Tossina delle rane freccia e analisi inequivocabili: Cinque Stati europei puntano il dito contro Putin per l’omicidio di Navalny

Tossina delle rane freccia e analisi inequivocabili: Cinque Stati europei puntano il dito contro Putin per l’omicidio di Navalny

Tossina delle rane freccia e analisi inequivocabili: Cinque Stati europei puntano il dito contro Putin per l’omicidio di Navalny

Alexei Navalny è stato per anni il principale oppositore di Vladimir Putin, noto per le sue inchieste anticorruzione e per aver mobilitato proteste contro il Cremlino. Nel 2020 sopravvisse a un avvelenamento con un agente nervino, attribuito dai governi occidentali ai servizi russi. Nel gennaio 2021 tornò in Russia e fu subito arrestato; successivamente fu condannato a 19 anni di carcere.

Il 16 febbraio 2024, mentre scontava la pena in una colonia penale remota nel nord della Siberia, Navalny morì improvvisamente. Le autorità russe annunciarono che aveva avuto un malore dopo una passeggiata, senza fornire dettagli medici.

Epibatidina: la tossina “incriminata”

A due anni dalla morte, una squadra di intelligence e laboratori di cinque Paesi europei — Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi — ha reso pubblico il risultato delle analisi su campioni prelevati dal corpo di Navalny. Secondo la dichiarazione congiunta, i test hanno conclusivamente rilevato la presenza di epibatidina, una tossina potentissima che non si trova naturalmente né in Russia né nell’ambiente circostante alla colonia penale.

L’epibatidina è un alcaloide neurotossico presente sulla pelle di alcune rane freccia velenose del Sud America — soprattutto dell’Ecuador — e noto per causare paralisi, arresto respiratorio e morte rapida se somministrato in dosi letali.

Secondo i governi europei, non esiste una spiegazione naturale o accidentale per la presenza di questa sostanza nel corpo di Navalny: se non fosse stata somministrata deliberatamente, semplicemente non si sarebbe potuta trovare.

L’accusa formale: Mosca sotto accusa

La dichiarazione congiunta dei cinque Paesi non si limita ai fatti scientifici: afferma che “solo lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità per assassinarlo con questa tossina” mentre era in prigione.

Il Regno Unito ha segnalato formalmente la Russia all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) per la violazione della Convenzione sulle armi chimiche, un passo che implica una forte denuncia internazionale.

I ministri degli Esteri dei Paesi coinvolti hanno sottolineato che i risultati delle analisi sono l’esito di una cooperazione stretta e metodica tra più intelligence e laboratori europei, e non un’interpretazione politica isolata.

La vedova: “Un assassinio provato dalla scienza”

Accanto ai rappresentanti dei governi europei alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Yulia Navalnaya, vedova di Navalny, ha definito questi risultati una prova scientifica dell’omicidio del marito. Secondo lei, da oggi non si può più parlare di morte naturale: «Queste non sono idee o sospetti — è la scienza che parla», ha detto durante la sua dichiarazione pubblica.

Navalnaya ha anche ribadito che ritiene Putin personalmente responsabile per la morte dell’oppositore e ha chiesto che la comunità internazionale porti avanti le sue richieste di giustizia.

Un contesto di sospetti e precedenti

L’uso di veleni e sostanze tossiche contro oppositori politici o ex agenti russi non è un episodio isolato, ma una pratica ricorrente del Cremlino, spesso impiegata per eliminare chi sfida il potere di Putin. Nel 2006, Alexander Litvinenko, ex agente dell’FSB, fu ucciso a Londra con polonio radioattivo, mentre nel 2018 Sergei Skripal fu avvelenato nel Regno Unito con Novichok, un agente nervino sviluppato durante l’era sovietica. Anche Navalny aveva già subito un tentativo di avvelenamento nel 2020 con la stessa sostanza, un episodio che lo costrinse a ricevere cure in Germania e portò all’espulsione di diplomatici russi da diversi Paesi occidentali. Questi casi mostrano un modello chiaro: il governo russo utilizza metodi letali e clandestini per punire e intimidire chi osa sfidare il Cremlino.

Perché questo caso è importante

La conferma ufficiale del tipo di veleno usato, e la dichiarazione congiunta di più Stati europei, segnano un momento cruciale nella narrativa internazionale sulla morte di Navalny. Non si tratta più di ipotesi o sospetti diplomatici, ma di una ricostruzione dettagliata, sostenuta da prove scientifiche, che punta direttamente il dito contro lo Stato russo.

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