Investire in ETF da soli: gli errori più comuni e come evitarli

di Jacopo Mazzocchitti | JMAN Investments SCF | Consulente Finanziario Indipendente, iscritto OCF

Investire in ETF da soli non è necessariamente un errore.

L’errore è pensare che basti comprare strumenti economici e apparentemente diversificati per costruire un buon portafoglio.

Nella pratica, molte persone che investono in ETF in autonomia finiscono per commettere errori ricorrenti come quello di comprare prodotti sovrapposti o inseguire i temi del momento.

Dunque, il problema non è lo strumento. Il problema è come viene usato.

Perché questo tema riguarda sempre più investitori

Gli ETF sono diventati strumenti sempre più presenti nelle scelte degli investitori perché offrono costi contenuti, semplicità operativa e accesso immediato a interi mercati. Borsa Italiana, nelle sue FAQ ufficiali, evidenzia proprio temi come costi, diversificazione, modalità di acquisto e rischio di cambio. Allo stesso tempo, i rapporti di Banca d’Italia e CONSOB continuano a mostrare quanto conoscenze finanziarie e comportamenti degli investitori incidano sulla qualità delle scelte di portafoglio.

Nonostante questi vantaggi, gli ETF non sono ancora il fulcro dell’offerta di molte banche e reti tradizionali. Storicamente, questi canali hanno collocato soprattutto prodotti su cui il modello distributivo può esprimere più margine, più integrazione commerciale o più controllo della relazione. Gli ETF, essendo strumenti generalmente più semplici e spesso meno costosi, non sempre si inseriscono con la stessa convenienza in quel tipo di modello.

Questo crea un paradosso: gli investitori hanno a disposizione strumenti efficienti, ma spesso devono imparare a usarli da soli. Il punto però non è trovare “l’ETF migliore” in assoluto, quanto costruire un portafoglio coerente con obiettivi, rischio e orizzonte temporale. In quest’ottica, gli ETF diventano mattoni utili per progettare un portafoglio solido, non prodotti da rincorrere singolarmente.

ETF: Perchè piacciano ai clienti e dove nascondono gli errori

Aspetto percepitoVantaggio realeErrore tipico
Costi bassiMaggiore efficienzaPensare che basso costo = buona strategia
SemplicitàFacilità di acquistoComprare senza una logica di portafoglio
DiversificazioneAccesso a molti titoliSommare ETF sovrapposti
AccessibilitàInvestimento autonomoSopravvalutare la propria preparazione

Il punto non è comprare ETF, ma usarli bene

Nel nostro lavoro vediamo spesso portafogli costruiti interamente con ETF che, sulla carta, sembrano ordinati e ben diversificati. In realtà, analizzandoli meglio, emergono errori ricorrenti che possono aumentare il rischio, ridurre l’efficienza o rendere il portafoglio incoerente con gli obiettivi dell’investitore.

Errore n. 1: comprare ETF sovrapposti credendo di diversificare

Molti investitori acquistano più ETF pensando di distribuire meglio il rischio, ma spesso finiscono per esporsi alle stesse aree geografiche, agli stessi settori e persino agli stessi titoli.
Sembra sensato perché aumentare il numero di strumenti dà l’illusione di avere un portafoglio più ricco e articolato, quindi più sicuro.
Il singolo ETF può essere diversificato, ma il portafoglio complessivo può non esserlo affatto. Avere tanti ETF non significa avere vera diversificazione. A volte significa solo duplicare lo stesso rischio con etichette diverse.

Esempio concreto

  • ETF MSCI World
  • ETF S&P 500
  • ETF Nasdaq 100

Sembrano tre esposizioni distinte, ma hanno forti sovrapposizioni, soprattutto su USA e mega‑cap tecnologiche.

Man mano che si aggiungono esposizioni, la concentrazione sugli Stati Uniti aumenta notevolmente. Non c’è vera diversificazione geografica.

Come farlo meglio

  • Partire dall’allocazione, non dal numero di strumenti
  • Chiarire il ruolo di ogni ETF in portafoglio
  • Evitare duplicazioni inutili

Errore n. 2: inseguire ETF settoriali o tematici solo perché vanno di moda

Molti investitori iniziano con ETF ampi e poi aggiungono settori o temi caldi perché “stanno correndo”.
È naturale voler partecipare ai trend del momento dopo aver visto lunghi rally, ma vanno saputi analizzare e gestire.
Un ETF tematico non è automaticamente sbagliato. Diventa sbagliato quando entra in portafoglio solo per entusiasmo, narrativa o performance recenti, senza una logica di insieme.

Esempio concreto:
Chi aggiunge un ETF su AI, clean energy, cybersecurity o semiconduttori dopo un forte rialzo senza considerare valutazioni, ciclicità del settore e peso già presente nell’ETF core.

Come farlo meglio

  • Distinguere chiaramente tra componente core e satellite
  • Non sovrappesare temi già presenti altrove
  • Entrare solo se esiste una logica di portafoglio coerente

Errore n. 3: ignorare il rischio di cambio, soprattutto negli ETF obbligazionari

Molti investitori sottovalutano che un ETF su indici esteri espone anche al rischio di cambio.
Si pensa che la componente obbligazionaria sia di per sé difensiva, indipendentemente dalla valuta.

Tuttavia, il rischio di cambio valuta può alterare il ruolo stesso dello strumento: una parte del portafoglio pensata per stabilizzare può diventare più volatile del previsto.

Nel 2025 l’euro si è rafforzato a discapito del dollaro. Chi aveva obbligazioni in dollari ha fondamentalmente perso potere di acquisto.

