Il conto corrente dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis è stato oggetto di un pignoramento “presso terzi” per il mancato pagamento di circa 7.000 euro di spese legali, nell’ambito della controversia con due suoi ex collaboratori parlamentari. La notizia, riportata da diversi quotidiani nazionali, ha riacceso i riflettori sulla vicenda giudiziaria che vede coinvolta la parlamentare europea, già condannata in primo grado a risarcire circa 300.000 euro agli ex assistenti licenziati nel 2025.
La condanna per i licenziamenti degli ex collaboratori
La vicenda affonda le radici nel licenziamento senza giusta causa di due collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti, avvenuto nel 2025. I due avevano fatto ricorso al Tribunale del lavoro di Milano, ottenendo in primo grado una condanna per Salis al pagamento di un risarcimento complessivo vicino ai 300.000 euro: nello specifico, 153.000 euro a Gelmetti e 147.900 euro a Dadda, oltre alle spese processuali.
Contro la sentenza, l’eurodeputata ha presentato appello, chiedendo anche la sospensione dell’esecuzione della condanna. Entrambe le richieste sono state però respinte ad agosto 2026, con conseguente obbligo per Salis di farsi carico delle spese legali relative a questi procedimenti intermedi, stimate appunto in circa 7.000 euro.
Il pignoramento del conto corrente
Il mancato versamento delle spese legali ha portato i legali degli ex collaboratori ad attivare una procedura di pignoramento presso terzi sul conto corrente dell’eurodeputata. Si tratta dello stesso conto su cui confluisce anche lo stipendio da parlamentare europea, accreditato mensilmente.
Il pignoramento presso terzi è uno strumento di esecuzione forzata previsto dal codice di procedura civile italiano. A differenza del pignoramento “diretto”, che colpisce beni materiali in possesso del debitore (ad esempio un’auto, un immobile o oggetti di valore), il pignoramento presso terzi si rivolge a un soggetto diverso dal debitore, che detiene somme di denaro o beni per suo conto.
Nel caso di Ilaria Salis, il “terzo” è la banca dove l’eurodeputata ha il conto corrente. I creditori – in questo caso i legali che rappresentano gli ex collaboratori – chiedono al giudice di ordinare alla banca di bloccare le somme presenti sul conto (o che vi arriveranno in futuro) fino a concorrenza del credito vantato, cioè fino a coprire l’importo delle spese legali non pagate.
La procedura si articola in tre passaggi principali. In primo luogo avviene la notifica del pignoramento: l’atto di pignoramento viene notificato contemporaneamente al debitore (Salis), al terzo pignorato (la banca) e al giudice competente. Da quel momento, la banca è obbligata a non disporre delle somme pignorate senza autorizzazione del giudice.
Segue la dichiarazione del terzo: la banca deve comunicare al giudice e alle parti quali somme detiene per conto del debitore al momento del pignoramento e quali invece sono già vincolate da altri pignoramenti o privilegi.
Infine si arriva all’assegnazione o vendita delle somme: se il debitore non paga volontariamente e non oppone validi motivi, il giudice può ordinare l’assegnazione diretta delle somme ai creditori, fino a coprire il debito, le spese di procedura e gli interessi.
Il pignoramento presso terzi è particolarmente efficace quando il debitore non possiede beni facilmente aggredibili, ma percepisce entrate regolari su un conto corrente: stipendi, pensioni, affitti, compensi professionali o, come in questo caso, l’indennità parlamentare europea.
La legge prevede comunque dei limiti di pignorabilità: una parte dello stipendio o dell’indennità deve rimanere sempre disponibile al debitore per garantire il suo minimo vitale. Nel caso dei parlamentari, la normativa italiana ed europea stabilisce quote indisponibili dell’indennità, ma la parte eccedente può essere pignorata per soddisfare debiti accertati.
Nel caso specifico dell’eurodeputata, il pignoramento mira a garantire il pagamento delle spese legali relative ai procedimenti intermedi sulla sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado. Essendo l’indennità europea accreditata mensilmente sullo stesso conto, i creditori possono contare su un flusso costante di denaro da aggredire, rendendo il pignoramento presso terzi uno strumento particolarmente idoneo a ottenere il soddisfacimento del credito, anche in assenza di altri beni immediatamente pignorabili.
La difesa di Salis: “Nessun rifiuto di pagare”
A prendere le distanze da qualsiasi ipotesi di volontà di sottrarsi agli obblighi economici è arrivato l’avvocato di Ilaria Salis, Gaspare Emanuele Trizzino, che in una nota ha precisato: “Non vi è stato alcun rifiuto di pagare da parte dell’onorevole. Nessuna richiesta di pagamento le è stata portata compiutamente a conoscenza”.
Secondo il legale, pur essendo titolare di un domicilio digitale regolarmente iscritto nell’Indice Nazionale dei Domicili Digitali (INAD), Salis non avrebbe ricevuto a tale indirizzo né l’atto di precetto né l’atto di pignoramento. Di conseguenza, l’eurodeputata non sarebbe a conoscenza né dell’importo esatto preteso né delle coordinate bancarie necessarie per effettuare il pagamento.
Trizzino ha inoltre sottolineato che Salis aveva già incaricato i propri difensori di contattare le controparti per proporre una definizione rateale delle somme eventualmente dovute, dimostrando così disponibilità a trovare una soluzione concordata.
Il contesto politico e le reazioni
La notizia del pignoramento arriva in un momento già delicato per l’immagine pubblica di Ilaria Salis, figura di spicco di Alleanza Verdi e Sinistra ed eurodeputata eletta nelle liste di Avs. La condanna per i licenziamenti degli ex collaboratori aveva già sollevato critiche e polemiche, con alcune voci che avevano messo in discussione la coerenza tra le battaglie politiche dell’eurodeputata – spesso incentrate su temi di giustizia sociale e diritti dei lavoratori – e le vicende personali legate alla gestione del proprio staff.
Il nuovo sviluppo, con il pignoramento del conto per spese legali non saldate, rischia di alimentare ulteriormente il dibattito politico e mediatico, soprattutto in vista della ripresa dei lavori parlamentari e dell’udienza d’appello prevista a ottobre.
Cosa succede ora
In attesa dell’udienza d’appello, la procedura esecutiva sul conto corrente di Salis resta attiva. Se l’eurodeputata regolarizzerà il pagamento delle spese legali una volta ricevuti gli atti e le coordinate, il pignoramento potrà essere revocato. In caso contrario, i creditori potranno proseguire nell’esecuzione forzata per ottenere il soddisfacimento del credito, nei limiti previsti dalla legge per le indennità parlamentari.
Nel frattempo, la vicenda continua a tenere banco non solo nelle cronache giudiziarie, ma anche nel dibattito politico, con implicazioni che potrebbero riverberarsi sulla percezione pubblica dell’eurodeputata e del gruppo parlamentare di appartenenza.






