La procura di Milano ha chiesto al tribunale di respingere il piano presentato da Foodinho (la società italiana di Glovo) per ottenere la revoca del controllo giudiziario, sostenendo che il nuovo sistema retributivo continui a lasciare fuori dal calcolo circa il 30% delle ore effettivamente lavorate dai rider. Per i magistrati, l’aumento formale a 3 euro a consegna e a 14 euro lordi l’ora non basta: il meccanismo di calcolo dei compensi, basato sul “tempo effettivo calmierato”, farebbe risultare meno ore lavorate rispetto a quelle reali, riducendo di fatto la retribuzione complessiva.
Controllo giudiziario su Glovo: cos’è e perché è stato imposto
Il controllo giudiziario è una misura eccezionale con cui il tribunale nomina un amministratore giudiziario che affianca la direzione aziendale per interrompere e correggere una situazione di illegalità accertata. Nel caso di Foodinho-Glovo, la procura di Milano ha disposto la misura a febbraio 2026 ipotizzando caporalato e sfruttamento del lavoro: l’accusa è che la piattaforma abbia costruito il proprio modello su compensi troppo bassi, tutele contrattuali inadeguate, scarsa sicurezza e un’organizzazione del lavoro che approfitta dello “stato di bisogno” dei lavoratori.
In Italia i rider di Glovo sono circa 40mila, di cui 2mila nella sola Milano, sede di Foodinho. La procura, guidata dal pm Paolo Storari, ha usato negli ultimi anni strumenti simili contro grandi aziende della logistica, della distribuzione e della moda, spingendo le imprese a concordare con i magistrati piani di correzione per ottenere la revoca delle misure.
Il piano di Glovo: 3 euro a consegna e 14 euro l’ora, ma con un “tempo effettivo” che esclude le attese
Per uscire dal controllo, Foodinho ha proposto di alzare il compenso minimo per singola consegna da 2,50 a 3 euro e il minimo orario lordo da 10 a 14 euro, introducendo anche un nuovo contratto collettivo per i rider. Sulla carta, si tratta di “aumenti significativi”: +20% sulla tariffa a corsa e +40% sul minimo orario.
Tuttavia, il cuore della contestazione della procura riguarda il modo in cui Glovo calcola le ore da retribuire. Il sistema non prende come riferimento l’intero arco di tempo in cui il rider è “a disposizione” della piattaforma (dal login al logout), ma solo il tempo impiegato nelle consegne, definito “tempo effettivo calmierato”. In pratica, restano fuori dal calcolo i tempi di attesa tra una consegna e l’altra, anche se il rider è connesso, disponibile e di fatto al lavoro.
La procura ha esaminato i guadagni di circa 26mila rider a giugno 2026, dopo un mese di sperimentazione delle nuove regole. Su oltre 1 milione di ore lavorate, il parametro usato da Glovo ne avrebbe riconosciute circa 855mila, pari al 71,4%: più del 28% del tempo effettivo non sarebbe stato pagato, ovvero circa 13 ore al mese per rider. Secondo i magistrati, questo meccanismo fa sì che i rider vengano pagati di più “ogni ora”, ma per un numero di ore inferiore a quelle realmente lavorate, con un guadagno complessivo più basso di quello che spetterebbe loro.
I numeri della procura: oltre la metà dei rider sotto i 14 euro, algoritmo “opaco” e contributi a carico dei lavoratori
Sempre secondo la procura, con il sistema proposto da Glovo oltre la metà dei rider non raggiungerebbe il minimo di 14 euro l’ora, attestandosi su una media di 13,76 euro. L’azienda replica sostenendo che, con le nuove regole, praticamente tutti i rider arriverebbero a quel valore, ma i dati analizzati dagli amministratori giudiziari raccontano un’altra dinamica.
Oltre al nodo delle ore non pagate, la procura contesta l’uso stesso dell’algoritmo per determinare i compensi, definito “completamente opaco, non intellegibile e tanto meno verificabile” dai lavoratori. Questo aspetto rafforza l’idea di un potere decisionale concentrato nella piattaforma, con i rider privi di possibilità di negoziare né la consegna né il prezzo, elemento che per i magistrati avvicina il rapporto di lavoro a quello subordinato.
Un’altra criticità riguarda l’inquadramento contrattuale: i rider sono classificati come lavoratori autonomi e devono versare da soli i contributi alla gestione separata INPS, mettendo da parte la somma dovuta sul proprio compenso; secondo la procura, però, la gran parte di loro non lo fa, generando di fatto una forte evasione contributiva e riducendo i diritti previdenziali maturati. Inoltre, la gestione separata prevede una maggiorazione del 4% a carico dell’azienda sul compenso lordo, che il lavoratore potrebbe far pagare all’impresa, ma Glovo ha strutturato il contratto in modo che il compenso sia già comprensivo di questa componente: il 4% non è aggiunto sopra la tariffa, ma è incluso dentro di essa, togliendo di fatto ai rider la possibilità di farla pagare all’azienda. Secondo i calcoli contenuti nel provvedimento, tolto quel 4% il compenso effettivo che risulta dall’aumento promesso da Glovo non sarebbe di 14 euro l’ora e di 3 euro a consegna, ma rispettivamente di 13,46 euro l’ora e di 2,88 euro a consegna, mostrando come una quota che dovrebbe essere a carico dell’impresa sia assorbita dentro la tariffa e renda il compenso reale inferiore a quello apparente.
La richiesta della procura: respingere la revoca e imporre retribuzioni sul tempo effettivo di prestazione
Alla luce di questi elementi, il pm Paolo Storari, in un parere di otto pagine depositato il 18 agosto 2026, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari (gip) Roberto Crepaldi di respingere la richiesta di revoca avanzata da Foodinho a giugno e di mantenere in vigore il controllo giudiziario. La procura chiede al gip di far “immediatamente cessare la situazione di illegalità” attraverso l’amministratore giudiziario già nominato, imponendo “retribuzioni che tengano conto del tempo effettivo della prestazione resa dal lavoratore”.
In altre parole, per i magistrati non basta alzare le tariffe minime se il sistema di calcolo continua a escludere una fetta rilevante del tempo lavorato. La decisione definitiva spetta ora al gip, che dovrà valutare se le modifiche introdotte da Glovo siano sufficienti a revocare la misura o se, come sostiene la procura, permangano le condizioni che avevano portato al controllo giudiziario.









