Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver offerto a Dana White, presidente e amministratore delegato della Ultimate Fighting Championship (UFC), l’incarico di portavoce della Casa Bianca. Secondo quanto riferito dalla CNN, citando una fonte informata sulla vicenda, White avrebbe però declinato la proposta, lasciando l’amministrazione presidenziale ancora alla ricerca di una voce ufficiale dopo una successione di uscite e nomine travagliate.
Trump ha reso pubblica l’offerta sabato 7 novembre con un messaggio su Truth Social, descrivendo White come «un grande combattente e guerriero violento» e sostenendo che sarebbe stato «un portavoce come nessun altro». Nel post il presidente ha anche chiesto a White di portare con sé alcuni «assistenti», indicando sei lottatori della UFC: Islam Makhachev, Khabib Nurmagomedov, Justin Gaethje, Daniel Cormier, Amanda Nunes e Kayla Harrison. «Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla Sinistra Folle», ha scritto Trump, aggiungendo: «Dana, ti prego, accetta il lavoro».
Un’offerta tra serio e provocazione
La natura stessa dell’annuncio ha alimentato fin da subito il dubbio sul fatto che Trump stesse effettivamente proponendo a White un incarico istituzionale oppure utilizzando il social per lanciare un messaggio politico e mediatico. Un collaboratore della Casa Bianca ha infatti detto alla CNN che il presidente stava «scherzando» sull’offerta, ma il messaggio è stato rilanciato pubblicamente anche dal direttore della comunicazione presidenziale Steven Cheung, che ha scritto: «Certo che sì! Fallo, @DanaWhite!».
La proposta arriva in un momento particolarmente delicato per la comunicazione della presidenza. La Casa Bianca è senza un portavoce titolare dal 16 ottobre, quando Katie Zacharia è stata licenziata dopo appena cinque giorni di lavoro, un periodo brevissimo per un ruolo che prevede il confronto quotidiano con la stampa, la spiegazione delle decisioni dell’amministrazione e la gestione delle crisi politiche.
White, durante una conferenza stampa a Londra dopo un evento di pugilato, ha evitato di rispondere in modo diretto alla domanda sull’offerta. Ha detto soltanto di essere in viaggio verso Washington e di avere un incontro con Trump previsto per lunedì: «Sono sicuro che dopo avremo di che parlare», ha dichiarato, osservando di avere già «molti lavori». Le sue parole non hanno quindi mai confermato pubblicamente un’accettazione, né un rifiuto formale.
Il rifiuto secondo la CNN
Nonostante l’ambiguità delle dichiarazioni pubbliche di White, la CNN ha riferito, citando una fonte a conoscenza della questione, che l’amministratore delegato della UFC avrebbe rifiutato l’«idea poco ortodossa» di diventare portavoce della Casa Bianca. L’agenzia Ansa ha riportato la stessa informazione, precisando che la CNN si è basata su fonti vicine al numero uno della UFC.
Prima della conferma del rifiuto, White aveva condiviso nelle sue storie Instagram un’immagine, realizzata con l’intelligenza artificiale, che lo mostrava dietro al podio delle conferenze stampa della Casa Bianca. La didascalia, «On to the next chapter», ossia «si passa al prossimo capitolo», era stata letta da molti come un possibile segnale di disponibilità, anche se non costituiva una dichiarazione ufficiale.
Il rifiuto, dunque, non sembra aver interrotto il rapporto personale e politico tra Trump e White. L’incontro previsto a Washington per lunedì indica che i due continueranno a parlarsi, anche se non è chiaro se la conversazione riguardi un eventuale ruolo diverso nella sfera presidenziale o semplicemente questioni legate alla UFC e agli eventi organizzati dall’organizzazione.
