Dopo 25 anni di rinvii, il processo all’ideatore degli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre fissato per il 5 giugno 2028

Dopo quasi venticinque anni di rinvii, contenziosi, cambi di giudice e un patteggiamento naufragato, il processo per gli attentati dell’11 settembre 2001 ha finalmente una data certa: si aprirà il 5 giugno 2028 davanti alla commissione militare di Guantánamo Bay, a Cuba. La decisione è stata annunciata mercoledì 26 agosto 2026 dal tenente colonnello dell’Air Force Michael Schrama, giudice militare incaricato del caso, che ha respinto la richiesta dell’accusa di anticipare l’inizio a gennaio 2027, ritenendo necessario più tempo per sciogliere i nodi preliminari che bloccano il procedimento da quasi due decenni.

La fissazione del 5 giugno 2028 arriva a pochi giorni dal 25° anniversario degli attacchi che sconvolsero gli Stati Uniti e il mondo, causando quasi 3.000 morti tra New York, Washington e la Pennsylvania. Per le famiglie delle vittime, ogni nuova data riapre una ferita rimasta sospesa per anni: “Sono vent’anni che chiediamo una data per il processo. Speriamo che questa volta sia quella buona”, ha dichiarato al New York Post Jim Smith, ex agente della polizia di New York che perse la moglie Moira, morta mentre prestava soccorso dopo gli attacchi.

Schrama è il quinto giudice a occuparsi di un procedimento che ha già visto avvicendarsi quattro magistrati senza riuscire ad arrivare al dibattimento. La sua ordinanza di 11 pagine stabilisce che il “processo sul merito” inizierà il 5 giugno 2028, con la selezione della giuria militare che partirà proprio in quella data.

Una data attesa, ma ancora lontana: il calendario del processo

La decisione di Schrama segna l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria che ha attraversato cinque presidenze americane, innumerevoli ricorsi e una serie di ostacoli legali senza precedenti. Il giudice ha respinto la richiesta dell’accusa di anticipare l’inizio a gennaio 2027, spiegando che la corte deve ancora risolvere numerose questioni preliminari prima di poter aprire il dibattimento.

Tra le scadenze da rispettare, la corte dovrà definire quali prove saranno ammissibili, gestire le richieste della difesa e preparare la giuria militare. Se tutte le scadenze verranno rispettate, le argomentazioni iniziali potrebbero cominciare proprio il 5 giugno 2028, più di 26 anni e otto mesi dopo gli attacchi.

Un precedente processo, previsto per il 2021, era stato cancellato, e anche l’appuntamento del 2028 potrebbe slittare se non verranno rispettate le scadenze fissate per la fase preliminare.

I quattro imputati: Khalid Sheikh Mohammed e i tre presunti complici

Al centro del procedimento c’è Khalid Sheikh Mohammed, considerato la mente organizzativa e il principale ideatore degli attacchi alle Torri Gemelle, al Pentagono e all’aereo precipitato in Pennsylvania. Arrestato in Pakistan nel marzo 2003, Mohammed è stato detenuto per tre anni in strutture segrete della CIA prima di essere trasferito nel 2006 alla base di Guantánamo, dove si trova ancora oggi.

Con lui compariranno davanti alla corte militare tre presunti complici: Walid bin Attash (noto anche come Walid Muhammad Salih Mubarak bin ‘Atash), Mustafa al-Hawsawi (Mustafa Ahmed Adam al Hawsawi) e Ammar al-Baluchi (Ali Abdul Aziz Ali). Tutti e quattro sono accusati di aver partecipato alla pianificazione, all’organizzazione e al supporto logistico degli attentati, inclusi i dirottamenti degli aerei passeggeri.

Mohammed era considerato uno dei principali luogotenenti del leader di Al-Qaeda, Osama bin Laden, prima del suo arresto. È accusato di aver ideato e diretto il piano per dirottare aerei passeggeri e schiantarli contro il World Trade Center e il Pentagono. Un quarto aereo dirottato si è invece schiantato in un campo in Pennsylvania. Gli attacchi causarono la morte di quasi tremila persone.

Perché il processo slitta al 2028: i nodi irrisolti tra torture e prove

I pubblici ministeri avrebbero voluto anticipare l’inizio del processo a gennaio 2027, ma Schrama ha respinto la richiesta, spiegando che la corte deve ancora risolvere numerose questioni preliminari prima di poter aprire il dibattimento. Tra i punti più delicati spicca l’utilizzabilità delle confessioni rese dagli imputati dopo essere stati sottoposti a tecniche di interrogatorio equiparabili alla tortura, un tema che ha alimentato un lungo contenzioso sull’equità del processo.

