Trump lancia Trump Tv e vieta l’accesso alla Casa Bianca a Cnn, MsNow e Politico

La Casa Bianca ha lanciato Trump Tv, una piattaforma streaming pensata per trasmettere direttamente al pubblico gli eventi, i discorsi e i momenti salienti dell’amministrazione statunitense. Il canale, denominato “Trump Tv: The Essential Station”, è disponibile su YouTube e sull’app ufficiale e propone una programmazione attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette.

L’iniziativa arriva nel pieno dello scontro tra Donald Trump e alcune delle principali testate giornalistiche americane. Nei giorni scorsi il presidente ha infatti revocato con effetto immediato gli accrediti alla Casa Bianca dei giornalisti e dei fotografi di Cnn, MsNow e Politico, accusando le tre organizzazioni di diffondere «fake news», pubblicare «fiction and lies» e di raccontare in modo sistematicamente negativo il lavoro della sua amministrazione. Le testate hanno reagito presentando una causa federale contro Trump e altri funzionari dell’amministrazione, sostenendo che il provvedimento violi la libertà di stampa e il Primo Emendamento della Costituzione americana.

Una diretta senza filtri

Trump Tv è stata presentata dalla Casa Bianca come uno strumento per offrire agli americani un accesso diretto alle attività presidenziali, senza la mediazione dei network tradizionali. Il progetto dovrebbe raccogliere «i migliori video, gli interventi più importanti e le ultime e migliori novità dell’amministrazione», con contenuti aggiornati in tempo reale.

La piattaforma è stata promossa anche attraverso i social da Kaelan Dorr, vice assistente del presidente. «Benvenuti nella Trump Tv», ha scritto Dorr, sostenendo che alcuni media avrebbero riportato in modo inaccurato, oppure non avrebbero riportato affatto, i numerosi risultati ottenuti dall’amministrazione «a beneficio di tutti gli americani».

Il primo contenuto trasmesso dopo l’avvio del canale è stato il discorso pronunciato da Trump il 3 luglio a Mount Rushmore. Il video di lancio ha inoltre riproposto la vittoria repubblicana del 2024. Secondo Reuters, circa quindicimila minuti dopo l’inizio della trasmissione il canale contava circa 8 mila spettatori collegati in diretta.

La Casa Bianca presenta dunque il progetto come un modo per raggiungere direttamente il pubblico, bypassando quelli che Trump definisce i media «corrotti» o «ostili». Il linguaggio utilizzato richiama la comunicazione digitale già sperimentata dal presidente attraverso Truth Social, X e altri canali online: messaggi brevi, immagini d’impatto, dichiarazioni senza contraddittorio e una selezione degli episodi più favorevoli all’amministrazione.

Il punto centrale, però, è proprio la selezione dei contenuti. Un canale controllato dalla Casa Bianca può mostrare discorsi, cerimonie, annunci e risultati rivendicati dal presidente, ma non offre domande indipendenti, verifiche esterne o il confronto con le opposizioni. Trump Tv rischia quindi di trasformarsi in una vetrina istituzionale propagandistica e non una piattaforma giornalistica.

Il divieto contro Cnn, MsNow e Politico

Il lancio di Trump Tv coincide con l’inasprimento del conflitto tra l’amministrazione e tre testate considerate ostili dal presidente. Trump ha accusato Cnn, MsNow e Politico di diffondere “notizie false” e di voler screditare i repubblicani. In un messaggio pubblicato su Truth Social, ha sostenuto che le organizzazioni non dovrebbero poter «scrivere o riportare continuamente fiction e bugie» sul presidente degli Stati Uniti.

In un successivo intervento, Trump ha precisato di non voler attaccare la stampa libera, ma soltanto le «fake news», definite una minaccia per la sicurezza nazionale. Il presidente ha anche sostenuto che i media avrebbero il dovere di essere imparziali e che la Casa Bianca avrebbe il diritto di impedire la diffusione di informazioni da lui considerate dannose per il Paese.

La decisione è stata adottata senza un preavviso e senza una procedura che consentisse alle redazioni di contestare il provvedimento. Secondo la denuncia presentata dalle tre testate, l’amministrazione avrebbe revocato gli accrediti perché non gradiva il contenuto della loro copertura giornalistica. La causa sostiene inoltre che il divieto rappresenti una forma di ritorsione contro attività protette dalla Costituzione e una discriminazione basata sul punto di vista politico delle testate.

«Il governo non decide ciò che la stampa deve riportare o pubblicare», hanno affermato congiuntamente Cnn, MsNow e Politico. Le redazioni hanno aggiunto che il divieto ostacola il diritto del pubblico a ricevere informazioni indipendenti sull’operato della presidenza.

