Un’esplosione di grandi proporzioni ha scosso giovedì pomeriggio lo stabilimento di Knds Ammo Italy (ex Simmel Difesa) a Colleferro, a circa 50 chilometri da Roma. Un incendio, seguito da un boato violento, ha sollevato una colonna di fumo e fuoco visibile a chilometri di distanza e ha lasciato un cratere di circa 10 metri nell’area del deposito. Per fortuna non ci sono stati morti né feriti: i 24 dipendenti presenti sono stati messi in sicurezza prima della deflagrazione.
Mentre la Procura di Velletri indaga sulle cause tecniche dell’incidente, la notizia è stata accolta con evidente soddisfazione da una parte dell’ecosistema mediatico filorusso sui social. È questo elemento, insieme a un’analoga esplosione verificatasi tre giorni prima in Bulgaria, ad aver alimentato l’ipotesi di un possibile sabotaggio in chiave russo‑ucraina.
La dinamica: prima le fiamme, poi il botto
Secondo le prime ricostruzioni dei soccorritori, l’incendio sarebbe partito dal reparto di pressatura delle polveri, all’interno dell’impianto. Le fiamme avrebbero preceduto di circa un’ora la grande esplosione, che ha coinvolto un deposito in disuso dove erano stoccati esplosivi ad alto potenziale, tra cui nitrogel (nitroglicerina gelatinosa).
La Procura di Velletri, coordinata dal procuratore capo Carlo Villani, ha aperto un fascicolo per incendio e, in un secondo momento, per disastro colposo contro ignoti. Al momento, secondo le prime informazioni, non ci sono elementi pubblici che permettano di sostenere che l’esplosione sia stata provocata dall’esterno: la pista dell’incidente tecnico resta quella investigativamente più concreta.
I Ris dei Carabinieri hanno effettuato un sopralluogo, prelevando campioni di materiali da esaminare in laboratorio. Hanno mappato l’area con il laser scanner per ottenere una ricostruzione in 3D dell’epicentro dell’esplosione. Gli investigatori stanno esaminando telecamere di sorveglianza e celle telefoniche della zona per capire se, prima dell’incendio, qualche estraneo sia entrato nella fabbrica, magari con un telefono in tasca.
Le telecamere dello stabilimento, secondo quanto riportato da alcune testate, non mostrano operai vicino al reparto esploso prima dell’incendio, il che al momento esclude un errore umano diretto. Resta da chiarire se l’innesco sia dovuto a cause tecniche, ambientali o a un intervento esterno.
Uno stabilimento strategico per la difesa europea
La Knds Ammo Italy non è una fabbrica qualunque. Per decenni conosciuta come Simmel Difesa, oggi appartiene a Knds, il gruppo franco‑tedesco che produce sistemi d’arma, carri armati, munizioni e artiglieria. A Colleferro si producono munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale e propellenti solidi per il settore aerospaziale.
Lo stabilimento è inserito nella filiera europea delle munizioni destinate anche al sostegno militare dell’Ucraina. In particolare, l’azienda guida il progetto ROLLO, finanziato nell’ambito dell’iniziativa europea ASAP (Act in Support of Ammunition Production). Il programma coinvolge partner di Italia, Francia, Finlandia, Lettonia e Norvegia e punta ad aumentare la produzione di cariche modulari per l’artiglieria, incluse le munizioni da 155 millimetri, il calibro utilizzato dall’artiglieria occidentale e diventato centrale nella guerra in Ucraina.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento europeo complessivo di circa 41 milioni di euro. Secondo Knds, l’obiettivo è moltiplicare la capacità produttiva e rendere disponibile entro pochi anni una maggiore capacità industriale a sostegno delle forze armate europee e ucraine. Fonti specializzate indicano circa 24,6 milioni di euro destinati all’azienda italiana nell’ambito del progetto.
Proprio a fine giugno era stata annunciata la decisione di Berlino di acquisire il 40% di Knds attraverso la banca pubblica KfW, portandosi a una posizione paritaria con Parigi. La Germania vuole avere un peso diretto nelle decisioni di uno dei gruppi destinati a essere centrali nel riarmo europeo – e nel pacchetto c’è anche lo stabilimento di Colleferro.
