Spagna-Israele, crisi diplomatica: il governo Sánchez revoca l’ambasciatrice

Una rottura diplomatica che si formalizza

La crisi diplomatica tra Spagna e Israele compie un nuovo passo. Il governo guidato da Pedro Sánchez ha deciso di revocare ufficialmente l’ambasciatrice spagnola in Israele, Ana Sálomon, formalizzando una situazione di gelo diplomatico che durava già da mesi.

La decisione è stata approvata dal Consiglio dei ministri e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dello Stato spagnolo (BOE). Con questo provvedimento, la Spagna lascia vacante la propria ambasciata a Tel Aviv e mantiene la rappresentanza diplomatica a un livello inferiore: quello di incaricato d’affari.

Si tratta di un segnale politico significativo. Nella diplomazia internazionale, il livello della rappresentanza è uno strumento di pressione e di comunicazione politica: la presenza di un ambasciatore indica relazioni normali tra due Paesi, mentre la sua assenza segnala tensioni o disaccordi profondi.

Ana Sálomon ricopriva il ruolo di ambasciatrice dal luglio 2021. Tuttavia, già nel settembre 2025 era stata richiamata a Madrid per consultazioni, dopo il deterioramento delle relazioni tra i due Paesi. Da allora non era più rientrata in Israele. La revoca decisa ora dal governo Sánchez rende ufficiale ciò che nei fatti era già realtà: la Spagna non ha più un ambasciatore a Tel Aviv.

Il nodo politico: il riconoscimento dello Stato palestinese

Per comprendere le tensioni tra Madrid e Tel Aviv bisogna tornare al maggio 2024, quando la Spagna ha deciso di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese.

La decisione del governo Sánchez si inseriva in un’iniziativa diplomatica più ampia, sostenuta anche da altri Paesi europei come Irlanda e Norvegia, che avevano adottato misure simili.

Madrid aveva motivato la scelta come un tentativo di rilanciare la soluzione dei due Stati, ritenuta da molti osservatori internazionali l’unico percorso realistico per risolvere il conflitto israelo-palestinese.

Israele ha però reagito duramente. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha definito la decisione un errore politico che, a suo giudizio, rischiava di “premiare il terrorismo”.

Come primo gesto di protesta diplomatica, Tel Aviv ha richiamato per consultazioni la propria ambasciatrice a Madrid, Rodica Radian-Gordon.

Da quel momento le relazioni bilaterali hanno iniziato a deteriorarsi rapidamente.

Israele senza ambasciatore a Madrid dal 2024

Dopo il richiamo dell’ambasciatrice Radian-Gordon nel 2024, Israele non ha più nominato un nuovo ambasciatore in Spagna.

La sostituzione inizialmente prevista non è mai andata in porto. La persona scelta per assumere l’incarico si è dimessa prima di prendere servizio, accettando un altro incarico diplomatico. Il governo israeliano non è poi riuscito a trovare un sostituto definitivo.

Il risultato è che, da quasi due anni, Israele mantiene in Spagna una rappresentanza diplomatica guidata da un incaricato d’affari, Dana Erlich.

In termini diplomatici, questo livello di rappresentanza indica una relazione funzionante ma politicamente ridotta. Gli incaricati d’affari gestiscono le attività quotidiane delle ambasciate, ma non hanno lo stesso peso politico e simbolico degli ambasciatori.

La decisione del governo spagnolo di revocare formalmente l’ambasciatrice Sálomon viene interpretata da molti osservatori come un gesto di reciprocità diplomatica: Madrid si allinea alla situazione già creata da Israele.

Diplomazia ridotta ma non interrotta

Nonostante il gelo politico, le relazioni diplomatiche tra Spagna e Israele non sono completamente interrotte. Entrambi i Paesi mantengono le rispettive ambasciate operative, seppur a livello ridotto.

Questo è un aspetto importante della diplomazia moderna: anche nei momenti di forte tensione, gli Stati tendono a mantenere almeno canali minimi di comunicazione.

Gli incaricati d’affari consentono infatti di continuare a gestire questioni pratiche come:

  • servizi consolari
  • cooperazione economica
  • rapporti commerciali
  • assistenza ai cittadini all’estero

I rapporti economici tra Spagna e Israele restano rilevanti. Secondo i dati di Eurostat, gli scambi commerciali tra i due Paesi superano diversi miliardi di euro all’anno, con esportazioni spagnole concentrate in prodotti industriali, agroalimentari e tecnologie.

In altre parole, mentre la politica si irrigidisce, gli interessi economici continuano spesso a mantenere aperti i canali di dialogo.

Una tensione che riflette la frattura europea sul Medio Oriente

La crisi diplomatica tra Spagna e Israele riflette anche una frattura più ampia all’interno dell’Europa sulla gestione del conflitto mediorientale.

Negli ultimi anni alcuni Paesi europei – tra cui Spagna, Irlanda e Norvegia – hanno assunto posizioni più critiche nei confronti della politica israeliana nei territori palestinesi.

Altri Stati, come Germania e Austria, mantengono invece un sostegno più netto a Israele.

Nel frattempo, il conflitto continua a influenzare la diplomazia internazionale. Le decisioni simboliche – come il riconoscimento dello Stato palestinese o il richiamo degli ambasciatori – diventano strumenti attraverso cui i governi segnalano le proprie priorità politiche.

La revoca dell’ambasciatrice spagnola a Tel Aviv si inserisce proprio in questo contesto: un gesto diplomatico che formalizza un rapporto ormai raffreddato

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