La Casa Bianca ha respinto le accuse, sostenendo che il Primo Emendamento protegge il diritto delle testate a pubblicare, ma non garantisce automaticamente un posto nella sala stampa, un accredito permanente o la partecipazione al pool presidenziale. L’amministrazione ha definito la decisione una risposta a «anni di false notizie» e ha affermato che i giornalisti esclusi possono comunque lavorare dall’esterno della Casa Bianca.

La causa davanti al giudice Tim Kelly

La controversia è ora nelle mani della giustizia federale. Le tre testate hanno chiesto un ordine restrittivo temporaneo per bloccare l’efficacia del divieto e ottenere il ripristino immediato degli accrediti. La richiesta sarà esaminata dal tribunale distrettuale federale di Washington D.C.

Il giudice incaricato del caso è Timothy Kelly, nominato da Trump nel 2017. La prima udienza è stata fissata per mercoledì 23 settembre alle 15:30, ora della costa orientale degli Stati Uniti. Kelly aveva già seguito un caso analogo nel 2018, quando la Casa Bianca aveva revocato l’accredito a Jim Acosta, allora corrispondente della Cnn. In quell’occasione il giudice aveva ordinato la restituzione del tesserino al giornalista.

Trump ha citato direttamente il nome di Kelly in un post su Truth Social, ricordando la precedente decisione e lasciando intendere che l’amministrazione potrebbe presentare ricorso nel caso di una nuova sentenza sfavorevole.

Il nodo giuridico riguarda il rapporto tra il potere dell’esecutivo di organizzare l’accesso alla Casa Bianca e il divieto di discriminare la stampa sulla base dei suoi contenuti. Il governo può stabilire regole di sicurezza, limiti logistici e criteri di accreditamento, ma la questione diventa più delicata quando l’esclusione appare collegata alle critiche rivolte al presidente.

Un principio già richiamato in precedenti controversie stabilisce che, quando il governo apre determinati spazi alla stampa, non può chiudere l’accesso a singole testate soltanto perché esprimono un punto di vista sgradito. È su questo terreno che Cnn, MsNow e Politico intendono contestare la decisione dell’amministrazione.

Il boicottaggio del pool televisivo

Il divieto imposto alla Cnn ha avuto conseguenze immediate anche sul sistema di copertura degli eventi presidenziali. La Cnn fa parte del principale pool televisivo della Casa Bianca insieme ad Abc, Cbs, Fox News e Nbc. Le cinque emittenti si alternano nella copertura degli appuntamenti ufficiali e condividono le immagini con numerosi altri media statunitensi.

La Cnn era incaricata di seguire la trasferta di Trump a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo la sua esclusione, le altre reti hanno deciso di sospendere la copertura degli eventi previsti nel pool, annunciando che non sarebbe stata predisposta una troupe sostitutiva. «Il pool televisivo non coprirà gli eventi indicati come copertura in pool del presidente», ha comunicato Bryan Boughton, responsabile dell’ufficio di Washington di Fox News e presidente del pool.

La protesta ha coinvolto emittenti con orientamenti editoriali molto diversi, compresa Fox News, spesso considerata vicina a Trump. La scelta comune ha evidenziato il timore che la Casa Bianca possa decidere quali testate ammettere agli eventi presidenziali in base al grado di favore o ostilità delle loro notizie.

I primi effetti si sono visti durante l’inaugurazione del nuovo eliporto della Casa Bianca. L’evento è stato trasmesso utilizzando immagini e audio messi a disposizione direttamente dall’amministrazione, ma la voce di Trump è risultata quasi completamente inudibile a causa dell’assenza dei microfoni e delle telecamere dei network.

La vicenda mostra quanto il pool televisivo sia importante per la circolazione delle immagini presidenziali. Senza il sistema condiviso tra le emittenti, la Casa Bianca può ancora produrre una propria diretta, ma il materiale non dispone dello stesso livello di indipendenza e di distribuzione garantito dai network.

Un canale di propaganda?

I sostenitori di Trump descrivono Trump Tv come un mezzo per ridurre il potere dei media tradizionali e consentire alla presidenza di parlare direttamente agli americani.

Molti invece temono che la piattaforma possa diventare una rete di propaganda governativa. Jameel Jaffer, direttore esecutivo del Knight First Amendment Institute della Columbia University, ha affermato che il progetto rischia di garantire al pubblico una «dieta costante di propaganda governativa». A suo giudizio, il divieto contro i media indipendenti e il lancio simultaneo di un canale controllato dalla Casa Bianca rendono più evidente l’obiettivo di orientare il racconto pubblico sull’amministrazione.

