Trump nascosto su un altro aereo per Proteggerlo dalla minaccia Iraniana: se il rischio era grave, perché giornalisti e funzionari rimasero sull’Air Force One?

Trump nascosto su un altro aereo per Proteggerlo dalla minaccia Iraniana: se il rischio era grave, perché giornalisti e funzionari rimasero sull’Air Force One?

Trump nascosto su un altro aereo per Proteggerlo dalla minaccia Iraniana: se il rischio era grave, perché giornalisti e funzionari rimasero sull’Air Force One?

Se Donald Trump era esposto a una minaccia abbastanza credibile da costringere i servizi di sicurezza a cambiare il suo aereo all’ultimo momento, perché i giornalisti, i funzionari e gli altri passeggeri sono rimasti a bordo del vecchio Air Force One senza essere informati?

È questa la domanda che sta alimentando il dibattito negli Stati Uniti dopo la ricostruzione di un’operazione segreta organizzata durante il viaggio di ritorno dalla Turchia. L’episodio risale all’8 luglio, quando Trump lasciò Ankara al termine del vertice della Nato.

Secondo il Washington Post, ripreso da diverse testate internazionali, il presidente salì inizialmente sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere. Poco dopo, però, fu trasferito su un aereo militare più piccolo, un C-32A, utilizzando un camion per il trasporto dei pasti. Il mezzo sarebbe stato sollevato fino all’altezza dell’aereo e posizionato sul lato opposto rispetto a quello utilizzato da Trump per salire a bordo, così da permettere al presidente di uscire senza essere visto.

Il piano avrebbe avuto lo scopo di nascondere la reale posizione di Trump e impedire che eventuali attentatori potessero sapere su quale aereo si trovasse. Il C-32A, un Boeing 757 modificato e normalmente utilizzato anche per il trasporto del vicepresidente, avrebbe poi raggiunto l’Inghilterra con il nominativo “Reach 18”, mentre il vecchio Air Force One, con a bordo giornalisti e membri dello staff, avrebbe proseguito il viaggio come se il presidente fosse ancora presente.

La notizia è stata inizialmente ricostruita dalla stampa americana sulla base di fonti anonime. Successivamente, Trump ha confermato di avere cambiato aereo, spiegando di essersi limitato a seguire le indicazioni del Secret Service e delle autorità militari. Il presidente ha inoltre ammesso che esisteva una minaccia, pur sostenendo di non aver chiesto informazioni dettagliate sulla sua natura.

La minaccia iraniana

La decisione di modificare il viaggio presidenziale sarebbe stata collegata a una minaccia proveniente dall’Iran o da gruppi alleati di Teheran.

Il New York Times, secondo quanto riferito dal Guardian, aveva già scritto a luglio che l’intelligence statunitense aveva individuato una minaccia credibile contro Trump o contro l’aereo sul quale avrebbe viaggiato. Le informazioni raccolte dai servizi avrebbero riguardato anche l’ipotesi di un attacco missilistico contro il velivolo presidenziale.

La minaccia non sarebbe stata diretta in modo specifico contro il nuovo Boeing 747-8 donato dal Qatar. Secondo le ricostruzioni citate dal Guardian, il bersaglio sarebbe stato Trump, indipendentemente dall’aereo utilizzato per trasportarlo. Tuttavia, il nuovo velivolo non avrebbe ancora raggiunto lo stesso livello di protezione del vecchio Air Force One, dotato di sistemi difensivi più avanzati.

I giornalisti non sapevano nulla

Il punto più controverso dell’intera vicenda non è la scelta di adottare misure straordinarie per proteggere Donald Trump, soprattutto dopo che l’intelligence statunitense aveva individuato una possibile minaccia iraniana, ma il fatto che i giornalisti e alcuni membri dello staff della Casa Bianca sarebbero stati tenuti all’oscuro del piano. Il New York Times e il Washington Post hanno ricostruito un’operazione che, per la sua complessità, ricorda una sorta di gioco delle tre carte: gli aerei erano tre, ma soltanto uno trasportava davvero il presidente. Trump era arrivato in Turchia per partecipare a una riunione della Nato a bordo del nuovo Boeing 747-8 donato dal Qatar. Per il viaggio di ritorno, l’8 luglio, era stato invece annunciato l’utilizzo del vecchio Air Force One, una scelta che Trump aveva presentato come un omaggio al passato, spiegando che il nuovo aereo sarebbe stato inviato alla base britannica di Mildenhall, dove era previsto uno scalo, per essere mostrato ai militari statunitensi.

