L’Iran offre agli Stati Uniti un accordo per riaprire Hormuz entro sette giorni: Trump avrebbe respinto il piano

L’Iran offre agli Stati Uniti un accordo per riaprire Hormuz entro sette giorni: Trump avrebbe respinto il piano

L’Iran offre agli Stati Uniti un accordo per riaprire Hormuz entro sette giorni: Trump avrebbe respinto il piano

L’Iran ha proposto agli Stati Uniti un piano in sette giorni per sospendere le ostilità in Medio Oriente, riaprire lo stretto di Hormuz e avviare nuovi negoziati sul programma nucleare. L’iniziativa è stata presentata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha spiegato come la proposta sia stata trasmessa a Washington attraverso la mediazione di alcuni interlocutori internazionali. Secondo il ministro, il calendario dovrebbe entrare in vigore dal giorno successivo all’accettazione formale da parte degli Stati Uniti.

Il piano prevede innanzitutto un cessate il fuoco temporaneo, esteso anche ai fronti di Libano e Yemen. In cambio, Teheran chiede agli Stati Uniti di interrompere il blocco navale contro i porti iraniani, revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio e restituire la disponibilità di una parte degli asset iraniani congelati all’estero. Il valore dei beni da sbloccare ammonterebbe ad almeno 12 miliardi di dollari.

La sequenza prevista

Secondo la ricostruzione fornita da Araghchi, le richieste iraniane dovrebbero essere attuate nei primi quattro o cinque giorni dall’accordo. Gli Stati Uniti dovrebbero innanzitutto sospendere le operazioni militari e il blocco navale contro i porti iraniani. Successivamente, Washington dovrebbe rimuovere le sanzioni sulle vendite di greggio iraniano e consentire a Teheran di tornare a disporre degli asset congelati.

La riapertura dello stretto di Hormuz avverrebbe al sesto giorno, a condizione che le misure richieste dall’Iran siano state rispettate. Il settimo giorno inizierebbero invece i negoziati per un accordo definitivo tra Iran e Stati Uniti. I colloqui riguarderebbero le questioni che entrambe le parti accetteranno di discutere, tra cui il programma nucleare iraniano.

Araghchi ha dichiarato che l’Iran non intende negoziare sotto minaccia, ma è disposto a tornare al tavolo del confronto nell’ambito di un’intesa fondata su impegni reciproci. La proposta, secondo il ministro, consentirebbe di ridurre rapidamente le tensioni militari e di ripristinare la navigazione nello stretto.

La posizione di Trump

Il piano iraniano sarebbe stato respinto dal presidente statunitense Donald Trump. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando funzionari americani anonimi. Secondo il quotidiano, Trump avrebbe comunicato ai suoi consiglieri di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre.

La notizia, tuttavia, non coincide con la posizione che afferma pubblicamente Washington. Un funzionario statunitense ha riferito alla BBC che, attraverso i mediatori, sono in corso discussioni definite “costruttive”. Teheran sostiene inoltre di essere ancora in attesa di una risposta formale da parte degli Stati Uniti.

Trump ha inoltre pubblicato su Truth Social una mappa dello stretto di Hormuz, cerchiando l’area e indicandola con il nome “Trump Strait”, cioè “Stretto di Trump”. Il gesto è stato interpretato come una nuova dimostrazione della linea dura adottata dalla Casa Bianca nei confronti dell’Iran.

Uno stretto strategico

Lo stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e rappresenta una delle principali vie marittime per il commercio internazionale di petrolio. Le tensioni nella zona hanno ridotto la sicurezza della navigazione e costretto alcune compagnie a modificare le proprie rotte o ad adottare misure di protezione aggiuntive.

Secondo le informazioni disponibili, il passaggio non sarebbe completamente chiuso. Dopo le operazioni di sminamento condotte nei mesi precedenti, la marina statunitense ha iniziato a scortare alcune petroliere attraverso corridoi considerati più sicuri, utilizzando anche il supporto dell’aviazione. Altre navi continuano invece ad attraversare lo stretto senza coordinarsi con gli Stati Uniti e, in alcuni casi, procedono con il transponder spento per rendere più difficile l’identificazione e il tracciamento.

Una parte consistente delle petroliere in transito proviene dall’Arabia Saudita e dall’Iraq. La situazione, tuttavia, rimane fragile. Anche se il traffico marittimo non è completamente interrotto, la presenza militare e il rischio di attacchi continuano a condizionare le esportazioni energetiche e i costi del trasporto.

Il nodo del nucleare

La proposta iraniana collega direttamente la riapertura di Hormuz alla ripresa del negoziato sul programma nucleare. Teheran sostiene che il nuovo schema riprenda il percorso delineato nel memorandum firmato da Iran e Stati Uniti lo scorso giugno, accelerando però il passaggio verso i colloqui politici.

Per Washington, il punto più delicato resta la possibilità di ottenere garanzie concrete sul programma nucleare iraniano. Secondo il Wall Street Journal, Trump sarebbe scettico sulla disponibilità di Teheran ad accettare le condizioni statunitensi, nonostante le dichiarazioni pubbliche più ottimistiche del presidente.

Araghchi ha invece invitato gli Stati Uniti a scegliere la strada diplomatica prima delle elezioni di novembre. “La scelta dipende ora dagli Stati Uniti”, ha dichiarato il ministro, ribadendo che l’Iran non accetterà pressioni, minacce o intimidazioni. Se Washington dovesse confermare il rifiuto, la proposta dei sette giorni rischierebbe di rimanere soltanto un’iniziativa diplomatica, mentre il futuro della navigazione nello stretto di Hormuz continuerebbe a dipendere dall’evoluzione militare e politica del conflitto.

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