Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Fabrizio Corona con una multa di 4.950 euro per aver diffuso, senza autorizzazione, audio e messaggi privati scambiati tra l’attore Raoul Bova e l’influencer Martina Ceretti. L’Authority ha giudicato illecita la pubblicazione, avvenuta nel 2025 nel format YouTube Falsissimo, perché i contenuti appartenevano alla sfera intima dell’attore e non sussisteva un interesse pubblico tale da giustificare la divulgazione.
La sanzione: perché “solo” 4.950 euro
Nonostante la gravità della violazione e la delicatezza dei dati trattati (conversazioni intime e affettive), il Garante ha irrogato una sanzione amministrativa contenuta: 4.950 euro. La motivazione è legata alla capacità economica del destinatario della sanzione: nell’anno di riferimento (2025, quello della diffusione dei contenuti) non risultano redditi fiscalmente dichiarati a nome di Corona.
Il provvedimento sottolinea un principio chiave della normativa privacy: la notorietà di una persona non legittima la divulgazione di dati personali e informazioni attinenti alla sua sfera privata, quando tali contenuti non rivestono un effettivo interesse pubblico. Nel caso specifico, la condotta è stata ritenuta finalizzata alla “spettacolarizzazione e alimentazione del gossip”, con danni reputazionali significativi per Bova.
Cosa è successo: gli audio, Falsissimo e la rimozione
Tutto ha origine da una serie di messaggi audio e chat privati tra Raoul Bova e Martina Ceretti, una giovane modella con cui l’attore avrebbe avuto una relazione tenuta nascosta alla compagna Rocío Muñoz Morales. Uno degli audio, diventato virale con l’etichetta “occhi spaccanti”, è stato diffuso da Fabrizio Corona in una puntata di Falsissimo, il format lanciato su YouTube all’inizio del 2025 per tentare un ritorno nel mondo del gossip dopo anni di vicende giudiziarie e condanne.
A seguito del reclamo presentato da Bova, il Garante ha ordinato la rimozione dei contenuti relativi all’attore dalle piattaforme digitali. Google e l’Authority hanno dato ragione all’attore, oscurando i video e i file audio incriminati. Lo stesso Corona, in alcune dichiarazioni, aveva annunciato la cancellazione dei contenuti su Bova dopo l’intervento del Garante.
Il filone penale: Federico Monzino indagato per tentata estorsione
Parallelamente al procedimento amministrativo davanti al Garante della privacy, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta penale per tentata estorsione legata agli audio privati di Raoul Bova. A essere iscritto nel registro degli indagati è l’imprenditore milanese Federico Monzino, 30 anni, vicino all’influencer Martina Ceretti. Secondo l’ipotesi accusatoria, Monzino avrebbe inviato a Bova, utilizzando una SIM spagnola, alcuni messaggi anonimi in cui lo minacciava di diffondere le conversazioni private intercorse tra l’attore e la Ceretti, poi effettivamente pubblicate da Fabrizio Corona nel programma Falsissimo.
L’indagine era stata avviata già a fine luglio 2025, ma fino a settembre non c’erano persone formalmente indagate. Monzino era già coinvolto nella vicenda, ma non come indagato: in alcune interviste aveva dichiarato di essere stato lui a inviare a Corona i messaggi tra Bova e Ceretti, sostenendo che la modella fosse d’accordo, ma aveva negato di averli inviati anche a Bova e quindi di avere un ruolo nella presunta tentata estorsione. Le sue versioni non hanno tuttavia impedito l’apertura del fascicolo per estorsione, né hanno modificato la valutazione del Garante sulla illiceità della diffusione dei contenuti.
I messaggi al centro dell’inchiesta mostrano che Bova avrebbe avuto una relazione con Ceretti, a quanto sembra all’insaputa della sua compagna, l’attrice Rocío Muñoz Morales. La Procura sta quindi verificando se le condotte contestate a Monzino configurino gli estremi della tentata estorsione nei confronti dell’attore, in un quadro in cui si intrecciano dinamiche private, pressioni mediatiche









