Cannabis light, con il nuovo Decreto Sicurezza torna il rischio denuncia: vietata coltivazione e vendita

Con l’approvazione del nuovo Decreto Sicurezza, la cannabis light diventa di fatto illegale in Italia. L’articolo 18 del provvedimento consente la produzione di infiorescenze di canapa contenenti CBD solo se destinate al florovivaismo professionale, escludendo ogni altro uso: vendita, lavorazione, detenzione e commercio. Il decreto è entrato in vigore il 12 aprile, dopo la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ora il Parlamento ha 60 giorni di tempo per convertirlo in legge.

A rischio un settore da mezzo miliardo di euro

Il provvedimento mette in crisi un intero comparto economico che vale mezzo miliardo di euro, dà lavoro in modo stabile a 10.000 persone e arriva a impiegare fino a 30.000 lavoratori nei periodi di picco stagionale. Le aziende agricole e gli shop che trattano cannabis light rischiano ora denunce penali per produzione o cessione di stupefacenti, secondo quanto previsto dal Testo unico sugli stupefacenti.

Associazioni e produttori sul piede di guerra

Il mondo agricolo e le associazioni di categoria sono in allarme. Coldiretti, tramite il presidente Ettore Prandini, definisce il provvedimento “irragionevole”, sottolineando come l’equiparazione tra infiorescenze di canapa e droghe illegali non tenga conto del reale uso dei prodotti, spesso privi di effetto psicoattivo. Anche Federcanapa alza la voce: “Il governo sta tagliando fuori gli imprenditori italiani e lasciando il mercato alla farmaceutica e alle multinazionali del tabacco”, denuncia il presidente Beppe Croce.

Norme europee disattese, ricorsi già pronti

Secondo Federcanapa, le normative europee sono chiare e tutelano il commercio di prodotti a base di CBD. In più, diverse sentenze in passato hanno riconosciuto la legittimità della filiera della cannabis light. Ora si teme che il mercato venga solo spostato all’estero: gli italiani continueranno a comprare CBD online da produttori stranieri, come consentono le regole comunitarie, ma gli imprenditori italiani resteranno esclusi.

Chi subisce sequestri o sanzioni potrà rivolgersi al TAR o al tribunale del Riesame, ma intanto l’intero comparto si trova in una situazione di incertezza giuridica e di blocco operativo.

Un decreto contestato e dagli effetti immediati

Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella serata del 4 aprile, ma è già operativo. In appena tre giorni, molti esercenti e coltivatori hanno visto svanire anni di investimenti, mentre associazioni e avvocati si preparano a una battaglia legale. L’impressione generale è che si tratti di una scelta politica destinata ad avere forti ripercussioni economiche e sociali, più che un reale strumento di contrasto al narcotraffico.

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