L’eclissi solare metterà alla prova la stabilità della rete elettrica europea

L’Europa si prepara ad affrontare una nuova prova per il proprio sistema elettrico. Dopo settimane di ondate di calore, temperature record e una crescente riduzione delle risorse idriche disponibili, l’eclissi solare prevista per oggi rischia di aumentare ulteriormente la pressione sulle reti del continente. L’evento astronomico oscurerà il Sole in modo particolarmente significativo in diverse aree dell’Europa occidentale e meridionale, provocando una temporanea diminuzione della produzione fotovoltaica. Secondo le stime dei gestori di rete, la perdita complessiva potrebbe raggiungere i 9,7 gigawatt nelle ore di maggiore intensità dell’eclissi, tra le 19.15 e le 21.30 circa, ora locale.

Il calo della generazione solare si verificherà in un momento delicato. Le alte temperature hanno già costretto numerose centrali nucleari, termoelettriche e idroelettriche a ridurre la produzione o a fermare temporaneamente alcuni impianti. Il problema principale è la scarsità d’acqua nei fiumi e nei bacini, indispensabile per il raffreddamento dei reattori e degli impianti convenzionali e per il funzionamento delle centrali idroelettriche.

Il caldo mette in difficoltà le centrali

Le conseguenze dell’ondata di calore si sono già manifestate in diversi Paesi europei. Ungheria, Romania, Slovenia, Francia, Italia e Polonia hanno registrato riduzioni della produzione elettrica a causa delle temperature elevate e della diminuzione delle portate fluviali.

Molte centrali utilizzano l’acqua dei fiumi per raffreddare i propri impianti. Quando il livello dei corsi d’acqua scende troppo o la temperatura dell’acqua supera determinati limiti, i gestori sono obbligati a ridurre la potenza o a sospendere il funzionamento di alcuni gruppi di generazione. Si tratta di misure necessarie per rispettare i vincoli ambientali e garantire la sicurezza degli impianti, ma che riducono la capacità disponibile proprio quando la domanda di elettricità tende a crescere per l’uso massiccio dei condizionatori.

Il fenomeno riguarda sia le centrali nucleari sia quelle alimentate a carbone o con altri combustibili fossili. La riduzione della produzione interna costringe i Paesi più colpiti a ricorrere maggiormente alle importazioni dai mercati elettrici limitrofi, aumentando la dipendenza dalla disponibilità dei sistemi stranieri e dalla capacità delle interconnessioni transfrontaliere.

La situazione è particolarmente delicata perché l’elettricità deve essere prodotta e consumata nello stesso momento. Se una parte rilevante della capacità di generazione viene meno, i gestori devono compensare rapidamente la perdita utilizzando altre centrali, aumentando le importazioni oppure ricorrendo agli impianti di riserva.

Norvegia, meno energia dall’idroelettrico

Anche la Norvegia, uno dei principali esportatori di elettricità verso il resto d’Europa, sta affrontando una situazione complessa. I bacini idroelettrici del Paese hanno raggiunto i livelli più bassi degli ultimi trent’anni, secondo i dati citati dalla società di analisi energetica Ably Intelligence.

Il livello delle riserve è un indicatore decisivo per la sicurezza del sistema europeo. La Norvegia dispone di una vasta capacità idroelettrica e svolge tradizionalmente un ruolo importante nel bilanciamento dei mercati del Nord Europa. Nei periodi di maggiore richiesta, l’energia prodotta dagli impianti norvegesi può essere esportata verso altri Paesi attraverso una rete di interconnessioni.

Con i bacini sotto pressione, però, Oslo potrebbe avere meno margine per aumentare le esportazioni. Ably Intelligence ha stimato in meno dell’1 per cento la probabilità che i bacini norvegesi tornino entro il nuovo anno a livelli considerati normali, se non si verificheranno precipitazioni significativamente superiori alle attese.

«È una situazione molto grave e l’Europa non sembra preparata», ha dichiarato Thomas Randgaard Larsen, cofondatore di Ably. Il rischio non riguarda soltanto la quantità di elettricità disponibile, ma anche la capacità del sistema di reagire rapidamente a eventi imprevisti.

