Primo soccorso, la legge Bove è bloccata: mancano indicate le coperture per 5 milioni

Primo soccorso, la legge Bove è bloccata: mancano indicate le coperture per 5 milioni

Primo soccorso, la legge Bove è bloccata: mancano indicate le coperture per 5 milioni

Un disegno di legge condiviso da tutti i partiti, nato dopo l’arresto cardiaco di Edoardo Bove in Fiorentina-Inter, è bloccato in Senato perché manca il parere sulle coperture economiche. Servirebbero circa 5 milioni di euro all’anno, una cifra modesta nel bilancio statale, ma sufficienti a tenere in stallo l’intero iter.

Cosa prevede il testo e perché è bloccata

Il provvedimento, noto come “legge Bove”, mira a diffondere la cultura del primo soccorso e dell’uso del defibrillatore (DAE) anche al di fuori dello sport. Tra le misure principali c’è l’introduzione di formazione obbligatoria nelle scuole superiori, integrando nei percorsi già previsti sulla sicurezza sul lavoro ore dedicate al primo soccorso e all’uso del DAE. Il testo promuove inoltre la formazione nelle università e in altri contesti educativi, prevede sgravi fiscali per incentivare l’acquisto di defibrillatori, con la riduzione dell’Iva dal 22% al 5%, e impone obblighi di manutenzione regolare e di garanzia di accessibilità e funzionalità dei DAE per i soggetti già tenuti a dotarsene, come le società sportive.

Il provvedimento interviene su un punto cruciale: in caso di arresto cardiaco, i primi 20–60 secondi sono determinanti per evitare danni cerebrali irreversibili; un intervento rapido con massaggio cardiaco e defibrillazione può salvare la vita. Il disegno di legge è all’esame della commissione Istruzione del Senato, che lo sta discutendo in “sede redigente”, una procedura accelerata usata per testi a largo consenso. Tuttavia, la commissione non può votare emendamenti senza il parere della commissione Bilancio sulle coperture economiche. E la commissione Bilancio, a sua volta, non può esprimersi senza l’approvazione del governo, in particolare del ministero dell’Economia (Mef), chiamato a prevedere le risorse nei bilanci annuali.

Il nodo è proprio qui: servono 5 milioni di euro all’anno, soprattutto per finanziare la riduzione dell’Iva sui defibrillatori. Il governo non si è ancora impegnato a garantirli, e questo basta a fermare tutto. Cinque milioni di euro sono una frazione minima rispetto alle spese annuali dello Stato, nell’ordine di mille miliardi di euro. Eppure, senza quelle coperture formali, il parere di Bilancio non arriva e la commissione Istruzione non può procedere. Il risultato è un paradosso: un testo condiviso da Lega, Azione, Forza Italia e Partito Democratico, nato dall’unione di due precedenti proposte, rischia di naufragare non per divergenze politiche, ma per una questione di copertura finanziaria non ancora formalizzata.

La voce di Edoardo Bove e il contesto

Edoardo Bove, oggi al Watford nella seconda serie inglese, ha ripreso a giocare dopo l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, dispositivo che gli impedisce di tornare nel calcio professionistico italiano. In un’intervista a Repubblica, ha commentato lo stallo sulla legge che porta il suo nome dicendo di non voler fare polemica perché la politica non è il suo campo, ma chiedendosi quanto valga una vita umana. Ha ricordato che il primo soccorso è questione di attimi e che, se non si interviene nei primi 20–60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali. Ha aggiunto che è difficile stabilire le priorità su dove posizionare i soldi e che sicuramente non è il suo compito, ma che è frustrante pensare che si rischi di buttare tutto il lavoro fatto.

Bove ha ricordato di aver avuto “fortuna” grazie a un intervento rapido: in 11 minuti era già in ospedale. Ma ha sottolineato che, davanti a un arresto cardiaco, un adulto spesso non sa come intervenire, e per questo ha spinto amici e familiari a seguire corsi di primo soccorso. L’arresto cardiaco di Bove risale al 1° dicembre 2024, durante Fiorentina-Inter al Franchi. Il rapido intervento dei soccorsi e l’uso del defibrillatore durante il trasporto all’ospedale Careggi di Firenze gli hanno salvato la vita. Da allora, il suo caso ha alimentato il dibattito sulla cardioprotezione negli impianti sportivi e sulla necessità di formare più persone al primo soccorso, anche fuori dagli stadi.

Non è un tema solo italiano: Bove ha osservato che all’estero c’è molta più attenzione al primo soccorso, e il suo percorso personale – compreso il trasferimento in Inghilterra per poter giocare con il defibrillatore impiantato – è diventato un simbolo delle lacune del sistema.

Cosa succede ora

Finché il Mef non indicherà le coperture per i 5 milioni necessari, la commissione Bilancio non potrà dare il parere e la commissione Istruzione non potrà andare avanti. Il rischio, denunciato da più parti, è che un lavoro durato quasi un anno si fermi proprio sul più bello. Nel frattempo, a livello locale, alcuni consiglieri del Pd hanno già annunciato iniziative per chiedere al governo di “trovare una soluzione” e non interrompere un percorso considerato importante per la sicurezza e la salute pubblica

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