Il Tribunale di Roma ha accolto totalmente il ricorso presentato dalla maggioranza dei membri dell’Assemblea nazionale di +Europa, patrocinato dall’avvocato Serafina Funaro, stabilendo che nella prossima assemblea – già convocata per lunedì 10 agosto – dovrà essere inserito come primo punto all’ordine del giorno l’elezione del nuovo Presidente dell’Assemblea, ponendo fine a una situazione di stallo definita dal giudice stessa come “negligenza”. La decisione respinge la linea del segretario Riccardo Magi e del presidente dell’assemblea in pectore, che volevano di fatto annullare la volontà della maggioranza assoluta (54 membri su 100) da tempo favorevole a un congresso anticipato, e restituisce all’organo assembleare la piena possibilità di esercitare le proprie prerogative statutarie, riavviando il processo democratico interno al partito. Il giudice ha inoltre condannato Magi al pagamento di 16 mila euro a titolo di compensi, segnando una netta vittoria politica e procedurale per lo schieramento guidato da Matteo Hallissey, presidente di +Europa, e da Benedetto Della Vedova, deputato del partito.
La sentenza: elezione obbligatoria del presidente e fine dello stallo
La pronuncia del Tribunale civile di Roma arriva dopo mesi di tensioni interne, durante i quali la carica di Presidente dell’Assemblea non veniva rieletta nonostante le ripetute richieste della maggioranza, in palese violazione dello statuto di +Europa. Il ricorso presentato dalla maggioranza dei membri dell’Assemblea nazionale, chiedeva proprio di mettere ai voti l’elezione del Presidente, bloccata da una linea di fatto ostruzionistica portata avanti dal segretario Magi e dai suoi alleati. Il giudice istruttore ha accolto integralmente le richieste dei ricorrenti, ordinando che nella prossima riunione dell’Assemblea, già fissata per lunedì 10 agosto, si proceda immediatamente all’elezione del nuovo Presidente come primo punto all’ordine del giorno. Nella motivazione, il tribunale definisce “negligente” la condotta degli organi dirigenti che hanno contribuito a creare una situazione di stallo, impedendo di fatto il regolare funzionamento degli organi statutari e bloccando il percorso verso un congresso anticipato richiesto dalla maggioranza.
La reazione della maggioranza: “Ripartire con il processo democratico”
A commentare la sentenza, in una nota congiunta, sono intervenuti Matteo Hallissey, presidente di +Europa, Benedetto Della Vedova, deputato, Valerio Federico, già tesoriere, insieme ai membri di Direzione e Assemblea Fabio Signoretta e Franco Moxedano. I cinque esponenti dello schieramento maggioritario hanno espresso “soddisfazione” per la decisione del tribunale, sottolineando come la vittoria del ricorso confermi la legittimità della richiesta avanzata da 54 membri dell’Assemblea su 100, ovvero la maggioranza assoluta dell’organo. “La decisione del Tribunale restituisce all’Assemblea la piena possibilità di esercitare le proprie prerogative e di ripartire con il processo democratico interno”, recita la nota, che bolla come “sconfitta” la linea del segretario e del presidente in pectore, accusati di aver cercato di annullare la volontà della maggioranza. La condanna di Magi al pagamento di 16 mila euro di compensi è letta dallo schieramento di Hallissey come un ulteriore segnale della fondatezza delle loro ragioni e della correttezza formale e sostanziale del ricorso presentato.
Il contesto: lo scontro interno, il bilancio non depositato e il rischio di estinzione
La sentenza si inserisce in un quadro di crisi profonda di +Europa, caratterizzato da uno scontro tra due anime: da un lato il segretario Riccardo Magi, riconfermato al congresso di febbraio 2025, dall’altro una maggioranza assembleare che fa capo a Matteo Hallissey e Benedetto Della Vedova, favorevole a un congresso anticipato e a un cambio di rotta politico-organizzativa. Il secondo round del conflitto è andato in scena a maggio: dopo le dimissioni della presidente dell’Assemblea Agnese Balducci, Hallissey e Della Vedova hanno tentato di far eleggere un nuovo presidente dell’organo, ma sono stati bloccati da Magi, che di fatto ha impedito la votazione; a quel punto, forti dei numeri a disposizione, i due hanno bloccato a loro volta la proposta di bilancio consuntivo presentata dalla tesoriera Carla Taibi, rendendo impossibile il suo deposito formale. Da qui la scelta della via giudiziaria: l’opposizione interna, nel frattempo diventata maggioranza nel partito, ha depositato un ricorso ex art. 700 c.p.c. al Tribunale di Roma per ottenere un provvedimento urgente che sbloccasse la situazione interna. La posta in gioco, però, va oltre gli equilibri interni: il partito non ha depositato entro il 15 luglio il bilancio, perché l’Assemblea lo aveva bocciato e mancava il verbale di approvazione; la Commissione di garanzia ha concesso un’ultima proroga al 31 ottobre, ma se a quella data il bilancio non sarà depositato, +Europa rischia di perdere il 2×1000 e di essere cancellata dal registro nazionale dei partiti. In questo scenario, la pronuncia del Tribunale di Roma rappresenta un primo, decisivo tassello per sbloccare la governance del partito: l’elezione del nuovo Presidente dell’Assemblea è il presupposto per poter poi convocare regolarmente un congresso e ridefinire gli assetti dirigenti, con Magi che si trova ora in una posizione di netto minoranza (40 voti circa contro i 54 dello schieramento avversario).