L’impatto dell’eclissi sulla produzione solare

L’eclissi aggiungerà una difficoltà temporanea ma potenzialmente rilevante. Il passaggio della Luna davanti al Sole provocherà una riduzione della luce solare e, di conseguenza, della produzione degli impianti fotovoltaici.

L’eclissi sarà totale nel nord della Spagna e nell’angolo nord-orientale del Portogallo. In vaste aree del Regno Unito, della Francia e dell’Italia settentrionale, invece, la percentuale di oscuramento supererà il 90 per cento.

Il gestore della rete elettrica spagnola Red Eléctrica prevede che la produzione solare del Paese possa diminuire di un massimo di 5 gigawatt. La riduzione equivale a circa il 13 per cento della domanda massima registrata in un normale mercoledì di agosto.

In Francia, il gestore RTE stima una perdita complessiva di produzione elettrica pari a 9,7 gigawatt in Europa durante la fase più intensa dell’evento. La stessa previsione è stata ripresa dall’European Network of Transmission System Operators for Electricity, l’organizzazione che riunisce i gestori delle reti di trasmissione europee.

L’effetto dell’eclissi non sarà però identico in tutti i Paesi. Dipenderà dalla percentuale di oscuramento, dalla quantità di impianti fotovoltaici presenti in ciascuna area, dall’ora dell’evento e dalle condizioni meteorologiche. Un cielo nuvoloso, ad esempio, potrebbe ridurre in parte la differenza tra la produzione prevista e quella effettivamente registrata, ma renderebbe allo stesso tempo più difficile stimare la generazione solare disponibile.

Centrali nucleari e carbone in difficoltà

In Ungheria, la centrale nucleare di Paks, con una potenza complessiva di circa 2 gigawatt, ha rischiato di interrompere la produzione a causa del livello estremamente basso del Danubio. L’impianto utilizza il fiume per il raffreddamento e, secondo quanto riferito dal primo ministro Péter Magyar sui social media, martedì sera il livello dell’acqua si trovava a pochi millimetri dalla soglia che avrebbe reso necessaria la chiusura.

Un successivo aumento della portata del Danubio ha permesso alla centrale di continuare a operare. L’episodio mostra tuttavia quanto il sistema sia vicino ai limiti di sicurezza durante i periodi di siccità e temperature elevate.

In Romania, le autorità hanno utilizzato esplosivi per modificare il corso del Danubio e convogliare una maggiore quantità d’acqua verso la centrale nucleare di Cernavodă. L’intervento ha consentito di evitare una sospensione completa delle attività dell’impianto, considerato strategico per l’approvvigionamento elettrico nazionale.

In Polonia, invece, due grandi centrali a carbone hanno dovuto ridurre temporaneamente la produzione o fermare alcuni gruppi. Il livello del fiume Vistola, il principale corso d’acqua del Paese, era troppo basso per garantire un adeguato raffreddamento. La perdita di capacità è stata stimata in circa 1,3 gigawatt.

Anche la Francia ha registrato problemi analoghi. Tre reattori nucleari sono stati disattivati a causa della scarsità d’acqua e delle alte temperature dei fiumi. Il Paese continua comunque a esportare elettricità verso altre nazioni europee, grazie alla capacità ancora disponibile nel resto del parco nucleare e agli altri impianti di generazione.

I costi per EDF

La crisi climatica e idrica sta producendo conseguenze anche sui bilanci delle società energetiche. Bernard Fontana, amministratore delegato di EDF, ha avvertito che le fermate dei reattori legate al caldo incideranno sui profitti annuali dell’azienda francese.

La società statale ha deciso di anticipare un piano da 8,7 miliardi di euro destinato ad adattare le proprie centrali nucleari e idroelettriche a temperature più elevate e a condizioni climatiche più difficili. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità degli impianti nei periodi caratterizzati da siccità, fiumi più caldi e livelli idrici insufficienti.

