Inter e Milan, la Giunta di Milano approva la vendita di San Siro: cosa prevede la delibera

Una decisione storica per Milano e per il calcio italiano

Il destino di San Siro, lo stadio più iconico del calcio italiano, entra ufficialmente in una nuova fase. La Giunta del Comune di Milano ha approvato la delibera per la vendita del Giuseppe Meazza a Inter e Milan, segnando un passaggio cruciale dopo anni di discussioni, rinvii e ipotesi alternative.

Il documento approvato dall’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Sala stabilisce i termini economici e urbanistici della cessione, ma anche una serie di clausole a tutela del Comune per evitare operazioni speculative. Ora la parola passa alle commissioni consiliari e, successivamente, al voto finale del Consiglio comunale, previsto già per la prossima settimana.

“Vi confermo che la Giunta ha esaminato favorevolmente la proposta che verrà portata all’attenzione del Consiglio comunale – ha dichiarato la vicesindaca e assessora all’Urbanistica Anna Scavuzzo –. Ci sarà un ampio dibattito nelle commissioni per entrare nel merito del provvedimento, ma oggi possiamo dire che un passo importante è stato fatto”.

I dettagli dell’operazione: prezzo, clausole e aree verdi

La delibera approvata dalla Giunta stabilisce che il prezzo di vendita dello stadio e delle aree circostanti è di 197,07 milioni di euro. Di questi, 73 milioni saranno versati subito al Comune di Milano al momento della firma del contratto, mentre la restante parte sarà rateizzata, con garanzie bancarie o assicurative a copertura dei pagamenti.

Un elemento di forte rilevanza riguarda il vincolo urbanistico sulle aree: il 50% della superficie complessiva, pari ad almeno 80mila metri quadrati, dovrà essere destinato a verde pubblico. Di questi, 50mila dovranno essere “a verde profondo” e torneranno di proprietà comunale al termine dei lavori, seppur con obbligo di manutenzione in capo ai club per almeno trent’anni.

Tra le clausole più importanti previste nel contratto c’è quella di “earn out”: se Inter o Milan decidessero di rivendere a terzi l’area entro cinque anni, una parte delle eventuali plusvalenze dovrà essere riconosciuta al Comune. È prevista anche la possibilità di risoluzione del contratto con restituzione delle somme già pagate, nel caso in cui non si verificassero le condizioni di legge necessarie per avviare i lavori nei tempi stabiliti.

Altra tutela per l’amministrazione è il diritto di prelazione comunale: se le società trasferissero a terzi parte o tutte le aree a un prezzo pari o inferiore a quello di acquisto, Palazzo Marino avrebbe la possibilità di riacquistare i terreni.

Il nuovo San Siro: capienza, accessibilità e opere collaterali

Il progetto, come stabilito nella delibera, prevede uno stadio da almeno 70mila posti, progettato e realizzato secondo criteri di accessibilità universale, con attenzione particolare alla fruizione da parte di persone con disabilità o bisogni specifici.

Il Comune si è impegnato a coprire fino a 22 milioni di euro per la rimozione del tunnel Patroclo e le opere di bonifica dell’area. Una cifra in diminuzione rispetto ai 36 milioni previsti inizialmente, segnale di una trattativa che ha visto l’amministrazione cercare di contenere i costi a carico pubblico.

La sostenibilità e la sicurezza sono elementi centrali del progetto, anche alla luce della valutazione negativa ricevuta dal Meazza in ottica Euro 2032. Secondo la comunicazione inviata dalla FIGC, l’impianto non soddisfa oltre il 50% dei requisiti UEFA, ottenendo punteggi molto bassi in sostenibilità (3 su 8), sicurezza (6 su 16) e aspetti sportivi (11 su 22).

Come ha spiegato l’assessora allo Sport Martina Riva: “Non è possibile confermare la conformità di San Siro ai requisiti UEFA per gli Europei 2032. Da qui l’urgenza di dotarsi di uno stadio moderno e allineato agli standard internazionali”.

Opportunità e rischi: cosa cambia per Milano e per i club

La vendita di San Siro rappresenta un passaggio storico non solo dal punto di vista sportivo, ma anche economico e urbanistico. Per il Comune, l’operazione significa incassare quasi 200 milioni di euro e alleggerirsi della gestione di un impianto ormai obsoleto e costoso. Per Inter e Milan, si tratta invece di un passo decisivo verso la proprietà diretta dello stadio, un asset fondamentale per rafforzare la competitività a livello europeo.

In un contesto in cui i grandi club europei generano ricavi miliardari grazie a stadi di proprietà – si pensi all’Allianz Arena del Bayern Monaco o all’Emirates Stadium dell’Arsenal – la gestione diretta del Meazza rappresenterebbe un punto di svolta.

Tuttavia, i rischi non mancano. La complessità burocratica italiana e i vincoli urbanistici potrebbero rallentare l’avvio dei lavori, mentre il contesto macroeconomico, tra inflazione e alti costi di costruzione, potrebbe mettere a dura prova i piani finanziari delle società. Inoltre, la clausola “earn out” limita la libertà di manovra dei club nel breve periodo, impedendo operazioni speculative ma anche restringendo le possibilità di attrarre investitori esteri.

San Siro tra passato e futuro

Il Meazza non è solo uno stadio: è un simbolo di Milano e della storia del calcio mondiale. Teatro di partite leggendarie, finale di Champions League, Mondiali ed Europei, il “tempio del calcio” rischiava di diventare un peso più che un’opportunità per la città.

La delibera approvata dalla Giunta rappresenta quindi un compromesso tra memoria e innovazione: preservare l’area come polo sportivo e verde, trasferendo però ai club l’onere – e l’opportunità – di rendere San Siro competitivo con le grandi arene europee.

Il passaggio in Consiglio comunale sarà il vero banco di prova politico. Alcune opposizioni hanno già manifestato dubbi, temendo che il Comune si privi di un bene storico a un prezzo troppo basso o che i vincoli previsti non siano sufficienti a garantire il controllo pubblico. D’altro canto, la pressione della UEFA e la prospettiva di perdere eventi internazionali pesano sulla decisione finale.

Conclusione: un bivio per Milano e per il calcio italiano

Con l’approvazione della delibera, Milano si avvicina a una delle scelte più delicate della sua storia sportiva e urbanistica. Se il Consiglio comunale confermerà l’orientamento della Giunta, Inter e Milan diventeranno finalmente padroni di casa del loro stadio, con la possibilità di rilanciare le proprie ambizioni europee.

Per il Comune, sarà la fine di una lunga era di gestione diretta del Meazza, ma anche l’inizio di una nuova fase, in cui il verde pubblico e i vincoli urbanistici dovranno bilanciare gli interessi privati.

La partita non è ancora finita. Ma la sensazione è che, per la prima volta dopo decenni, il destino di San Siro non sia più sospeso tra nostalgia e incertezza: è il momento di decidere se trasformarlo in un motore di crescita per Milano o lasciarlo scivolare verso un lento declino.

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