Un altro nodo riguarda la gestione delle prove e la possibilità di ammettere determinati elementi in aula, dopo anni di battaglie legali su cosa possa essere considerato lecito in un tribunale militare. Schrama ha sottolineato che il tempo aggiuntivo fino al 2028 serve proprio a “risolvere le controversie preliminari”, comprese quelle sulle prove che potranno essere ammesse.

Uno dei nodi giuridici principali riguarda la possibilità che gli imputati possano avere un processo equo dopo le torture subite mentre erano sotto la custodia della CIA. Il patteggiamento avrebbe permesso di evitare parte di queste controversie, ma il suo fallimento ha riaperto la strada a un processo pieno di incognite.

Il patteggiamento fallito del 2024 e la svolta del 2025

Il caso era arrivato vicino a una conclusione nel 2024, quando Mohammed, bin Attash e al-Hawsawi avevano accettato un accordo con l’amministrazione Biden. Il patteggiamento prevedeva l’ammissione di responsabilità in cambio dell’ergastolo, evitando così la pena di morte. Alcune famiglie delle vittime avevano accolto favorevolmente quella soluzione, considerandola un modo per arrivare a una conclusione del procedimento prima che gli imputati morissero in carcere.

Altre famiglie si erano invece opposte, ritenendo che soltanto la condanna a morte potesse rappresentare una pena proporzionata alla gravità degli attentati. Di fronte alle proteste, l’amministrazione Biden aveva cercato di bloccare l’intesa già raggiunta, aprendo un nuovo contenzioso e allontanando ulteriormente la prospettiva del processo.

Nel giugno 2025 una corte d’appello statunitense ha respinto definitivamente l’accordo, mentre i legali di Mohammed hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Gli avvocati dell’imputato non hanno per ora commentato la decisione di Schrama.

L’intesa prevedeva per Mohammed e due coimputati l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale e li obbligava a rispondere alle domande dei familiari delle vittime. In seguito l’amministrazione Biden ha respinto l’accordo, dopo due anni di negoziati.

Guantánamo: il simbolo di un processo bloccato

Gli Stati Uniti hanno usato Guantánamo, una base navale isolata a Cuba, per detenere militanti catturati nella “guerra al terrorismo” dopo l’11 settembre, così da impedire agli imputati di rivendicare diritti previsti dalla legge americana. Al suo apice, il centro di detenzione ospitava circa 800 prigionieri, gradualmente trasferiti in altri Paesi negli anni successivi. Oggi ne resta solo una piccola parte, e Mohammed con i suoi tre coimputati sono tra gli ultimi detenuti ancora reclusi nella base.

La scelta di Guantánamo come sede del processo non è casuale: il tribunale militare è stato creato appositamente per giudicare i sospetti terroristi catturati dopo l’11 settembre, ma è stato spesso criticato per la lentezza, le controversie sulle torture e le difficoltà nel garantire un processo equo.

Mohammed e i suoi tre presunti complici sono tra gli ultimi detenuti ancora reclusi nella base militare statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba.

Le reazioni delle famiglie e la sfiducia verso il sistema

Per i familiari delle vittime, ogni nuovo rinvio riapre una vicenda rimasta sospesa per anni. Jim Smith ha espresso anche la sfiducia maturata negli anni verso la gestione del procedimento: “Dipenderà tutto dal giudice. Ne abbiamo avuti tanti, alcuni bravi, ma per lo più agenti che non volevano avere nulla a che fare con questo caso. Qualcuno deve farsi coraggio e prendere in mano la situazione”.

La fissazione di una data certa, dopo quasi due decenni di rinvii, è stata accolta con un misto di speranza e scetticismo. Molti si chiedono se il procedimento riuscirà questa volta ad arrivare al dibattimento, o se nuovi ricorsi e contenziosi porteranno a ulteriori slittamenti.

Smith ha perso la moglie Moira, morta mentre prestava soccorso dopo gli attacchi. La sua testimonianza è solo una delle tante di familiari che hanno atteso per anni una data per il processo.

Cosa succederà ora: le prossime scadenze e le incognite

Con la data del 5 giugno 2028 ora fissata, la corte militare dovrà rispettare una serie di scadenze preliminari per arrivare al dibattimento. Tra queste, la risoluzione delle questioni sulle prove ammissibili, la gestione delle richieste della difesa e la preparazione della giuria militare.

Resta da vedere se il procedimento riuscirà questa volta ad arrivare al dibattimento dopo quasi due decenni di rinvii e contenziosi. Per ora, la data del 5 giugno 2028 resta l’unico punto fermo in un caso che ha visto avvicendarsi cinque giudici,innumerevoli ricorsi e un patteggiamento fallito

La decisione di Schrama arriva a pochi giorni dal 25esimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, che sconvolsero gli Stati Uniti e il mondo causando quasi 3.000 morti.

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