Un sequestro preventivo da quasi 153 milioni di euro scuote il gruppo imprenditoriale riconducibile ad Alfredo Guerri, l’imprenditore campano che dalla fine di luglio è proprietario della Juve Stabia, club che milita in Serie B. La Guardia di Finanza di Napoli ha congelato crediti d’imposta per un valore complessivo di 152.959.525,45 euro, ritenuti dagli inquirenti non dovuti perché collegati a interventi edilizi mai realizzati, eseguiti solo parzialmente oppure documentati in modo difforme rispetto allo stato effettivo dei cantieri.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli, Federica De Bellis, su richiesta della Procura partenopea, guidata da Nicola Gratteri. L’inchiesta riguarda due società del settore edilizio riconducibili a Guerri e prende in esame un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2024, gli anni nei quali il Superbonus 110% ha alimentato un vasto sistema di lavori agevolati, cessione dei crediti e compensazione fiscale.
Secondo la ricostruzione investigativa, i crediti sarebbero stati creati attraverso documenti e attestazioni non corrispondenti alla realtà. Le verifiche avrebbero interessato 64 cantieri, in gran parte condomini situati nella provincia di Napoli. In diversi casi, sostengono gli inquirenti, le opere sarebbero rimaste sulla carta; in altri sarebbero state avviate ma non completate nella misura dichiarata. La Juve Stabia, precisano le fonti giudiziarie e giornalistiche, non è coinvolta nell’inchiesta, che riguarda esclusivamente le attività delle società edilizie.
L’indagine partita da due denunce
L’inchiesta della Procura di Napoli sarebbe partita nel 2023 dopo due segnalazioni: una presentata dall’amministratore di un condominio di Casoria e l’altra dal proprietario di un immobile situato a Pescocostanzo, in Abruzzo. Proprio quest’ultimo episodio avrebbe consentito agli investigatori di individuare una delle modalità attraverso le quali, secondo l’accusa, sarebbero stati generati i crediti fiscali.
Il proprietario dell’immobile aveva affidato a una società riconducibile a Guerri soltanto uno studio di fattibilità, con l’obiettivo di verificare se l’edificio potesse accedere alle agevolazioni del Superbonus. Non sarebbe mai stato firmato un contratto d’appalto per l’esecuzione dei lavori. Nonostante questo, il proprietario avrebbe successivamente scoperto l’esistenza, nel proprio cassetto fiscale, di un credito d’imposta superiore ai 30 mila euro a favore dell’impresa.
L’anomalia ha fatto scattare i primi controlli sulla documentazione. Gli investigatori avrebbero rilevato una significativa distanza tra le fatture ricevute, quelle emesse e gli interventi effettivamente riscontrati nei sopralluoghi. Da qui si sarebbe sviluppata un’indagine più ampia sulla società Alfredo Guerri srl, successivamente incorporata, nel giugno 2024, dalla Domus srl.
Le verifiche avrebbero poi coinvolto decine di cantieri e una pluralità di condomini. Gli accertamenti tecnici e i sopralluoghi della Guardia di Finanza avrebbero mostrato che alcuni lavori non erano mai iniziati, mentre altri risultavano eseguiti soltanto in parte o in una fase diversa rispetto a quella dichiarata nei documenti utilizzati per ottenere i crediti.
Il presunto meccanismo dei crediti fantasma
Il meccanismo ricostruito dalla Procura si sarebbe basato sulla produzione e sull’utilizzo di documentazione tecnica e contabile ritenuta falsa o comunque non corrispondente all’effettivo andamento dei lavori. L’obiettivo sarebbe stato generare crediti d’imposta privi dei requisiti previsti dalla normativa e inserirli successivamente nel circuito della cessione.
In base agli elementi riportati negli atti, il sistema avrebbe funzionato secondo due modalità principali. Quando i lavori non erano mai iniziati, un professionista avrebbe attestato uno stato di avanzamento inesistente. Da quell’asseverazione sarebbero state emesse fatture relative a opere mai eseguite, alle quali sarebbero stati collegati i crediti fiscali.
Quando invece i lavori erano effettivamente partiti, ma risultavano in uno stato più arretrato rispetto a quello indicato, la documentazione avrebbe rappresentato una situazione diversa da quella reale. In alcuni casi, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state indicate date di avvio non corrette oppure sarebbero state certificate opere mai realizzate o non comprese negli accordi originari.
