San Nicola a Bari – sono tutti stadi che necessitano di interventi di ristrutturazione più o meno consistenti, con lavori che dovranno garantire il rispetto degli standard richiesti dalla UEFA.
Una delle sorprese dell’ultima ora è stata la presenza di Verona, rientrata nella corsa grazie al progetto da 300 milioni di euro per il nuovo Bentegodi. L’impianto scaligero, attualmente in condizioni critiche, sarà demolito e ricostruito ex novo, con una capacità prevista di circa 35.000 posti e standard moderni per hospitality, sicurezza e sostenibilità.
Il prossimo passo: le verifiche della UEFA e la scelta delle cinque sedi italiane
Ricevuti i dossier, la UEFA procederà con le verifiche di conformità. L’analisi riguarderà 11 aree tematiche e circa 120 requisiti operativi, tra cui compatibilità infrastrutturale, servizi per i tifosi, accessibilità, sostenibilità, sicurezza, hospitality e servizi destinati a media e broadcaster. Solo al termine di questa fase la FIGC procederà all’indicazione delle cinque sedi italiane che ospiteranno le gare di Euro 2032, in coordinamento con le cinque sedi turche selezionate attraverso un iter parallelo.
Il quadro italiano resta quindi ancora ampio, ma la selezione è entrata in una fase più avanzata: 13 città per 14 stadi, dalle quali dovrà emergere la cinquina definitiva che rappresenterà l’Italia nell’Europeo del 2032. La scelta finale terrà conto non solo della qualità tecnica dei progetti, ma anche della capacità organizzativa delle città, della disponibilità di strutture alberghiere e logistiche, e della sostenibilità economica degli interventi richiesti.
Le dichiarazioni di Malagò: “Soddisfatti per numero e qualità dei dossier”
«Siamo soddisfatti per il numero e la qualità dei dossier che sono arrivati in FIGC – ha dichiarato Malagò – a testimonianza dell’impegno e della partecipazione con cui l’Italia ha risposto a questa sfida. Desidero ringraziare l’UEFA per la proficua collaborazione e tutti i soggetti pubblici e privati che hanno contribuito a questo processo di selezione con serietà, competenza e visione».
«Il lavoro svolto finora conferma la volontà condivisa di offrire a EURO 2032 città e impianti all’altezza di un grande evento internazionale», ha concluso il presidente federale, sottolineando come la candidatura italiana punti a coniugare tradizione calcistica, innovazione infrastrutturale e capacità di accoglienza per tifosi, media e partner commerciali.
Il contesto: Euro 2032 tra Italia e Turchia, 10 stadi in totale
Euro 2032 sarà organizzato congiuntamente da Italia e Turchia, con un totale di 10 stadi selezionati tra le due nazioni: cinque per ciascun paese. Le due federazioni avevano inizialmente proposto 20 stadi ciascuna, ma il processo di selezione ha già portato a una prima riduzione, con l’obiettivo di individuare gli impianti più idonei a ospitare una competizione di livello continentale.
La Turchia, come l’Italia, dovrà sottoporre i propri dossier alla UEFA per le verifiche di conformità, e solo al termine di questo iter tecnico le due federazioni comunicheranno ufficialmente le dieci sedi definitive. Tra gli impianti turchi candidati figurano lo stadio Olimpico Atatürk di Istanbul, il nuovo stadio di Ankara e altre strutture già esistenti o in progetto, con un focus particolare sulla modernizzazione e sull’ampliamento delle capacità ricettive.
Cosa cambia rispetto ad agosto: le esclusioni di Flaminio e De Laurentiis
L’esclusione del Flaminio a Roma e del progetto di De Laurentiis a Napoli segna un primo momento di verità nel processo di selezione, dimostrando che la FIGC ha applicato criteri stringenti di valutazione già in questa fase preliminare. Il Flaminio, storico impianto romano attualmente in ristrutturazione per ospitare le partite della Lazio, non è stato ritenuto idoneo a proseguire il percorso, lasciando spazio all’Olimpico e al progetto di Pietralata.
A Napoli, invece, la scelta di mantenere soltanto il Maradona e di escludere il progetto di un nuovo stadio di proprietà riflette probabilmente una valutazione di fattibilità temporale e finanziaria: il 2032 è un orizzonte ravvicinato per un’opera di tale portata, e la FIGC ha preferito puntare su un impianto già esistente e da ristrutturare, piuttosto che su un progetto ancora da sviluppare.
I prossimi mesi: cantieri, progetti e la corsa contro il tempo
Con 14 stadi ancora in corsa, di cui quattro da costruire ex novo, l’Italia si trova ora di fronte a una sfida infrastrutturale senza precedenti. I prossimi mesi saranno cruciali per avviare i cantieri, definire i progetti esecutivi e garantire il rispetto delle tempistiche imposte dalla UEFA. La FIGC, in coordinamento con le amministrazioni locali e i soggetti privati coinvolti, dovrà monitorare costantemente lo stato di avanzamento dei lavori, assicurando che ogni impianto sia pronto entro il 2032.
La posta in gioco è alta: Euro 2032 rappresenta non solo un’opportunità sportiva, ma anche un volano economico e turistico per le città selezionate, con ricadute positive su occupazione, immagine internazionale e sviluppo del territorio. La scelta delle cinque sedi italiane sarà dunque il risultato di un equilibrio tra fattori tecnici, economici e strategici, con l’obiettivo di offrire un Europeo all’altezza delle aspettative di tifosi, istituzioni e partner commerciali.