Chi è Dana White
Dana White, 57 anni, è da anni una delle figure più influenti dello sport americano e internazionale. Come presidente della UFC ha trasformato l’organizzazione di arti marziali miste nella lega più importante al mondo, costruendo un prodotto televisivo e commerciale basato su spettacoli ad alta intensità e personalità carismatiche dei lottatori
Il suo rapporto con Trump è lungo e pubblico. Il presidente è una presenza abituale agli eventi della UFC, mentre White ha parlato in numerose occasioni a comizi e convention repubblicane, diventando uno degli alleati più visibili di Trump nell’ambiente sportivo e nell’intrattenimento. Secondo la CNN, White ha preso la parola nelle ultime tre convention nazionali repubblicane e ha contribuito a costruire un collegamento tra il Partito repubblicano e una parte dell’elettorato maschile giovane, considerata decisiva per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Trump stesso ha descritto il ruolo di White come quello di un ponte verso pubblici nuovi, soprattutto giovani. «Mi ha presentato persone di cui non avevo mai sentito parlare, ragazzi piccoli», aveva detto il presidente all’inizio dell’anno, riferendosi agli influencer incontrati grazie a White.
La UFC alla Casa Bianca
Il legame tra Trump e la UFC non si è limitato alla presenza del presidente agli eventi sportivi. A giugno 2026, la UFC aveva organizzato davanti alla Casa Bianca un discusso evento di arti marziali miste per celebrare il Flag Day, la ricorrenza dell’adozione della bandiera statunitense, ma soprattutto l’ottantesimo compleanno di Trump.
L’evento si è svolto in una struttura denominata The Claw, «L’artiglio»: un’arena alta 28 metri, più alta della Casa Bianca, del peso di 600 tonnellate, con una pianta ottagonale e una capienza superiore a 4 mila spettatori. Circa 4 mila persone, in gran parte militari, hanno assistito agli incontri dal vivo, mentre altre 80 mila persone li hanno seguiti su megaschermi installati in un parco vicino alla Casa Bianca.
L’iniziativa è stata molto criticata per l’utilizzo di una delle sedi istituzionali più importanti degli Stati Uniti per uno spettacolo commerciale e per la vicinanza tra Trump, Dana White e la piattaforma che ha trasmesso l’evento in esclusiva. La serata è costata almeno 60 milioni di dollari, finanziati dalla UFC e da vari sponsor, ed è stata accompagnata da polemiche sulla presenza di pubblicità, sulle scelte organizzative e sul contenuto politico di alcuni interventi.
La crisi dell’ufficio stampa
L’offerta a Dana White va letta anche alla luce della difficoltà che l’amministrazione Trump sta incontrando nel stabilizzare la guida dell’ufficio stampa. Karoline Leavitt, considerata una delle collaboratrici più fidate del presidente, ha lasciato l’incarico ad agosto dopo un anno e mezzo, spiegando di voler dedicare più tempo alla famiglia e ai suoi due figli piccoli.
Trump aveva definito Leavitt «una delle migliori portavoce della Casa Bianca nella storia dell’ufficio» e aveva annunciato che sarebbe rimasta al suo fianco come consulente esterna e voce influente all’interno del Partito repubblicano. Pochi mesi dopo, Leavitt è entrata in Fox News come commentatrice politica, con un ruolo che è iniziato il 1° novembre.
Al suo posto era arrivata Katie Zacharia, già nota come commentatrice politica e consulente per Truth Social, la piattaforma sociale fondata da Trump. La sua nomina, però, si è rivelata quasi immediatamente problematica. Zacharia si era presentata come un’avvocata, aveva raccontato di aver lavorato come consulente legale per la Banca Mondiale e come capo dell’ufficio legale di un’organizzazione non governativa in California, e lo stesso Trump l’aveva descritta come una legale.
Il caso Zacharia
Le verifiche giornalistiche hanno però mostrato che Zacharia non risultava iscritta in nessun albo professionale degli Stati Uniti né del Distretto di Columbia. Secondo quanto riportato da Reuters, non esistevano registri pubblici che attestassero che la laureata alla Pepperdine University fosse stata ammessa all’albo degli avvocati in uno qualsiasi dei 50 stati americani o a Washington.