Il passaggio successivo consisteva nella cessione dei crediti. Una volta generati, i titoli fiscali potevano essere trasferiti ad altri soggetti, monetizzati oppure utilizzati in compensazione. Secondo la Guardia di Finanza, alcuni crediti sarebbero stati ceduti a terzi e avrebbero quindi iniziato a circolare al di fuori del rapporto originario tra l’impresa e i proprietari degli immobili.
Il sequestro ha riguardato in particolare i crediti ancora presenti nei cosiddetti cassetti fiscali. La misura ha l’obiettivo di impedire che possano essere ulteriormente ceduti, utilizzati in compensazione o trasferiti ad altri soggetti. Il valore di 152.959.525,45 euro rappresenta dunque l’ammontare dei crediti ritenuti illecitamente generati e ancora individuabili nei sistemi fiscali, non necessariamente una somma di denaro già incassata nella sua totalità.
Nel decreto, la giudice avrebbe definito le condotte contestate come particolarmente allarmanti, evidenziando una presunta notevole spregiudicatezza nella gestione della documentazione. La circostanza che una parte dei crediti fosse già stata ceduta a terzi avrebbe inoltre rafforzato, secondo il gip, la necessità di bloccare con urgenza quelli ancora disponibili.
Un secondo procedimento e l’interdittiva
L’inchiesta della Procura di Napoli non è l’unico procedimento che coinvolge Guerri. Un’indagine parallela è condotta dalla Procura di Napoli Nord e riguarda, secondo quanto riportato dalle agenzie e dalla stampa locale, ulteriori crediti d’imposta ritenuti indebitamente generati.
A luglio, nell’ambito di questo secondo fascicolo, era già stato disposto un sequestro preventivo per circa 14,5 milioni di euro, con misure riguardanti anche società riconducibili all’imprenditore. Il nuovo sviluppo è rappresentato dalla misura interdittiva che vieterebbe a Guerri di esercitare attività d’impresa per un anno. Nei confronti di un altro indagato, un ingegnere, sarebbe stato disposto il divieto di esercitare la professione tecnica.
La misura interdittiva non equivale a una condanna e si inserisce nella fase delle indagini preliminari. Guerri potrà contestare i provvedimenti e presentare ricorso contro il sequestro davanti al Tribunale del Riesame. Anche le ipotesi formulate dalla Procura dovranno essere verificate nel corso delle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
La Juve Stabia estranea all’inchiesta
Sul piano formale, la società calcistica Juve Stabia non risulta coinvolta nel procedimento sul Superbonus. L’inchiesta riguarda le società edilizie riconducibili a Guerri e non la gestione sportiva, amministrativa o finanziaria del club. La squadra, dunque, non è destinataria del sequestro dei crediti e non risulta accusata di alcun illecito collegato ai lavori edilizi.
L’estraneità giudiziaria della società, tuttavia, non significa che la vicenda sia priva di conseguenze per il club. Guerri è il proprietario della Juve Stabia e, fino alla giornata del 24 settembre, ne era anche il presidente. Il coinvolgimento del principale azionista in un’indagine di questa portata può incidere sulla continuità della governance, sulla reputazione della società e sulla capacità di garantire stabilità finanziaria nel medio periodo.
Nelle ore successive alla notizia del maxi-sequestro, il consiglio di amministrazione della Juve Stabia è stato azzerato. Il nuovo presidente è Alfonso Morrone, mentre Salvatore Scarpa è stato indicato come vicepresidente e Mario Ferrara come consigliere. Scarpa e Ferrara avevano già ricoperto il ruolo di amministratori giudiziari del club. Il precedente consiglio era composto da Guerri, Francesca Sosti e Vittorio Carratù.
Secondo quanto riportato, la revoca sarebbe stata adottata per giusta causa dalla Domus srl, società che controlla il 100% delle azioni della Juve Stabia. La decisione rappresenta una conseguenza diretta sul piano societario, pur senza trasformare l’indagine edilizia in un procedimento a carico del club.
Quali conseguenze per il club
Le possibili ricadute sulla Juve Stabia possono essere suddivise in tre piani: societario, finanziario e sportivo. Il primo è già evidente. La sostituzione del consiglio di amministrazione modifica gli equilibri interni e trasferisce la gestione ordinaria del club a un nuovo vertice. L’obiettivo è garantire continuità alla società e separare, almeno sul piano organizzativo, l’attività calcistica dalle vicende giudiziarie che riguardano le aziende del proprietario.
Sul piano finanziario, il tema più delicato riguarda la disponibilità delle risorse necessarie a sostenere il club. Il sequestro colpisce crediti fiscali riconducibili alle società edilizie e non direttamente le disponibilità della Juve Stabia. Non è quindi corretto affermare automaticamente che i 153 milioni siano stati sottratti alle casse del club o che la società sportiva sia stata privata di quelle risorse.