Anche Weijia Jiang, ex presidente della White House Correspondents’ Association, ha sottolineato la necessità di distinguere tra comunicazione istituzionale e informazione indipendente. «In America non può esistere una televisione di Stato», ha dichiarato in un’intervista a Fox News. Secondo Jiang, la democrazia richiede soggetti indipendenti capaci di osservare il potere e di porre domande scomode.

Il problema non riguarda soltanto la possibilità di vedere i discorsi del presidente. Se la Casa Bianca mostra esclusivamente ciò che ritiene utile alla propria immagine, il pubblico rischia di non sapere quali informazioni siano state omesse, quali dichiarazioni non siano state verificate e quali decisioni non siano state sottoposte a domande da parte dei giornalisti.

L’ex addetta stampa della Casa Bianca Stephanie Grisham ha paragonato l’iniziativa ai sistemi di comunicazione utilizzati da Russia, Cina e Iran. Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha invece definito Trump Tv una forma di televisione statale lanciata dopo l’esclusione dei media indipendenti dalla Casa Bianca. Le dichiarazioni rappresentano la lettura più dura del progetto, ma mostrano anche quanto il conflitto sia ormai diventato una questione istituzionale, oltre che politica.

A sollevare ulteriori polemiche è stato il video promozionale di Trump Tv. Il trailer utilizza spezzoni di serie televisive come Seinfeld, Breaking Bad, Family Guy, SpongeBob SquarePants, Parks and Recreation, Friends e The Simpsons. Nel montaggio compaiono inoltre immagini tratte da film come Home Alone e The Dark Knight.

Le sequenze sono accompagnate dalla canzone Video Killed the Radio Star dei Buggles, mentre la scritta “Trump Tv” lampeggia sullo schermo. Il risultato è un prodotto dal linguaggio tipico dei social e della comunicazione politica contemporanea: immagini molto riconoscibili, ritmo veloce, riferimenti alla cultura pop e un messaggio costruito per diventare virale.

Il trailer, tuttavia, ha riaperto il tema dei diritti d’autore. Gli spezzoni provengono da produzioni e cataloghi riconducibili a società come Warner Bros., Fox, Sony Pictures Television, Disney e altri gruppi dell’industria audiovisiva. Non è ancora chiaro se il materiale sia stato utilizzato sulla base di autorizzazioni, licenze o altre giustificazioni giuridiche.

La questione potrebbe quindi avere conseguenze legali e commerciali. L’utilizzo di immagini e musiche protette per una comunicazione ufficiale o politica può essere contestato dai titolari dei diritti, soprattutto quando il materiale viene associato a un messaggio elettorale o promozionale.

Non sarebbe la prima volta che la comunicazione di Trump entra in conflitto con l’industria culturale. In passato diversi musicisti hanno chiesto di non utilizzare le loro canzoni nei messaggi e nelle campagne del presidente. Tra questi, anche Nancy Sinatra ha criticato l’uso di My Way, brano interpretato dal padre Frank Sinatra.

Un precedente per il rapporto tra potere e informazione

La nascita di Trump Tv non può essere separata dalla più ampia strategia comunicativa del presidente. Trump ha costruito una parte significativa del proprio rapporto con l’opinione pubblica attraverso messaggi diretti, attacchi ai giornalisti e contestazioni dei media tradizionali. Nel secondo mandato questa strategia si è trasformata in una politica più strutturata di controllo dell’accesso.

Prima di Cnn, MsNow e Politico, l’amministrazione aveva già limitato la presenza di altre testate in alcuni spazi ufficiali. Anche l’Associated Press ha intrapreso un’azione legale dopo essere stata esclusa da determinate aree della Casa Bianca e dai viaggi presidenziali. Nel primo mandato, inoltre, i tribunali avevano ordinato la restituzione degli accrediti a Jim Acosta e al giornalista Brian Karem.

La nuova controversia arriva in un momento politicamente sensibile, con l’amministrazione impegnata a difendere il proprio consenso e con le elezioni di metà mandato all’orizzonte. Secondo Reuters, il presidente sarebbe particolarmente insoddisfatto della copertura giornalistica sulle elezioni e delle notizie politiche recenti. La Casa Bianca, però, non ha fornito prove specifiche a sostegno dell’accusa secondo cui gli articoli delle tre testate costituirebbero una minaccia per la sicurezza nazionale.

La causa potrebbe dunque stabilire un precedente importante. Se il divieto venisse confermato, la Casa Bianca avrebbe maggiore libertà nel selezionare i media ammessi agli eventi presidenziali. Se invece il tribunale imponesse il ripristino degli accrediti, verrebbe rafforzato il principio secondo cui l’accesso non può essere revocato come punizione per una copertura critica.

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