Nel pieno del dibattito sulle temperature insostenibili nelle aule scolastiche, Barcellona dimostra che una soluzione concreta non solo è possibile, ma è già in corso. Il tema riguarda da vicino anche l’Italia, dove si registrano tra le vacanze estive più lunghe d’Europa, spesso giustificate proprio dall’impossibilità di garantire condizioni climatiche adeguate negli edifici scolastici durante i mesi più caldi. Mentre in diverse regioni europee – e in particolare in Spagna – studenti e insegnanti continuano a fare i conti con il caldo estremo, la capitale catalana ha avviato un piano per climatizzare progressivamente tutte le scuole pubbliche entro il 2030. E lo sta facendo utilizzando una fonte di finanziamento tutt’altro che scontata: la tassa turistica.
Il confronto con Madrid è inevitabile. Nelle ultime settimane, le dichiarazioni del Ministro della Cultura, Turismo e Sport della Comunità di Madrid, Mariano de Paco, hanno acceso le polemiche. Minimizzare il problema del caldo nelle scuole, suggerendo che “non succede nulla” e che bastano abiti leggeri per affrontarlo, ha provocato una forte reazione da parte della comunità educativa. Famiglie e docenti denunciano da tempo una situazione ormai strutturale, aggravata dal cambiamento climatico: classi trasformate in serre, concentrazione ridotta e condizioni di apprendimento compromesse.
A Barcellona, invece, il problema è stato affrontato con un approccio sistemico. Il Comune guida infatti il progetto “Pla Clima Escola Barcelona”, un piano che mira non solo a installare sistemi di climatizzazione, ma a ripensare l’intero ambiente scolastico in chiave climatica. Tra il 2024 e il 2026 è stata completata la prima fase: 84 scuole pubbliche sono già state climatizzate, seguendo una distribuzione progressiva – 24 nel 2024, 30 nel 2025 e altre 30 nel 2026.
Un piano ambizioso e sostenibile
L’obiettivo finale è ancora più ambizioso: climatizzare tutte le 170 scuole pubbliche della città, frequentate da circa 55.000 studenti, entro il 2030. Per raggiungerlo, il Comune ha previsto un investimento complessivo di circa 100 milioni di euro, di cui oltre la metà è già stata impiegata.
Il piano non si limita all’installazione di aria condizionata. Al contrario, integra diverse soluzioni per migliorare il comfort termico e ridurre l’impatto ambientale: sistemi di aerotermia, ventilazione naturale, tende e schermature solari, creazione di aree ombreggiate, miglioramento dell’isolamento degli edifici. L’idea è trasformare le scuole in spazi resilienti al cambiamento climatico, capaci anche di contribuire alla transizione energetica.
A rendere possibile questo investimento è in gran parte la tassa turistica. Barcellona applica un contributo che varia tra i 7 e i 12 euro a notte per i visitatori, a seconda della categoria dell’alloggio, che si aggiunge a quello regionale. Questa imposta rappresenta una delle principali fonti di entrata per il Comune, con circa 120 milioni di euro annui. Una parte significativa di queste risorse viene ora destinata proprio all’adattamento climatico delle infrastrutture pubbliche, a partire dalle scuole.
Si tratta di una scelta politica precisa: redistribuire i benefici del turismo – spesso fonte di pressione urbana – per migliorare la qualità della vita dei residenti. In questo caso, intervenendo su uno degli ambiti più sensibili, quello dell’istruzione.
I risultati e il significato politico
I risultati sono già visibili. Alla scuola Mossèn Jacint Verdaguer, nel quartiere Poble-sec, il cambiamento è stato radicale. L’edificio, vecchio di quasi un secolo, presentava condizioni difficili durante i mesi estivi. Dopo l’intervento realizzato nel 2025, tutte le aule – ad eccezione della cucina – sono state climatizzate e le finestre sostituite. “L’atmosfera è infinitamente migliore, sia in estate che in inverno”, racconta la direttrice Natalia Fuster. Un miglioramento che si traduce non solo in comfort, ma anche in qualità dell’apprendimento.
Le associazioni di famiglie, come l’AFFAC in Catalogna, sottolineano da tempo che il caldo eccessivo incide direttamente su concentrazione, rendimento e benessere degli studenti. Non si tratta quindi di un lusso, ma di una necessità educativa e sanitaria.
Il caso di Barcellona solleva una questione più ampia: se una grande città europea è riuscita a finanziare un piano di climatizzazione scolastica attraverso una leva fiscale già esistente, perché altrove il problema resta irrisolto? La risposta, più che tecnica, sembra politica.
In un contesto in cui le ondate di calore sono sempre più frequenti e intense, l’adattamento delle scuole non può più essere rimandato. Barcellona ha scelto di agire, trasformando una criticità in un’opportunità di innovazione urbana. E, soprattutto, dimostrando che sì, climatizzare le scuole è possibile.