In seguito, l’amministrazione aveva fornito una spiegazione più articolata: l’intelligence avrebbe scoperto una minaccia iraniana credibile e il vecchio Air Force One avrebbe avuto dispositivi di sicurezza più efficaci rispetto al Boeing ricevuto dal Qatar. La ricostruzione dei due quotidiani americani ha però mostrato che Trump non rimase sull’aereo sul quale era stato visto salire. Dopo essersi imbarcato davanti a fotografi e telecamere, avere percorso la scaletta e salutato i giornalisti presenti sulla pista, il presidente sarebbe stato fatto uscire dall’altro lato del velivolo, nascosto all’interno di uno dei carrelli normalmente utilizzati per trasportare il cibo. Il carrello sarebbe stato sollevato fino alla porta dell’aereo e agganciato sul lato meno visibile, in modo da impedire che il trasferimento potesse essere notato dalle persone che si trovavano sulla pista. Da lì Trump sarebbe stato trasportato verso un terzo aereo del convoglio presidenziale, un C-32A, cioè la versione militare di un Boeing 757.

Mentre il presidente veniva trasferito, i giornalisti che viaggiavano al seguito della Casa Bianca aspettavano di salire a bordo ai piedi della scaletta, proprio sul lato dal quale avevano visto passare Trump pochi minuti prima. Nessuno avrebbe comunicato loro che il presidente non si trovava più sull’Air Force One e che il viaggio sarebbe proseguito senza di lui. Il piano prevedeva infatti che la stampa continuasse a credere che Trump fosse a bordo, contribuendo così, anche se inconsapevolmente, a sostenere la versione ufficiale e a rendere più difficile per eventuali osservatori esterni individuare la reale posizione del presidente. Il depistaggio fu mantenuto anche durante la tappa successiva: il C-32A arrivò in anticipo alla base di Mildenhall, dove Trump sarebbe stato trasferito nuovamente sull’Air Force One attraverso un ingresso diverso da quello utilizzato normalmente. In questo modo, quando il vecchio aereo atterrò, il presidente poté scendere davanti ai giornalisti come se avesse viaggiato con loro e raggiungere poi a piedi il Boeing 747-8 donato dal Qatar, sul quale completò l’ultima parte del viaggio verso Washington.

La messinscena funzionava soltanto se nessuno dei passeggeri dell’Air Force One avesse intuito il trasferimento: per questo, secondo la BBC, ai giornalisti sarebbe stato chiesto di tenere abbassate le tendine dei finestrini durante il volo. Un produttore del pool stampa ha raccontato che, quando un fotografo sollevò per qualche istante una tendina, gli agenti del Secret Service gli ordinarono di richiuderla. L’indicazione poteva essere legata alla necessità di impedire la vista delle operazioni sulla pista o dei movimenti degli altri aerei del convoglio, ma contribuì anche a mantenere i giornalisti separati da ciò che stava accadendo all’esterno. La stampa avrebbe così viaggiato per ore convinta che il presidente fosse a bordo, mentre Trump si trovava su un altro velivolo e la sua posizione era stata nascosta anche a molte delle persone che lo accompagnavano abitualmente nei viaggi internazionali.