Zacharia aveva inizialmente risposto alle domande dei giornalisti in modo poco convincente, affermando di aver sostenuto l’esame di stato «quando mi sono trasferita in Cina». Una spiegazione subito considerata implausibile, dal momento che i cittadini stranieri non possono accedere all’esame di abilitazione cinese e che nessuno stato americano consente di sostenere negli Stati Uniti l’esame di abilitazione durante un soggiorno in Cina.
In seguito, Zacharia ha ammesso di non aver mai superato l’esame di stato. Il Wall Street Journal aveva riportato, secondo una fonte anonima, che avrebbe tentato l’esame in California subito dopo la laurea nel 2011, ma senza superarlo. Negli Stati Uniti, come in Italia, non è possibile esercitare legalmente la professione di avvocato senza essere ammessi all’albo dopo il superamento dell’esame di stato.
La prima conferenza stampa di Zacharia è stata inoltre accolta con critiche e derisione online. La nuova portavoce è stata accusata di aver letto il discorso in modo rigido e impacciato, di aver commesso diversi errori e di aver confuso in una circostanza suo marito con Trump. Nei giorni successivi sono circolati numerosi video parodici del suo intervento.
Trump aveva inizialmente chiesto a Zacharia di «riconsiderare» l’incarico, ma dopo soli cinque giorni la Casa Bianca ha confermato la sua uscita. Il suo mandato è diventato così il più breve tra quelli ricordati per un portavoce della Casa Bianca, lasciando il presidente senza una figura stabile in uno degli uffici più esposti della presidenza.
Perché il ruolo conta
Il portavoce della Casa Bianca non è soltanto il volto quotidiano dell’amministrazione davanti alle telecamere. È la persona che traduce le decisioni presidenziali in messaggi pubblici, risponde alle domande dei giornalisti, gestisce le emergenze e cerca di mantenere un minimo di coerenza narrativa tra la Casa Bianca, il Congresso, i media e l’opinione pubblica.
Per Trump, che ha sempre attribuito grande importanza alla comunicazione diretta e allo scontro mediatico, il ruolo è particolarmente centrale. La scelta di un portavoce non è quindi soltanto una questione amministrativa, ma anche politica: richiede una figura capace di difendere il presidente, gestire le domande scomode e parlare a un pubblico ampio senza perdere credibilità istituzionale. La partenza di Leavitt e il rapido fallimento di Zacharia hanno reso questa ricerca più urgente.
Il contesto politico
La ricerca di un nuovo portavoce acquista ulteriore peso dopo i risultati delle elezioni di metà mandato, nelle quali i Democratici hanno conquistato il controllo del Congresso e hanno promesso indagini sull’amministrazione. In questo scenario, la Casa Bianca ha bisogno di una voce forte e affidabile per rispondere alle richieste di chiarimento, alle indagini parlamentari e alle critiche dell’opposizione.
Trump ha inoltre segnalato che potrebbero arrivare altri cambiamenti nel suo staff. Venerdì ha rimosso la storica capo di gabinetto Susie Wiles, sostituendola con Stephen Miller, uno dei suoi collaboratori più fedeli e intransigenti, che assumerà il nuovo incarico a partire da lunedì.
Cosa resta da chiarire
Al momento, Dana White non ha rilasciato una dichiarazione pubblica formale sul rifiuto. La CNN attribuisce l’informazione a una fonte informata, mentre White ha preferito limitarsi a confermare l’incontro con Trump previsto per lunedì. Questo lascia aperta una piccola area di incertezza: il rifiuto riguarda l’incarico di portavoce, ma non esclude necessariamente altre forme di collaborazione tra il presidente e il numero uno della UFC.
La vicenda mostra comunque un aspetto centrale del secondo mandato di Trump: la difficoltà di trovare figure stabili per ruoli esposti e ad alta pressione, soprattutto quando il presidente tende a scegliere collaboratori strettamente legati a sé e a comunicare le decisioni direttamente attraverso i social. Per ora, la Casa Bianca resta senza un portavoce titolare, mentre l’uomo che Trump avrebbe voluto al podio delle conferenze stampa torna al suo ruolo di guida della UFC.