Il “precedente bulgaro” e le analogie con altri episodi in Europa
A complicare il quadro c’è il fatto che l’esplosione di Colleferro non è un caso completamente isolato in Europa. Il 10 agosto, quindi appena tre giorni prima, alcune esplosioni avevano interessato un deposito di munizioni della Emco a Beliča, in Bulgaria. Anche quell’azienda produce munizioni per l’esercito ucraino.
«Un camion ha preso fuoco nei pressi del deposito», ha fatto sapere il ministro dell’Interno bulgaro, Ivan Demerdjiev. Anche in quel caso, le indagini sono in corso per stabilire se si sia trattato di un incidente o di un’azione dolosa.
Negli ultimi anni, altre esplosioni e incendi hanno riguardato stabilimenti dell’industria della difesa in diversi Paesi europei. In alcuni casi si è pensato a tentativi di sabotaggio, non accertati. Il caso di Colleferro, ricorda oggi la Repubblica, si inserisce in questa sequenza: dall’Italia alla Bulgaria, passando per Lipsia in Germania, si moltiplicano gli episodi che riaccendono l’attenzione sulla sicurezza delle infrastrutture sensibili legate alla produzione di armi.
La “festa” dei bot russi e l’ipotesi del sabotaggio russo
Oltre alle reazioni di alcuni commentatori e pagine apertamente filo‑russe, l’esplosione di Colleferro è stata immediatamente cavalcata da reti organizzate di bot e account fake riconducibili all’ecosistema mediatico russo. Come ha scritto Open, si è verificata una vera e propria “festa di bot e fake dopo il botto”: in poche ore, la notizia è stata rilanciata in modo massiccio da profili automatizzati e da canali di propaganda, con toni trionfalistici e narrazioni costruite per esaltare l’episodio come un colpo riuscito contro l’industria europea della difesa.
Tra gli attori che hanno amplificato la vicenda ci sono anche profili più strutturati, come Elisabeth Eliseeva, corrispondente di Sputnik, e il canale italiano Donbass Italia, curato da Vincenzo Lorusso. Ma il volume e la velocità della diffusione sui social suggeriscono l’attivazione di network coordinati, già osservati in altre campagne di disinformazione legate alla guerra in Ucraina.
Il messaggio veicolato da questi network è chiaro: l’esplosione di Colleferro non sarebbe un semplice incidente, ma un segnale di vulnerabilità della filiera europea di munizioni, inserita nel sostegno all’Ucraina. In questa narrazione, ogni danno a uno stabilimento come quello della Knds Ammo Italy viene presentato come un successo indiretto della strategia russa, capace di colpire il riarmo occidentale anche lontano dal fronte.
È proprio questo elemento ad aver spinto la Repubblica e altre testate a parlare esplicitamente di “pista del sabotaggio russo”. L’ipotesi è che Mosca possa avere interesse a colpire uno stabilimento strategico della catena europea di produzione degli armamenti, inserito nella filiera di sostegno all’Ucraina.
Guerra ibrida, sicurezza industriale e narrazione mediatica
L’esplosione di Colleferro non è solo un incidente industriale da ricostruire con laser scanner, campioni di nitrogel e analisi di laboratorio: è anche un caso scuola di come un fatto locale possa essere inserito in una cornice di guerra ibrida. Le indagini della Procura di Velletri dovranno stabilire se l’innesco sia dovuto a cause tecniche, ambientali o a un intervento esterno. Lo stabilimento della Knds Ammo Italy (ex Simmel Difesa) non è una fabbrica qualunque: produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, partecipa al progetto europeo ROLLO (con circa 41 milioni di euro di finanziamenti UE) ed è inserito nella filiera di sostegno all’Ucraina, con 24,6 milioni di euro destinati specificamente all’azienda italiana. Berlino ha appena acquisito il 40% di Knds attraverso la banca pubblica KfW, portandosi a una posizione paritaria con Parigi. Qualsiasi danno a questa catena produttiva ha quindi implicazioni dirette sul riarmo europeo e sulla capacità di rifornire il fronte ucraino. La soddisfazione di account filo‑russi, la “festa” di bot e fake dopo il botto e il parallelo immediato con l’esplosione in Bulgaria (deposito Emco a Beliča, 10 agosto) – e con altri episodi in Europa, da Lipsia in poi – alimentano una narrazione precisa: quella di una guerra ibrida in cui sabotaggi, attacchi informatici e operazioni sotto copertura mirano a colpire le infrastrutture sensibili della NATO e dell’UE, anche lontano dal fronte.