In passato i servizi di sicurezza avevano già adottato stratagemmi per rendere imprevedibili gli spostamenti del presidente, soprattutto in presenza di minacce terroristiche o militari. La particolarità di questo episodio, però, è che i media non furono informati neppure in forma riservata: non venne chiesto loro di proteggere una notizia conosciuta, ma furono lasciati all’interno di una ricostruzione falsa, quella secondo cui Trump stava viaggiando con loro sull’Air Force One. Quando il presidente incontrò i giornalisti durante l’ultima parte del viaggio verso Washington, riuscì a non lasciarsi sfuggire dettagli sull’operazione. Alla domanda sul motivo per cui i finestrini fossero rimasti oscurati, Trump si limitò a parlare delle minacce iraniane e disse che il volo poteva essere considerato pericoloso “per quei vermi con cui abbiamo a che fare”, riferendosi agli iraniani. Aggiunse poi una frase che, riletta dopo la pubblicazione delle inchieste, appare quasi come un’allusione alle misure adottate dal Secret Service: «Sono il numero uno sulla loro lista, prima di voi. Ma se vado io, andate anche voi, giusto? Forse un giorno vorrete cambiare lavoro». È proprio questa gestione del rischio ad avere provocato la reazione dei corrispondenti della Casa Bianca e del Comitato per la protezione dei giornalisti. Gli inviati che seguono il presidente accettano normalmente limitazioni, ritardi nella pubblicazione e indicazioni finalizzate a non compromettere un’operazione di sicurezza; ciò che contestano, in questo caso, è di essere stati esposti a un potenziale pericolo senza esserne consapevoli. Jose Zamora, direttore regionale del Comitato per le Americhe, ha sostenuto che la Casa Bianca abbia la responsabilità di evitare che i giornalisti vengano messi inutilmente a rischio senza essere informati. La domanda, dunque, non riguarda soltanto il diritto della presidenza di nascondere la posizione del capo dello Stato, ma il limite oltre il quale la segretezza diventa una forma di irresponsabilità nei confronti degli altri passeggeri: se l’Air Force One era considerato abbastanza vulnerabile da rendere necessario il trasferimento di Trump, per quale motivo giornalisti, funzionari e membri dello staff furono lasciati a bordo senza alcun avvertimento?

Il precedente di Bill Clinton

Una situazione in parte simile si verificò nel 2000, durante la presidenza di Bill Clinton. Il presidente doveva volare dall’India al Pakistan, una tratta considerata particolarmente rischiosa per la presenza di minacce terroristiche.

A Mumbai Clinton simulò di salire su un aereo militare C-17. Percorse le scalette, salutò le persone presenti sulla pista e si comportò come se fosse pronto a partire. In realtà, poco dopo, fu trasferito su un Gulfstream più piccolo e privo di insegne riconoscibili.

Sul C-17 rimasero i giornalisti e parte dello staff, mentre l’aereo con Clinton seguì il velivolo principale durante il viaggio. Al momento dell’atterraggio in Pakistan, lo scambio divenne evidente: il presidente scese dal secondo aereo, mentre un agente del Secret Service avrebbe contribuito a mantenere la copertura.

La differenza più importante rispetto all’episodio di Trump riguarda il rapporto con la stampa. Susan Page, allora presidente della White House Correspondents’ Association e giornalista di USA Today, era stata informata in anticipo della procedura e dei rischi legati al viaggio.

Page ha spiegato di avere mantenuto il silenzio per 26 anni perché l’informazione era stata comunicata secondo regole di riservatezza. Dopo che il precedente è tornato al centro dell’attenzione, ha raccontato che i pericoli riguardavano tanto Clinton quanto i giornalisti impegnati a seguirlo.

Il caso Clinton dimostra quindi che è possibile mantenere segreto un piano di sicurezza nei confronti del pubblico senza necessariamente tenere all’oscuro le persone direttamente coinvolte. La stampa può essere informata in modo limitato, senza ricevere dettagli capaci di compromettere l’operazione.

La posizione della Casa Bianca

La Casa Bianca non ha fornito una ricostruzione completa di tutti i passaggi dell’operazione. Il direttore delle comunicazioni Steven Cheung ha dichiarato che il nuovo aereo donato dal Qatar è un velivolo moderno, dotato di sistemi di sicurezza destinati a proteggere il presidente e il suo staff.

L’Air Force ha a sua volta sostenuto che l’aereo è sicuro, protetto e dotato delle tecnologie necessarie per svolgere una missione presidenziale. Molti dettagli sui sistemi installati durante la ristrutturazione, tuttavia, restano classificati.

Il nuovo Boeing 747-8 era stato sottoposto a lavori di modifica per essere utilizzato come futuro Air Force One. Il progetto, secondo ABC News, avrebbe avuto un costo stimato inferiore ai 400 milioni di dollari. Proprio la rapidità della trasformazione e i dubbi sulle sue capacità difensive avevano però già suscitato critiche politiche e istituzionali.

