Nel cuore del deserto nord-occidentale dell’Arabia Saudita si trova uno dei progetti urbanistici più ambiziosi e visionari degli ultimi decenni: Neom e, al suo interno, The Line, una città lineare “ultratecnologica” lunga 170 chilometri e progettata per ospitare fino a 9 milioni di abitanti entro il 2030. Un progetto voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman con la missione di trasformare radicalmente l’economia saudita, meno dipendente dal petrolio, e far entrare il paese nell’era della modernità sostenibile. Tuttavia, dopo anni di annunci e lavori preliminari, The Line sembra avvicinarsi sempre più a un destino di progetto irrealizzabile, schiacciato da enormi problemi tecnici, economici e sociali.
La visione utopistica del principe Mohammed bin Salman
The Line fa parte di Neom, un’area in cui si vorrebbe costruire una megalopoli futuristica composta da diversi distretti urbani, con caratteristiche mai viste. La città si svilupperebbe lungo una linea retta per 170 km, alta 500 metri, larga appena 200 metri, e priva di strade tradizionali o automobili: il trasporto sarebbe garantito da sistemi di mobilità pubblica ultraefficienti in grado di attraversare la città in 20 minuti. La sostenibilità ambientale è al centro del progetto, con energia tutta rinnovabile e zero emissioni.
Inoltre, uno degli elementi simbolo del progetto è un gigantesco porto turistico scavato nel deserto, sotto cui dovrebbe sorgere un edificio di vetro e acciaio di 30 piani sospeso come un “lampadario”. Sopra questo edificio si immagina uno stadio da 45.000 posti, pronto per ospitare eventi sportivi come i Mondiali FIFA 2034.
Questa visione ha ispirato molti, fino a diventare una sorta di icona del futuro urbano, un progetto esemplare di città sostenibile e innovativa.
Gran parte della realtà: i problemi tecnici insormontabili
Nonostante gli sforzi degli architetti e degli ingegneri, il progetto si è mai prima d’ora scontrato con i limiti posti dalle leggi della fisica e dalla realtà costruttiva. Un ingegnere del progetto avrebbe messo in guardia sul fatto che la struttura sospesa di 30 piani potrebbe muoversi come un pendolo a causa della rotazione terrestre, rischiando di staccarsi e crollare, mettendo a rischio l’intera città sottostante. Gestire impianti come quelli idraulici e fognari in un edificio capovolto e sospeso si è rivelato complicatissimo.
Oltre a queste sfide ingegneristiche, ci sono problemi legati a materiali e quantità: ogni “modulo” di 800 metri del complesso richiederebbe milioni di tonnellate di acciaio, calcestruzzo e acciaio di rinforzo, equivalenti a una fetta significativa della produzione mondiale, con costi e problemi di logistica incredibili. Si stima che la costruzione avrebbe assorbito il 60% della produzione globale di acciaio, causando inevitabilmente forti rincari.
Il blocco dei lavori e le difficoltà economiche
A quattro anni dalla presentazione, nonostante investimenti pubblici che hanno superato i 50 miliardi di dollari, nel deserto rimangono solo opere di fondazione come pilastri e scavi, i lavori strutturali sopra il terreno sono fermi o molto rallentati. Originariamente previsto per ospitare 9 milioni di abitanti entro il 2030, ora il piano è stato ridimensionato drasticamente: si prevede di costruire soltanto 3 dei 20 moduli originari entro la stessa data, con uno sviluppo che ormai si prospetta multi-generazionale, senza una fine definita.
Il budget stimato per l’intero Neom nel 2022 superava i 4,5 trilioni di dollari, cifra enorme che ha messo in allarme investitori e partner finanziari. Le ricche famiglie saudite e i grandi investitori internazionali si sono mostrati riluttanti a immettere capitali ulteriori in un progetto così irrealistico dai tanti punti di vista.
Le ripercussioni sociali e ambientali
Il progetto non è stato esente da critiche riguardo alle conseguenze sociali. Interi villaggi come quello di Qayal sono stati rasa al suolo per fare spazio al cantiere megagalattico, e gli abitanti sono stati sfrattati con misure spesso dure, incluso il carcere per chi ha protestato. Tre persone sono state condannate a morte in uno dei casi correlati alla protesta.
Sul fronte ambientale, nonostante gli intenti green, rimangono dubbi sull’effettiva sostenibilità del progetto, dato il grande impatto delle operazioni di costruzione e la trasformazione radicale di un ecosistema desertico fragile.
Il sogno di una città “verticale” e le sfide urbanistiche
The Line si è proposta come una città rivoluzionaria anche nella sua struttura fisica: alta 500 metri, più di un Empire State Building, sviluppata su più livelli che ospitano abitazioni, uffici, spazi pubblici e infrastrutture.
Il trasporto sarebbe garantito da una ferrovia ad alta velocità posta sotto la città, con servizi e attività a pochi minuti a piedi da ogni abitazione, senza necessità di mezzi privati. Un modello urbano concepito per ridurre radicalmente l’uso di automobili e il conseguente inquinamento.
Conclusioni: utopia o realtà?
Nonostante le dichiarazioni ufficiali che asseriscono che The Line rimane una priorità strategica per l’Arabia Saudita, la realtà di oggi è che il progetto si trova in una situazione di stallo con molti segnali di impasse tecnica ed economica. L’enorme complessità strutturale, i costi spropositati, il mancato coinvolgimento finanziario e le questioni sociali e ambientali rendono The Line un progetto al momento irrealizzabile nelle forme annunciate.
L’utopia urbana sembra destinata a restare un sogno, o al massimo un progetto di lungo termine senza tempi certi, un simbolo delle ambizioni e delle contraddizioni di una regione che vuole cambiare ma si scontra con i limiti della realtà