Resta però da verificare se l’indagine, il divieto di esercitare attività d’impresa e il congelamento dei crediti possano incidere sui flussi finanziari del gruppo proprietario. Una società calcistica professionistica deve sostenere costi rilevanti e regolari: stipendi, contributi, trasferte, strutture, settore giovanile, mercato e adempimenti federali. Se il proprietario o la società controllante dovessero incontrare difficoltà di liquidità, la nuova governance potrebbe essere chiamata a individuare rapidamente risorse alternative e garanzie finanziarie.
L’eventuale problema, tuttavia, non sarebbe determinato dal sequestro in quanto tale, ma dalle conseguenze economiche complessive dell’inchiesta sulle società proprietarie e sulla capacità dell’azionista di assicurare il normale finanziamento del club. Saranno quindi decisivi i bilanci della Juve Stabia, la situazione dei conti societari, gli eventuali versamenti già effettuati e la presenza di altri soci o finanziatori.
Sul piano sportivo, non emergono al momento elementi che facciano pensare a sanzioni automatiche per la squadra. La responsabilità della società calcistica non può essere desunta soltanto dal fatto che il suo proprietario sia indagato per vicende estranee all’attività sportiva. Eventuali provvedimenti della giustizia sportiva richiederebbero contestazioni specifiche, riferite alla Juve Stabia o a condotte compiute nell’ambito del calcio.
La conseguenza più immediata potrebbe essere dunque di natura gestionale e reputazionale: maggiore attenzione da parte di tifosi, sponsor, istituzioni sportive e potenziali investitori. La nuova dirigenza dovrà dimostrare che il club è in grado di operare con autonomia, continuità e trasparenza, mantenendo separati i propri conti e le proprie attività da quelle delle società coinvolte nell’indagine.
L’udienza sulle misure di prevenzione
La vicenda si intreccia con un precedente percorso giudiziario che aveva già interessato la Juve Stabia. Il club era stato rilevato da Guerri nell’ambito di una procedura di amministrazione giudiziaria avviata dopo sospetti condizionamenti della criminalità organizzata nella precedente gestione. Il procedimento coinvolgeva il pool anticamorra e la Direzione nazionale antimafia.
Per il 24 settembre era prevista un’udienza davanti alla sezione misure di prevenzione. L’appuntamento assume ora un rilievo particolare perché si colloca nello stesso giorno del maxi-sequestro e del cambio ai vertici della società. Il Tribunale dovrà valutare il quadro complessivo relativo alla gestione e alla proprietà del club, tenendo distinti gli elementi che riguardano la Juve Stabia da quelli relativi alle imprese edilizie.
Non è ancora possibile stabilire se il nuovo assetto societario sarà sufficiente a garantire la prosecuzione dell’attività senza ulteriori interventi. Molto dipenderà dalle decisioni dell’autorità giudiziaria, dall’evoluzione dell’inchiesta sul Superbonus e dalla capacità del nuovo consiglio di amministrazione di fornire garanzie sulla solidità economica della società.
Conclusiome
Il maxi-sequestro è una misura cautelare e non rappresenta una sentenza definitiva. Le accuse dovranno essere sottoposte al contraddittorio e la difesa di Guerri potrà contestare sia la ricostruzione dei fatti sia l’ammontare dei crediti considerati illegittimi. L’imprenditore potrà inoltre impugnare il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame.
Il procedimento dovrà chiarire il ruolo delle società coinvolte, dei professionisti che avrebbero attestato lo stato dei lavori, dei condomini e degli eventuali soggetti che avrebbero acquistato o utilizzato i crediti. Sarà inoltre necessario stabilire quanti interventi siano stati completamente inesistenti, quanti siano stati eseguiti solo parzialmente e quale sia l’effettivo danno per l’Erario.
Per la Juve Stabia, intanto, la priorità sarà mantenere separata la gestione sportiva dalla vicenda giudiziaria. Il club risulta estraneo alle contestazioni sul Superbonus, ma dovrà affrontare una fase delicata sul piano societario. Il cambio del consiglio di amministrazione e l’uscita di Guerri dalla presidenza sono il primo effetto concreto dell’inchiesta. Le conseguenze più importanti, finanziarie e istituzionali, dipenderanno invece dall’evoluzione dei procedimenti e dalla capacità della nuova dirigenza di garantire stabilità al progetto gialloblù.






