S&P Global Ratings ha elevato il merito di credito dell’Argentina da CCC+ a B- con outlook stabile, riconoscendo i risultati del notevole aggiustamento di un’economia che era allo sbando. Il rating B- rientra nella categoria dei titoli “speculativi” o “junk”, ma si colloca già al primo livello della fascia superiore rispetto a CCC+, che indica un rischio sostanziale di default. In pratica, con CCC+ l’Argentina era vista come un Paese in condizioni di estrema vulnerabilità, con probabilità elevate di non riuscire a ripagare il debito in modo ordinato. Il passaggio a B- significa che l’agenzia di rating considera l’Argentina più capace di servire il debito, anche se rimane soggetta a fattori di rischio economici e politici. Questo cambiamento è significativo perché molti fondi istituzionali — come pension funds, fondi comuni e gestori di asset — hanno regole interne che vietano l’acquisto di titoli con rating inferiore a CCC+. Con B-, l’Argentina entra quindi in una fascia in cui possono investire molti più investitori internazionali, ampliando il gruppo di potenziali compratori del suo debito.
L’agenzia vede come pietre angolari del programma economico il forte ancoraggio fiscale del governo, il rafforzamento del bilancio della banca centrale e le previsioni di crescita economica e riduzione dell’inflazione. Nei primi cinque mesi dell’anno la banca centrale ha acquisito 10 miliardi di dollari di riserve, segnale concreto di maggiore stabilità monetaria e di capacità di intervento sui mercati valutari. Questo accumulo di riserve è uno degli indicatori che S&P ha preso in considerazione per valutare la minore vulnerabilità esterna del Paese. L’upgrade riduce anche i requisiti di capitale che le banche internazionali devono mantenere per le operazioni in Argentina, secondo le regole prudenziali internazionali. In pratica, le banche possono agora operare con meno scorte di capitale bloccato, il che abbassa il costo di finanziamento sia per lo Stato — che emette titoli di Stato — sia per le imprese argentine che cercano credito sui mercati internazionali.
Il miglioramento del rating non è solo un numero: è un segnale di fiducia che influisce direttamente sui tassi di interesse che l’Argentina dovrà pagare per nuovo debito. Con un rating più alto, il Paese può negoziare condizioni migliori, tassi più bassi e scadenze più lunghe. Inoltre, l’upgrade di S&P arriva un mese dopo una decisione analoga di Fitch, che ha già certificato il mismo rating B-, creando quindi una convergenza tra le principali agenzie di rating.
La reazione dei mercati: spread in calo sotto i 450 punti e bond ai massimi storici
I mercati hanno reagito in maniera positiva con un aumento del valore dei titoli di Stato e una caduta di oltre 50 punti del riesgo país, lo spread argentino, che è sceso sotto i 450 punti toccando il livello più basso dal 2018. Nel 2023, prima che Milei vincesse le elezioni, lo spread era a 2.500 punti. I prezzi dei bond salgono e alcuni titoli come i bond 2035 raggiungono nuovi massimi storici. L’upgrading di S&P arriva esattamente un mese dopo una decisione analoga di Fitch, che ha già certificato il mismo rating B-. Finora per onorare i pagamenti il governo ha raccolto liquidità sul mercato interno e attraverso prestiti o garanzie di organismi internazionali, ma senza accesso stabile al mercato dei capitali al programma finanziario manca una prospettiva di medio termine. La finestra temporale che il governo può usare prima che inizi la volatilità elettorale delle presidenziali del 2027 è fino all’ultimo trimestre del 2026.
Unicef e povertà infantile: dal 67 per cento del 2024 al 42,3 per cento del 2025
L’Unicef ha certificato un crollo della povertà infantile negli ultimi anni. La quota di bambini e adolescenti in condizioni di povertà è scesa al 42,3 per cento a fine 2025, il livello più basso dal 2018. Era al 58,5 per cento a fine 2023 prima di Milei e al 67 per cento al picco del primo semestre 2024, primi mesi del governo Milei. Si tratta di 2,1 milioni di bambini poveri in meno rispetto al 2023. In termini assoluti ci sono circa 5,1 milioni di bambini e adolescenti poveri contro i 6,3 milioni del 2024. L’Unicef attribuisce parzialmente questo risultato a misure di protezione sociale come l’Asignación Universal por Hijos e la Tarjeta Alimentar che sostengono le famiglie a basso reddito e aiutano a ridurre l’indigenza tra i bambini. Questo andamento coincide con le statistiche ufficiali dell’INDEC che registrano nel 2025 una riduzione della povertà infantile in un anno.
Il quadro politico: gradimento in calo ma i dati economici potrebbero contare più di tutto
Non è un momento politicamente facile per Javier Milei. Il gradimento degli argentini è in netto calo rispetto alla vittoria di metà mandato di ottobre 2025. Diversi settori dell’economia sono in difficoltà per il doloroso processo di trasformazione che il governo ha avviato. Alcuni scandali, come quello del suo capo di gabinetto Manuel Adorni che ha ammesso di aver evaso le tasse, aumentano la sfiducia nel governo che era arrivato per stroncare la corruzione. Ma sul fronte macroeconomico arrivano molte notizie positive. Più che il miglioramento del rating e la riduzione dello spread a spingere Milei verso la rielezione è il ricordo dell’iperinflazione e della povertà dilagante che c’erano prima di lui. Questo è il dato che potrebbe contare più di tutti per il futuro politico del presidente libertario. L’Unicef avverte tuttavia che secondo le proiezioni per il primo semestre del 2026 la povertà infantile potrebbe rimbalzare verso circa 44,4 per cento, legato a una riduzione reale dei fondi destinati alla niñez di circa 16 per cento e a un deterioramento sociale in alcuni segmenti della popolazione.