L’adattamento delle infrastrutture energetiche è destinato a diventare una delle principali sfide per i governi europei. Le centrali progettate sulla base di condizioni climatiche del passato devono ora operare in un contesto segnato da ondate di calore più frequenti, precipitazioni irregolari e periodi prolungati di siccità.

La risposta dei gestori europei

L’European Network of Transmission System Operators for Electricity ha convocato esperti e rappresentanti dei gestori nazionali per valutare gli effetti dell’eclissi e coordinare le contromisure.

I gestori stanno predisponendo una serie di interventi per compensare la temporanea diminuzione della produzione solare. Tra questi rientrano il ricorso alle centrali alimentate da altre fonti, l’aumento degli scambi transfrontalieri, l’utilizzo degli impianti di riserva e una gestione più accurata dei flussi sulla rete.

Il coordinamento europeo sarà essenziale perché l’eclissi interesserà contemporaneamente più Paesi. La riduzione della produzione fotovoltaica potrebbe quindi verificarsi in diverse aree nello stesso momento, limitando la possibilità di compensare le perdite attraverso le importazioni dai Paesi vicini.

Il problema è ulteriormente complicato dalla situazione idrica. Se le centrali termoelettriche e nucleari hanno una capacità ridotta a causa della mancanza d’acqua, il sistema dispone di meno alternative per sostituire l’energia solare venuta meno.

La pioggia può offrire una tregua

Le previsioni meteorologiche lasciano intravedere una possibile pausa nella pressione sul sistema. Nel fine settimana sono attese precipitazioni in Austria, che potrebbero contribuire a far aumentare i livelli del Danubio e migliorare le condizioni operative di alcune centrali.

L’eventuale ritorno della pioggia non risolverebbe però il problema strutturale. Per ripristinare le riserve idriche e riportare i bacini a livelli normali servirebbero precipitazioni prolungate e distribuite su un’area molto ampia. Un singolo episodio di maltempo può migliorare temporaneamente la portata dei fiumi, ma non compensare settimane di caldo intenso e di consumi elevati.

A Bruxelles le autorità stanno monitorando con attenzione le previsioni meteorologiche e l’evoluzione delle riserve idriche. La Commissione europea ha escluso, almeno per il momento, rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti, sottolineando però che il sistema resta «teso».

«Non ci sono preoccupazioni immediate per la sicurezza dell’approvvigionamento, ma la situazione è evidentemente molto delicata», ha dichiarato Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea. Le istituzioni, ha aggiunto, stanno seguendo da vicino gli eventi meteorologici e l’andamento delle precipitazioni.

Un test per la transizione energetica

L’eclissi rappresenta un evento temporaneo e prevedibile, ma mette in evidenza una fragilità più ampia del sistema energetico europeo. La crescente presenza del solare consente di produrre quantità significative di elettricità a basso costo e senza emissioni dirette, ma richiede anche strumenti adeguati per gestire le variazioni della generazione.

Quando il Sole viene oscurato, anche solo per alcune ore, la rete deve poter contare su sistemi di accumulo, centrali flessibili, interconnessioni efficienti e previsioni accurate. Se contemporaneamente le centrali nucleari e termoelettriche sono ostacolate dalla scarsità d’acqua e l’idroelettrico dispone di riserve ridotte, il margine di sicurezza può diminuire rapidamente.

L’eclissi non è quindi soltanto un fenomeno astronomico. È anche un banco di prova per la capacità dell’Europa di coordinare i propri gestori di rete, utilizzare le interconnessioni e adattare le infrastrutture energetiche a condizioni climatiche sempre più estreme.

Il rischio immediato di blackout generalizzati resta limitato, secondo le valutazioni delle autorità europee. Tuttavia, la combinazione tra caldo, siccità, riduzione della produzione convenzionale e temporaneo calo del fotovoltaico mostra quanto la sicurezza energetica dipenda ormai non solo dalla disponibilità degli impianti, ma anche dall’evoluzione del clima e dalla capacità di prevederne gli effetti.

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