A luglio, alcuni senatori democratici avevano chiesto maggiore trasparenza sul progetto, sostenendo che la sicurezza nazionale non potesse essere subordinata all’obiettivo di mettere rapidamente a disposizione di Trump un aereo più moderno e lussuoso.

La fuga di notizie sulla minaccia aveva inoltre provocato un ulteriore scontro tra l’amministrazione e i media. Il Dipartimento di Giustizia aveva cercato di ottenere informazioni dai giornalisti del New York Times che avevano lavorato sull’inchiesta relativa ai rischi del nuovo aereo. Il tentativo di costringere i cronisti a rivelare le proprie fonti è stato successivamente abbandonato, almeno per il momento.

Una scelta di sicurezza o un problema di trasparenza?

Dal punto di vista del Secret Service, il piano può essere interpretato come una classica operazione di depistaggio. Trump è stato fatto salire sul vecchio Air Force One in modo visibile, mentre il successivo trasferimento su un aereo più piccolo ha impedito di conoscere la sua posizione reale.

Un ex agente del Secret Service intervistato da Time ha respinto l’idea che i passeggeri rimasti sull’Air Force One siano stati lasciati completamente senza protezione. Secondo Robert McDonald, sarebbe difficile credere che l’aereo non fosse accompagnato o sorvegliato da altri mezzi militari statunitensi o alleati.

Questa osservazione ridimensiona il rischio operativo per chi si trovava a bordo, ma non elimina il problema della trasparenza. Anche se l’aereo fosse stato adeguatamente scortato, i giornalisti avrebbero avuto il diritto di sapere che il presidente non era più con loro e che il viaggio era stato modificato per motivi di sicurezza?

È questa la questione che l’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca ha sottoposto all’amministrazione. Jacqui Heinrich, presidente dell’organizzazione, ha contattato alcuni rappresentanti del governo per chiedere chiarimenti sui rischi affrontati dai giornalisti e sulla scelta di non informarli.

La protesta si inserisce in un rapporto già molto teso tra Trump e una parte dei media americani. Il presidente accusa spesso le testate critiche di diffondere “notizie false” e ha avviato cause contro giornali e giornalisti chiedendo risarcimenti per miliardi di dollari. La Casa Bianca ha inoltre adottato in più occasioni misure volte a limitare l’accesso dei media considerati ostili.

In un contesto simile, la segretezza sull’Air Force One rischia di essere interpretata non soltanto come una necessità operativa, ma anche come un ulteriore segnale della volontà dell’amministrazione di controllare le informazioni e ridurre il ruolo della stampa.

La domanda ancora senza risposta

Trump ha confermato di avere cambiato aereo e ha detto di essersi affidato alle indicazioni del Secret Service e dei militari. Ha anche sostenuto che, dal suo punto di vista, l’aereo sul quale viaggiavano i giornalisti avrebbe potuto essere il bersaglio più probabile proprio perché appariva agli osservatori esterni come il velivolo presidenziale.

Restano però diversi interrogativi. Non è chiaro chi fosse stato informato della minaccia, se Marco Rubio sapesse del trasferimento e quali misure fossero state adottate per proteggere i passeggeri rimasti sull’Air Force One.

Soprattutto, non è stata spiegata la ragione per cui i giornalisti non siano stati avvertiti almeno in termini generali. Nel precedente del 2000, la stampa era stata informata del pericolo senza che il piano di sicurezza venisse compromesso. Nel caso Trump, invece, i cronisti hanno scoperto solo dopo il viaggio di essere stati utilizzati, di fatto, come passeggeri di un aereo-esca.

La questione va quindi oltre il curioso dettaglio del carrello del cibo o della fuga del presidente da un lato nascosto dell’aereo. Riguarda il confine tra sicurezza presidenziale e responsabilità nei confronti di chi accompagna il capo della Casa Bianca.

Se la minaccia iraniana era sufficientemente seria da imporre un cambio di velivolo, la Casa Bianca dovrà spiegare perché soltanto Trump sia stato messo al riparo dal rischio. Perché, se il vecchio Air Force One non era abbastanza sicuro per il presidente, avrebbe dovuto esserlo per tutti gli altri

Scopri di più da Economia X Finanza

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere