Il “Socialismo del XXI secolo” introdotto da Hugo Chávez e proseguito da Nicolás Maduro ha portato a una crisi senza precedenti nel Venezuela, superando in devastazione molte delle più gravi situazioni globali. Il paese, una volta il più ricco del Sud America, è ora il più povero, con una serie di disastri economici e sociali che lo pongono al livello di nazioni in guerra.
Molti a sinistra sostengono che Chávez avesse inizialmente intrapreso la strada giusta e che i problemi siano iniziati con Maduro. Tuttavia, l’economista Sebastian Edwards aveva previsto già nel 2010 nel suo libro “Left Behind – Latin America and the False Promise of Populism” che il ciclo populista del chavismo avrebbe portato a risultati disastrosi. E così è stato: l’economia venezuelana ha subito un crollo senza precedenti nell’ultimo mezzo secolo, paragonabile solo a paesi in guerra.
Il Venezuela ha affrontato una combinazione letale di iperinflazione, scarsità di beni di prima necessità e un crollo del PIL che ha superato anche quello della Grecia durante la crisi del 2011. Le risorse naturali, un tempo fonte di ricchezza, non hanno potuto salvare il paese dal disastro economico. Negli anni ’70, il Venezuela vantava il PIL pro capite più alto del Sud America, mentre oggi è il più basso.
Il Regime di Chávez
L’avvento al potere di Hugo Chávez sembrava promettere un nuovo inizio. Con l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio, il Venezuela ha visto un afflusso di petrodollari che ha permesso al governo di espandere il bilancio pubblico e controllare il settore privato. Tuttavia, la crescita apparente era dovuta principalmente all’alto prezzo delle materie prime, e non a politiche economiche sostenibili.
Con la morte di Chávez nel 2013, la situazione è precipitata ulteriormente sotto il governo di Maduro. Nel 2017-2018, il PIL crollava del 15% annuo, il deficit di bilancio superava il 30% e l’inflazione raggiungeva il 130.000%. La povertà è aumentata drammaticamente, con il 95% della popolazione in condizioni di povertà nel 2021, di cui il 75% in povertà estrema. La crisi ha portato a un esodo di massa, con oltre 7,7 milioni di venezuelani emigrati all’estero, superando il numero di rifugiati siriani e ucraini. La disuguaglianza è aumentata notevolmente, rendendo il Venezuela il paese più disuguale del continente più disuguale del mondo.
Il “Socialismo del XXI secolo” ha trasformato il Venezuela da uno dei paesi più ricchi del Sud America a uno dei più poveri, con conseguenze economiche e sociali devastanti. L’eredità di Chávez e Maduro è una crisi umanitaria che continua a colpire milioni di venezuelani, un esempio tragico di come le politiche populiste possono distruggere un paese.









