Freedom 250, celebrità disertano il combattimento UFC alla Casa Bianca mentre una causa federale mette in discussione l’evento di Trump

Freedom 250, celebrità disertano il combattimento UFC alla Casa Bianca mentre una causa federale mette in discussione l’evento di Trump

Freedom 250, celebrità disertano il combattimento UFC alla Casa Bianca mentre una causa federale mette in discussione l’evento di Trump

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Il progetto Freedom 250, pensato in teoria per celebrare i 250 anni degli Stati Uniti e coincidente con l’80º compleanno di Donald Trump, si sta rapidamente trasformando in un caso politico e mediatico. Dopo le difficoltà già emerse con il concerto celebrativo, anche l’evento principale — un evento di arti marziali miste (MMA) organizzato insieme all’UFC, la più grande organizzazione di MMA al mondo, sul prato della Casa Bianca — sta perdendo attrattiva, soprattutto per l’assenza delle grandi celebrità. Per il 14 giugno era prevista la partecipazione di numerosi volti noti del cinema, dello sport e dell’intrattenimento, con circa 300 inviti inviati a star di primo piano. Tuttavia, nomi come Adam Sandler, Jared Leto e Dwayne “The Rock” Johnson hanno già fatto sapere che non saranno presenti, mentre altri invitati sembrano orientati a seguire la stessa linea. Una scelta che riflette un atteggiamento sempre più diffuso nel mondo dello spettacolo: evitare eventi percepiti come politicamente schierati e legati direttamente alla figura di Trump, piuttosto che a una celebrazione istituzionale condivisa.

Un evento ambizioso tra politica e spettacolo

Nonostante le defezioni, l’organizzazione dell’evento resta imponente. Il South Lawn della Casa Bianca sarà trasformato in un’arena da circa 4.500 posti, con la presenza prevista di membri delle forze armate e ospiti selezionati. Parallelamente, circa 85mila persone potranno seguire i combattimenti da Ellipse Park grazie a maxi-schermi. Non sono previsti biglietti in vendita per l’arena principale, ma circolano indiscrezioni su pacchetti VIP esclusivi che potrebbero raggiungere cifre fino a 1,5 milioni di dollari. Secondo la società madre dell’UFC, TKO Group Holdings, l’obiettivo non è il profitto immediato, bensì un investimento strategico in visibilità globale. Tuttavia, la natura stessa dell’evento — un mix di spettacolo sportivo e celebrazione politica — continua a sollevare interrogativi sulla sua reale funzione e sul messaggio che intende trasmettere.

Polemiche sui fondi e opinione pubblica divisa

A rendere ancora più delicato il quadro sono le polemiche legate ai finanziamenti e alla gestione dell’iniziativa. Freedom 250 è sostenuto da un partenariato pubblico-privato che coinvolge grandi aziende come Palantir, Oracle, Deloitte e Lockheed Martin, attirando l’attenzione di organismi di controllo e membri del Congresso. Il gruppo Public Citizen ha chiesto un’indagine dopo le rivelazioni secondo cui donazioni fino a 1 milione di dollari garantirebbero accesso diretto al presidente durante gli eventi. Nel frattempo, anche l’opinione pubblica appare divisa: secondo un sondaggio YouGov, il 51% degli americani disapprova il combattimento in gabbia, percependolo più come una celebrazione personale di Trump che come un evento nazionale. A pochi giorni dal 14 giugno, Freedom 250 resta quindi un progetto ambizioso ma sempre più controverso, sospeso tra spettacolo, politica e un crescente rischio di isolamento mediatico.

La causa legale: dubbi sulla legittimità e conflitti di interessi

A pochi giorni dall’evento, Freedom 250 è finito anche al centro di una causa legale che ne mette in discussione la legittimità e l’utilizzo degli spazi pubblici. L’azione è stata avviata da un’attivista politica, Susan Douglas, e da Paul Romano, veterano della guerra del Vietnam, con il supporto del Public Integrity Project, un’organizzazione impegnata nella trasparenza e nel contrasto alla corruzione. Al centro della contestazione c’è la decisione di trasformare il South Lawn della Casa Bianca in un’arena per incontri di arti marziali miste, una scelta che — secondo la denuncia — non sarebbe mai stata autorizzata dal Congresso e rappresenterebbe un uso eccezionale di un’area governativa per un evento di natura privata.

Uno dei punti più delicati riguarda i possibili vantaggi economici e promozionali legati all’iniziativa. La causa sostiene che Donald Trump avrebbe garantito al presidente dell’UFC, Dana White, e alla sua organizzazione un accesso senza precedenti a luoghi simbolici come la Casa Bianca e il Lincoln Memorial, dove dovrebbe svolgersi anche il pesaggio ufficiale dei lottatori. Questo tipo di esposizione offrirebbe un’enorme visibilità commerciale, sollevando dubbi sul confine tra celebrazione istituzionale e operazione di marketing. A rafforzare le perplessità contribuisce anche il fatto che Trump abbia acquistato, nel marzo scorso, azioni della TKO Group Holdings — la società madre dell’UFC — per un valore compreso tra 15.000 e 50.000 dollari, proprio mentre promuoveva pubblicamente l’evento.

La denuncia richiama inoltre le possibili entrate economiche generate dall’iniziativa, citando pacchetti esclusivi che supererebbero il milione di dollari e gli accordi per la trasmissione televisiva, che coinvolgerebbero Paramount Skydance, società legata a dirigenti vicini al presidente. Secondo quanto evidenziato, questi elementi suggerirebbero un utilizzo delle istituzioni pubbliche anche per finalità di profitto. Non mancano poi le critiche sul piano procedurale e ambientale: viene contestata l’assenza di adeguate autorizzazioni e valutazioni d’impatto, oltre alla costruzione di strutture imponenti — tra cui un arco in acciaio da oltre 500 tonnellate — all’interno del complesso della Casa Bianca.

Particolare attenzione è rivolta anche all’aspetto simbolico. L’evento coinvolgerebbe luoghi di grande valore storico, e secondo quanto riportato i combattenti potrebbero persino effettuare le entrate prima degli incontri partendo dall’Oval Office. Un’impostazione che, secondo la causa, rischia di compromettere il decoro istituzionale e di provocare un “danno estetico” a spazi iconici come il South Lawn e il Lincoln Memorial. Dal canto suo, la Casa Bianca ha respinto le accuse definendole infondate e sostenendo che l’iniziativa non sia diversa da altri eventi ospitati in passato.

Resta però il nodo politico e temporale: il combattimento è previsto per il 14 giugno, giorno dell’80º compleanno di Trump, ma cade diverse settimane prima del Giorno dell’Indipendenza, mettendo in dubbio il suo reale legame con le celebrazioni ufficiali dei 250 anni degli Stati Uniti. Il caso è stato assegnato al giudice federale Amit P. Mehta, che dovrà ora stabilire se esistano le condizioni per procedere. Nel frattempo, Freedom 250 continua a dividere, tra ambizioni spettacolari, interrogativi legali e crescenti polemiche politiche.