Crollo dei mercati e delle big tech
Le borse statunitensi stanno attraversando giorni difficili a causa dell’incertezza generata dalle politiche erratiche del presidente Donald Trump, in particolare sui dazi commerciali. Le recenti sedute hanno visto perdite consistenti, cancellando i guadagni ottenuti nei mesi precedenti all’insediamento di Trump, quando le promesse di tagli fiscali e deregolamentazione avevano alimentato l’ottimismo dei mercati.
Lunedì gli indici azionari statunitensi hanno registrato alcune delle peggiori performance degli ultimi anni. Il Nasdaq, che include le principali aziende tecnologiche, ha chiuso con un calo del 4%, il peggiore degli ultimi due anni e mezzo, trascinato dalla caduta di Tesla, le cui azioni hanno perso fino al 15%. La società guidata da Elon Musk sta subendo un netto calo delle vendite, in parte attribuito all’impopolarità del suo CEO e al suo avvicinamento a Trump.
L’effetto domino sul settore tecnologico
Il crollo di Tesla ha innescato un’ondata di vendite nel settore tecnologico, colpendo aziende come Meta, Alphabet, Nvidia, Apple e Amazon, che hanno registrato perdite intorno al 5%. Anche l’S&P 500 e il Dow Jones hanno subito pesanti flessioni: il primo ha perso il 2,7% in un solo giorno e quasi l’8% nell’ultimo mese, mentre il secondo è calato del 2% lunedì e del 6% complessivamente dal 19 febbraio. Anche le criptovalute sono in difficoltà: il Bitcoin, che aveva superato i 100.000 dollari a dicembre, è sceso intorno agli 80.000.
Il rifugio nei titoli di Stato
Di fronte all’instabilità dei mercati, gli investitori si stanno rifugiando nei titoli di Stato USA, considerati più sicuri. L’euforia iniziale per le politiche economiche di Trump ha lasciato spazio a forti preoccupazioni, soprattutto per la gestione caotica delle tariffe commerciali: dopo annunci contrastanti e continui cambi di rotta, i dazi contro Messico, Canada e Cina sono entrati in vigore il 4 marzo, ma solo pochi giorni dopo alcuni sono stati sospesi.
L’incertezza economica e il rischio recessione
L’incertezza è il fattore che più spaventa i mercati. L’indice Vix, che misura la volatilità dell’S&P 500, è aumentato del 70% nell’ultimo mese, segnale di un nervosismo crescente tra gli investitori. Interrogato sulla possibilità di una recessione, Trump ha risposto sostenendo che i dazi porteranno enormi entrate agli Stati Uniti, un’affermazione contestata dagli economisti, che vedono nei dazi una tassa sulle importazioni destinata ad aumentare i costi per consumatori e aziende americane. Con l’aumento dell’inflazione e un contesto economico sempre più incerto, alcuni analisti ritengono ormai plausibile l’arrivo di una recessione.








