Me Contro Te, sito chiuso per “aggiornamenti tecnici”: il tempismo coincide con il ricorso di Consumerismo per marketing ai minori e violazioni della privacy

Il sito ufficiale dei Me Contro Te, il brand di intrattenimento per bambini creato da Luigi Calagna e Sofia Scalia, è al momento offline. Accedendo al portale compare una schermata bianca con il logo del duo che informa gli utenti di una “sospensione temporanea dovuta a interventi tecnici di aggiornamento e ottimizzazione”. Lo stop arriva pochi giorni dopo il ricorso presentato dall’associazione Consumerismo No Profit al Tribunale civile di Palermo contro la società che gestisce il marchio, anche se al momento non risulta alcun provvedimento giudiziario che abbia imposto la chiusura.

Chi sono i Me Contro Te: origine, crescita e modello di business

I Me Contro Te sono il brand di intrattenimento per bambini creato dalla coppia siciliana Luigi Calagna (Luì) e Sofia Scalia (Sofì), diventati negli anni uno dei fenomeni più rilevanti del digital entertainment italiano rivolto all’infanzia. Il progetto nasce il 4 ottobre 2014, quando i due, allora poco più che ventenni e ancora studenti in provincia di Palermo, pubblicano il primo video sul loro canale YouTube: una challenge ispirata al film The Maze Runner, girata in cameretta con un telefonino appoggiato su un libro.

Il nome “Me Contro Te” deriva proprio da questa impostazione iniziale: i video mostravano Luì e Sofì che si sfidavano in prove più o meno assurde, creando un formato semplice, ripetibile e adatto a un pubblico giovane. In pochissimo tempo il canale cresce: già nel settembre 2015 superano i 100.000 iscritti, per poi arrivare negli anni successivi a milioni di follower, con un pubblico composto in larga parte da bambini e preadolescenti.

Dall’intrattenimento online all’“impero” Me Contro Te

Quello che inizia come un esperimento amatoriale si trasforma rapidamente in un vero e proprio ecosistema di contenuti e prodotti. Attorno ai personaggi di Luì e Sofì viene costruito un universo che va ben oltre YouTube: film per il cinema, canzoni, spettacoli dal vivo nei palazzetti, libri, giocattoli, prodotti scolastici, linee di merchandising e gadget di ogni tipo.

I Me Contro Te arrivano al cinema con titoli come Me Contro Te: Il mistero della scuola incantata e Missione Giungla, ottenendo incassi che, in alcuni casi, superano quelli di grandi produzioni italiane per famiglie, battendo al botteghino anche nomi consolidati come Checco Zalone. Questo successo dimostra quanto in Italia ci fosse un bisogno di cinema pensato specificamente per l’infanzia, un settore spesso trascurato dalle major tradizionali.

Parallelamente, il brand si espande nell’editoria con i “fantalivri”: volumi illustrati, libri‑gioco e racconti a tema, tra cui Le fantalivre dei Me Contro Te, Luì e Sofì, nostra storia e I fantacontes. La musica, gli spettacoli dal vivo e le collaborazioni con aziende per prodotti a marchio completano un modello di business in cui il canale YouTube funziona da motore di visibilità, mentre il vero fatturato arriva da merchandising, licensing e diritti.

Il pubblico di riferimento: bambini, preadolescenti e famiglie

Il target principale dei Me Contro Te è composto da bambini della scuola primaria e preadolescenti, con un forte coinvolgimento anche dei genitori, che spesso accompagnano i figli alla visione dei video, all’acquisto dei prodotti e alla partecipazione agli eventi. I contenuti sono pensati per essere colorati, ritmati, pieni di sfide, giochi e situazioni comiche, con un linguaggio semplice e ripetitivo, adatto a un pubblico molto giovane.

La schermata di sospensione e il tempismo della chiusura

Da questo pomeriggio chiunque tenti di raggiungere il sito dei Me Contro Te per acquistare gadget o consultare le ultime novità sul brand si trova di fronte a una pagina statica con il (vecchio) logo e un messaggio generico su lavori tecnici in corso. L’improvvisa necessità di “aggiornamento e ottimizzazione” appare strettamente collegata, secondo diverse ricostruzioni, al recente deposito in tribunale da parte di Consumerismo, che ha accusato la “Me contro Te S.r.l.” di aver messo in atto pratiche commerciali scorrette rivolte ai minori e di aver violato norme su trasparenza e privacy.

La tempistica non è casuale: l’azione inibitoria è stata depositata il 14 settembre 2026 e riguarda proprio il modo in cui, secondo l’associazione, contenuti pensati per un pubblico molto giovane e attività commerciali convivrebbero negli spazi digitali del brand. Tuttavia, la schermata online parla esclusivamente di interventi tecnici e, almeno per ora, non c’è un provvedimento dell’autorità giudiziaria che abbia ordinato la sospensione del portale.