Le radici della spaccatura: gestione verticistica, tesseramenti “anomali” e alleanze discusse
La frattura emersa in +Europa non è esplosa improvvisamente, ma è il risultato di tensioni accumulate da tempo, legate sia alla gestione interna del partito sia alla linea politica e alle strategie di alleanza in vista delle prossime elezioni politiche. Da una parte ci sono i “fedeli” alla leadership di Riccardo Magi, segretario dal 2023, che sta portando il partito verso un dialogo strutturale con il cosiddetto “campo largo” – l’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra – con l’obiettivo di costruire una coalizione di centrosinistra allargata contro il governo Meloni. Dall’altra si colloca l’area critica, capitanata dal presidente Matteo Hallissey e sostenuta da Benedetto Della Vedova, che accusa Magi di una gestione troppo verticistica e personalistica, e chiede un nuovo congresso per ridefinire la linea politica e gli assetti dirigenti.
I malumori, secondo fonti interne, risalgono a vicende legate a tesseramenti giudicati “anomali” e a nomine contestate. A febbraio 2025, dopo la riconferma di Magi, il quotidiano Il Tempo ha pubblicato un’inchiesta secondo cui alla fine del 2024 ci sarebbe stato un aumento “anomalo” degli iscritti a +Europa, passati da circa 4 mila a 6 mila, grazie a nuovi tesseramenti portati soprattutto da Rosario Mariniello, un politico originario di Giugliano (Napoli) poi nominato vicesegretario del partito. Mariniello, oggi gestore di un CAF e impegnato sul fronte dei beni confiscati alla criminalità, in passato ha scontato una condanna per furto, ricettazione e uso indebito di carte di credito: la sua nomina ha sollevato critiche interne, mentre Magi ha difeso la scelta ricordando il carattere “garantista” del partito e la fiducia nel lavoro del vicesegretario. Polemiche sui tesseramenti avevano già coinvolto, in passato, anche i Radicali Italiani, in occasione del congresso che aveva eletto Hallissey segretario: in quel caso, verifiche interne avevano rivelato l’iscrizione di persone che non sapevano nemmeno per cosa si sarebbe votato, portando all’introduzione del voto tramite SPID per certificare l’identità dei votanti.
Sul piano politico, le divergenze riguardano sia i temi sia le alleanze. Sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, +Europa ha sostenuto ufficialmente il Sì, ma senza una campagna referendaria incisiva: Hallissey si è speso molto per il Sì, partecipando a eventi e fondando il comitato “SìSepara”, mentre Magi è rimasto defilato, criticando il metodo del governo e astenendosi dalla votazione alla Camera, a differenza di Della Vedova che ha votato a favore della riforma. Sul fronte delle alleanze, Magi punta a consolidare il rapporto con il “campo largo”, incluso il Movimento 5 Stelle, nonostante le evidenti differenze su europeismo e guerra in Ucraina: +Europa è fortemente favorevole al sostegno militare all’Ucraina, mentre il M5S come risaputo è contrario all’invio di armi all’ucraina.
Prossimi passi: assemblea del 10 agosto e apertura al congresso
Con la sentenza in mano, la prossima assemblea di lunedì 10 agosto si preannuncia come un momento cruciale per le sorti di +Europa: l’elezione del nuovo Presidente dell’Assemblea, resa ormai obbligatoria dal provvedimento del giudice, dovrebbe sancire formalmente il passaggio di consegne e la fine dello stallo. Una volta eletto il nuovo presidente, sarà possibile procedere con maggiore speditività verso la convocazione di un congresso anticipato, da tempo richiesto dalla maggioranza e ora reso più credibile dalla vittoria in tribunale. Resta da vedere come reagirà Riccardo Magi, che nelle ultime settimane aveva tentato di guadagnare tempo e di mantenere il controllo del partito, anche di fronte al rischio di estinzione formale di +Europa in caso di mancato deposito del bilancio entro ottobre. La condanna a pagare 16 mila euro di compensi e la sconfitta sul piano giudiziario indeboliscono ulteriormente la sua posizione, lasciando spazio a uno scenario in cui la linea di Hallissey e Della Vedova potrebbe diventare pienamente egemone, aprendo la strada a un nuovo corso politico e organizzativo per il partito.








