Wired Italia chiude: Ecco perchè Condé Nast ha deciso di tagliare l’edizione italiana

Wired Italia chiude: Ecco perchè Condé Nast ha deciso di tagliare l’edizione italiana

Wired Italia chiude: Ecco perchè Condé Nast ha deciso di tagliare l’edizione italiana

Condé Nast ha deciso di chiudere Wired Italia, una delle testate più riconoscibili nel panorama tecnologico e culturale italiano. La motivazione ufficiale è semplice: non è più redditizia.

Secondo l’amministratore delegato Roger Lynch, Wired Italia – insieme ad altre pubblicazioni come Self e Glamour – rappresenta poco più dell’1% del fatturato complessivo del gruppo. Una quota marginale, che però richiede risorse, attenzione manageriale e investimenti. Lynch lo ha esplicitato chiaramente: continuare a gestire queste testate “limita la capacità di investire”. Tradotto: Risorse spese su Wired Italia sono risorse non utilizzate in mercati più profittevoli come Stati Uniti, Regno Unito o Giappone.

Un marchio forte, ma un mercato difficile

Nonostante Wired continui a essere pubblicato e a crescere in diversi mercati internazionali, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Messico, Wired Italia non ha registrato lo stesso andamento. Secondo quanto comunicato da Roger Lynch, l’edizione italiana non è riuscita a tenere il passo con la crescita delle altre versioni e rappresenta una quota marginale del fatturato complessivo del gruppo, contribuendo alla decisione di cessarne le pubblicazioni.

Dalla crescita al ridimensionamento: una storia già scritta

Wired Italia nasce nel marzo 2009, in piena fase di espansione dell’editoria digitale. Il primo direttore, Riccardo Luna, costruisce un progetto ambizioso, capace di raccontare innovazione, startup e trasformazione digitale in un paese spesso percepito come arretrato su questi temi.

Negli anni successivi, la testata attraversa diverse fasi, con cambi di direzione e strategie editoriali. Tra i nomi che si sono succeduti troviamo Carlo Antonelli, Massimo Russo e, più recentemente, Federico Ferrazza e Luca Zorloni.

Ma al di là dei cambi di leadership, il trend di fondo è chiaro: progressivo ridimensionamento.

Già nel 2015 la redazione era stata dimezzata, passando da 12 a 6 giornalisti. Anche la periodicità della rivista cartacea era stata ridotta, da mensile a trimestrale. Segnali evidenti di una difficoltà strutturale, non episodica.

Oggi la redazione è composta da pochi giornalisti, supportati da collaboratori e freelance. Un modello sempre più snello, ma anche più fragile.

Conclusione

In sintesi, Condé Nast ha deciso di cessare le pubblicazioni di Wired Italia perché ritenuta non più redditizia e marginale nel fatturato complessivo del gruppo. La comunicazione è arrivata alla redazione poco prima dell’annuncio pubblico, senza dettagli immediati sulle tempistiche di chiusura o sulla gestione del personale. Le pubblicazioni online rallenteranno progressivamente, mentre resta incerto il futuro delle attività collegate, inclusi gli eventi in Europa, che dovrebbero essere gestiti dal Regno Unito.

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