Esempio concreto:
Un investitore compra un ETF obbligazionario globale in valuta estera per ridurre il rischio, ma si ritrova con oscillazioni aggiuntive dovute al cambio.

Come farlo meglio

  • Distinguere con chiarezza tra azionario e obbligazionario
  • Valutare ETF hedged vs unhedged
  • Ragionare sulla funzione dello strumento nel portafoglio, non solo sul nome

Errore n. 4: costruire un portafoglio troppo aggressivo rispetto ai propri obiettivi e alla propria tenuta emotiva

Molti portafogli sembrano sostenibili quando il mercato sale, ma diventano ingestibili appena arriva vera volatilità.
Negli investimenti, purtroppo, è diffusa l’idea che un portafoglio sia “migliore” solo perché in teoria rende di più nel lungo periodo.
Ma, non è assolutamente vero che un portafoglio è adatto solo perché è efficiente sulla carta. Se porta l’investitore a bloccare il PAC, vendere male o cambiare strategia nel momento peggiore, è un portafoglio sbagliato.

Esempio concreto:
Orizzonte 3–5 anni, obiettivo importante, portafoglio quasi tutto azionario, calo improvviso del mercato, decisioni emotive di uscita.

Come farlo meglio

  • Partire da obiettivi, orizzonte e capacità di sopportare oscillazioni
  • Non costruire il portafoglio solo guardando ai rendimenti storici
  • Scegliere una struttura che si riesca davvero a mantenere nel tempo

Errore n. 5: non ribilanciare mai

Molti investitori comprano ETF, costruiscono un’allocazione iniziale e poi la abbandonano a sé stessa. Ma un portafoglio va seguito, gestito e ribilanciato periodicamente.
Se non ribilanci, il portafoglio si trasforma. Spesso lo fa aumentando il rischio senza che l’investitore se ne accorga. Anche un portafoglio nato bene può peggiorare nel tempo se non viene mai controllato.

Esempio concreto:
Un portafoglio nato 60/40, dopo una lunga fase di rialzo azionario, può diventare molto più sbilanciato sull’azionario di quanto si pensi: ad esempio un 75/25. Ecco lì che il rischio è totalmente diverso rispetto a prima.

Come farlo meglio

  • Fare check periodici sull’allocazione
  • Non confondere controllo con iperattività
  • Ribilanciare quando il portafoglio devia davvero dalla sua funzione originaria

Il problema non è investire in ETF da soli. Il problema è farlo senza metodo

Gli ETF hanno reso gli investimenti più accessibili, più trasparenti e spesso più efficienti. Ma accessibile non vuol dire semplice. E semplice non vuol dire automatico.

Nel nostro lavoro vediamo spesso portafogli costruiti con buone intenzioni, ma con errori che nel tempo possono pesare molto: falsa diversificazione, rischio mal gestito, esposizioni incoerenti e assenza di manutenzione.

Per questo il vero obiettivo non dovrebbe essere comprare più ETF, ma costruire un portafoglio più solido.

Se vuoi capire se il tuo portafoglio ETF è davvero coerente con i tuoi obiettivi, il rischio che stai assumendo e il contesto di mercato, un’analisi indipendente può aiutarti a individuare errori nascosti che da solo potresti non vedere.

FAQ — Domande frequenti

Gli ETF sono davvero diversificati?
Un singolo ETF può offrire un’elevata diversificazione interna, ma il portafoglio complessivo può comunque essere concentrato se si sommano strumenti molto simili.
Qual è il modo migliore per investire in ETF?
Non esiste una risposta unica valida per tutti. La soluzione migliore dipende da obiettivi, orizzonte temporale, tolleranza alla volatilità e struttura complessiva del patrimonio.
La consulenza indipendente è solo per grandi patrimoni?
No. La consulenza indipendente è accessibile a partire da patrimoni medio-piccoli. Il costo di una parcella professionale è spesso inferiore a quanto si paga implicitamente ogni anno attraverso i costi di un portafoglio bancario tradizionale. La domanda corretta non è “hо abbastanza capitale?”, ma “quanto mi sta costando non avere un consulente che lavori davvero per me?”
Come faccio a capire se il mio attuale consulente lavora per me o per la banca?
La domanda più semplice da porgli è: “Come sei remunerato per i prodotti che mi hai consigliato?”. Se la risposta è “attraverso commissioni sui prodotti collocati”, hai la tua risposta. Un consulente indipendente iscritto all’Albo OCF (sezione consulenti autonomi) è remunerato esclusivamente dal cliente, puoi verificare la sua iscrizione sul sito ufficiale OCF.it.
Quanto costa un consulente finanziario indipendente?
Il costo varia in base al patrimonio gestito e alla complessità del servizio. In generale, una parcella professionale si aggira tra l’1% e l’1,2% annuo del patrimonio. Considerando che un portafoglio bancario tradizionale può costare 3-4 volte di più in modo implicito attraverso i TER degli strumenti, la consulenza indipendente risulta quasi sempre più conveniente nel lungo periodo, oltre che più trasparente.
Sull’autore
Jacopo Mazzocchitti è socio e amministratore di JMAN Investments SCF, società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’Albo OCF. Laureato in Economia e Finanza in Bocconi, con anni di esperienza nella pianificazione patrimoniale e in strategie d’investimento, affianca privati e imprenditori nella costruzione di portafogli efficienti, privi di conflitti di interesse e orientati al lungo periodo.
Per domande, approfondimenti o per richiedere una prima consulenza: contattaci tramite il sito di JMAN Investments SCF.

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