Le accuse di Consumerismo: marketing diretto ai minori e commistione tra intrattenimento e vendita

Al centro del ricorso c’è la tesi secondo cui il sito e le app dei Me Contro Te non si limiterebbero a offrire intrattenimento, ma sarebbero strutturati come un vero e proprio modello di business orientato alla vendita, con contenuti costruiti per stimolare l’acquisto diretto o indiretto. Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, ha spiegato che, secondo il Codice di Consumo, i bambini – in particolare quelli in età preadolescenziale – non dovrebbero essere destinatari di vendite o marketing diretto, e che invece nei canali ufficiali del duo i contenuti ludici convivrebbero con richiami espliciti all’acquisto

Tra gli elementi citati nel ricorso c’è la presenza, sul sito, di una sezione “Negozio” accompagnata dall’invito “Vai allo shop!”, che indirizzava gli utenti verso uno spazio Amazon dedicato ai prodotti del duo tramite un link di affiliazione. Secondo Consumerismo, questo sistema potrebbe spingere direttamente i minori verso l’acquisto di merchandising, rendendo poco evidente il confine tra il contenuto fruito per divertimento e il messaggio commerciale. “Il piccolo fruitore viene attirato da contenuti di intrattenimento, i quali però sono costruiti artificiosamente per stimolare l’acquisto, diretto o indiretto”, ha dichiarato Gabriele, sostenendo che il risultato sarebbe quello di portare i bambini a chiedere ai genitori di comprare.

L’associazione segnala inoltre un’insufficiente trasparenza sull’identità del venditore, sulla natura affiliata del collegamento e sulle condizioni di vendita, oltre a questioni relative a garanzia, recesso e assistenza. Consumerismo parla di una commistione tra intrattenimento e pubblicità che non sarebbe adeguatamente segnalata, un aspetto particolarmente delicato considerando che il pubblico di riferimento è composto in larga parte da bambini e preadolescenti.

Oltre alle questioni commerciali, Consumerismo ha sollevato una serie di critiche relative alla tutela della privacy degli utenti. Secondo l’associazione, l’informativa presente sul portale sarebbe obsoleta, ferma al 2019, e non spiegherebbe con sufficiente chiarezza alcuni aspetti legati alla raccolta e all’utilizzo dei dati. “Non viene chiarito in modo trasparente che i dati degli utenti vengono profilati a scopi commerciali e messi a disposizione di soggetti terzi”, ha sottolineato Gabriele.

Tra le criticità indicate figurano anche il sistema di gestione dei cookie, l’assenza di strumenti specifici per verificare l’età degli utenti e la mancanza di un meccanismo di consenso genitoriale quando necessario. Si tratta di elementi che, secondo Consumerismo, dovrebbero essere prioritari per un sito che si rivolge quasi esclusivamente a un pubblico di bambini piccoli. L’associazione riferisce di avere già segnalato il caso all’Antitrust lo scorso 9 giugno, chiedendo che le questioni riguardanti i dati personali fossero portate anche all’attenzione del Garante per la privacy, prima di arrivare a settembre all’azione davanti al Tribunale civile di Palermo.

Cosa chiede Consumerismo al tribunale e quali cambiamenti potrebbero arrivare

Con l’azione inibitoria depositata il 14 settembre, Consumerismo chiede al Tribunale civile di Palermo di ordinare la cessazione delle pratiche contestate e di imporre l’adeguamento del sito e delle app alle normative vigenti. “Vogliamo l’interruzione immediata di tutte le pratiche commerciali scorrette e l’adeguamento della normativa sulla privacy, così come richiesto a qualsiasi operatore commerciale”, ha spiegato Gabriele.

Tra le richieste avanzate dall’associazione ci sono:

  • una separazione più evidente tra pubblicità e intrattenimento, in modo che i minori possano distinguere chiaramente i contenuti ludici dai messaggi commerciali;
  • la revisione e l’aggiornamento delle informative sulla privacy, con una spiegazione trasparente delle modalità di raccolta, profilazione e condivisione dei dati;
  • l’introduzione di sistemi di verifica dell’età e di consenso genitoriale, per garantire che i minori non siano esposti a pratiche di marketing diretto senza il controllo degli adulti;
  • la rimozione del collegamento diretto allo shop dagli spazi rivolti ai bambini, oppure il suo inserimento dietro un filtro anagrafico che ne limiti l’accesso ai soli utenti maggiorenni o autorizzati.

Il prossimo capitolo della vicenda è previsto per venerdì 18 dicembre, giorno fissato per la prima udienza del caso. Sarà allora che il tribunale potrà valutare se accogliere, almeno in parte, le richieste di Consumerismo e quali eventuali misure imporre alla società che gestisce il brand.

Il contesto: un brand diventato un impero dell’intrattenimento per bambini

Resta da capire se la temporanea indisponibilità del sito sia effettivamente collegata agli interventi richiesti da Consumerismo o se si tratti di una scelta autonoma della società, motivata ufficialmente con ragioni tecniche. Quel che è certo è che il caso riguarda un brand che, negli ultimi dodici anni, è diventato uno dei più importanti dell’intrattenimento italiano per bambini. Dopo l’esordio su YouTube nel 2014, i Me Contro Te hanno costruito attorno ai loro personaggi un universo che comprende cinema, musica, libri, giocattoli, prodotti scolastici e numerose linee di merchandising.

La vicenda solleva questioni più ampie sul confine tra contenuti per l’infanzia, influencer marketing e protezione dei minori online, in un contesto in cui i creator e i brand digitali sono sempre più integrati con attività commerciali e di e-commerce. Il caso dei Me Contro Te potrebbe quindi diventare un riferimento importante anche per altre realtà che operano nello stesso settore, spingendo verso una maggiore chiarezza su come si rivolgono ai pubblici più giovani e su come gestiscono i loro dati personali.

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