Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, quartogenito del fondatore di Luxottica, ha annunciato le dimissioni da tutti gli incarichi manageriali in EssilorLuxottica, lasciando la presidenza di Ray‑Ban e il ruolo di chief strategy officer del gruppo. L’addio, operativo dal 31 agosto, è accompagnato da una lettera al board e all’ad Francesco Milleri in cui il figlio del fondatore critica una gestione aziendale definita «distante» e «impersonale», lontana dalle persone e dallo spirito che, a suo dire, caratterizzava la Luxottica di vent’anni fa.
Cosa succede: incarichi, tempistiche e conferma del gruppo
Leonardo Maria Del Vecchio rimette le deleghe da presidente del marchio Ray‑Ban e da chief strategy officer di EssilorLuxottica, il colosso italo‑francese nato dalla fusione tra Luxottica ed Essilor e oggi tra i principali produttori mondiali di occhiali e lenti. Le dimissioni sono state annunciate con una lettera al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri e al consiglio di amministrazione; diventeranno effettive il 31 agosto 2026.
Un portavoce di EssilorLuxottica ha confermato la notizia dopo l’anticipazione di “Milano Finanza”, ringraziando Leonardo Maria «per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre» e augurandogli «uguale successo nella sua nuova avventura».
La lettera di addio: «Gestione distante e impersonale»
Il cuore della decisione è nella lettera di dimissioni, resa nota in parte da Milano Finanza. Del Vecchio jr descrive una gestione aziendale «distante», «impersonale» e lontana dalle persone «che devono tornare al centro», richiamando esplicitamente la «Luxottica vent’anni fa». «La distanza si sente. E le persone lo sanno prima dei mercati», scrive, in un passaggio che unisce critica organizzativa e monito sui possibili effetti di medio periodo.
Il riferimento è alla leadership di Francesco Milleri, il manager di fiducia scelto dallo stesso Leonardo Del Vecchio per guidare il gruppo dopo la sua scomparsa nel 2022. Nella lettera, Leonardo Maria contesta la trasformazione dell’azienda in un gigante percepito come più freddo e meno vicino ai dipendenti, pur riconoscendo di lasciare «un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare».
Il confronto con il padre: severità ma “patto morale” con le persone
Un altro passaggio chiave della lettera è il paragone con lo stile del fondatore. «Mio padre ha costruito Luxottica chiedendo moltissimo alle persone. Ma sapeva una cosa che oggi rischiamo di dimenticare: se chiedi alle persone lealtà, sacrificio e senso di appartenenza, devi essere disposto a restituirli», scrive Del Vecchio jr. «Non puoi essere una squadra soltanto quando presenti i risultati. Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode. Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre».
Secondo il figlio, Leonardo Del Vecchio poteva essere «durissimo», ma manteneva un rapporto diretto con fabbriche, negozi e uffici, intervenendo quando serviva e riconoscendo il sacrificio dei lavoratori: un “patto morale” che oggi, a suo avviso, si è indebolito.
Ray‑Ban: risultati del triennio e rivendicazioni
Del Vecchio jr sottolinea di non lasciare «dopo una sconfitta», ma al termine naturale del mandato triennale alla presidenza di Ray‑Ban, rivendicando il superamento degli obiettivi del suo periodo alla guida del brand. «Lascio un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare», aggiunge, indicando che per lui «questo conta più di qualsiasi titolo».
Addio all’operatività, ma non alla proprietà: il ruolo in Delfin
L’uscita di scena dagli incarichi manageriali non significa l’abbandono della proprietà. Leonardo Maria Del Vecchio resterà azionista attraverso Delfin, la holding lussemburghese di famiglia che detiene il 32,4% di EssilorLuxottica e di cui lui possiede una quota del 12,5%. «Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga», ha scritto, confermando di voler vigilare sulla strategia di lungo periodo pur senza più ruoli operativi.
La successione bloccata in Delfin e la rottura con Milleri
L’addio di Leonardo Maria Del Vecchio agli incarichi in EssilorLuxottica non si capisce fino in fondo senza guardare al groviglio successorio che avvolge Delfin, la holding lussemburghese di famiglia che controlla il 32,4% del gruppo dell’occhiale. Oggi Delfin ha diversi problemi societari, che dipendono sostanzialmente da liti tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio, in costante disaccordo sulle questioni più importanti dell’azienda.
Dopo la morte del fondatore, nel 2022, Delfin è stata divisa in otto quote uguali del 12,5%: sei ai figli e due alla “costola” dell’ultima moglie. Tre quote sono andate ai figli del primo matrimonio (Claudio, Marisa, Paola), due a quelli avuti da una relazione successiva (Luca e Clemente) e una a Leonardo Maria, figlio dell’ultima moglie Nicoletta Zampillo. Le ultime due quote sono andate una a Nicoletta Zampillo (sposata due volte, nel 1997 e nel 2010) e una a Rocco Basilico, figlio che lei aveva avuto da un precedente matrimonio.
Gli eredi non hanno ancora trovato un accordo sull’esecuzione testamentaria, e dallo sblocco della successione dipende anche la consegna a Francesco Milleri delle restanti 900 mila azioni EssilorLuxottica (su 1,5 milioni promesse dal fondatore, per un valore complessivo di quasi 250 milioni di euro).
Parte dei problemi di Delfin deriva proprio dalla gestione di queste quote, per cui sono in corso anche procedimenti legali. I figli del fondatore hanno storie, età e ambizioni molto diverse: il più grande, Claudio, ha 69 anni; il più piccolo, Clemente, ne ha 22. Buona parte di loro è perlopiù fuori dalla gestione di Delfin e di EssilorLuxottica e considera la holding semplicemente come un fondo da cui ogni anno arrivano dividendi; alcuni vorrebbero persino liquidare la propria quota, operazione che comporterebbe di fatto uno smembramento della holding.
Leonardo Maria Del Vecchio aveva provato a ottenere il controllo di Delfin per gestirla da solo, con l’obiettivo di mantenere la società unita e preservare il perimetro delle sue partecipazioni. Ad aprile aveva raggiunto un accordo per comprare le quote in Delfin da Paola e Luca Del Vecchio, che avevano mostrato l’intenzione di monetizzare la loro partecipazione e uscire dalla società. L’operazione però non è stata conclusa, sia perché richiedeva capitali molto ingenti sia perché non c’era l’accordo degli altri fratelli e di buona parte della stessa dirigenza di Delfin, che non nutre particolare stima nei suoi confronti.
Francesco Milleri, oltre a essere amministratore delegato di EssilorLuxottica, è anche presidente di Delfin e si era mostrato favorevole al progetto di avere un unico socio di maggioranza per gestire la holding in modo più ordinato e incisivo. La lettera con cui Leonardo Maria Del Vecchio critica apertamente la gestione aziendale e, di riflesso, la governance del gruppo, segna quindi una rottura molto forte non solo con Milleri ma anche con la stessa Delfin, in un momento in cui la holding avrebbe bisogno di maggiore coesione tra gli azionisti di riferimento.
Parallelamente, Leonardo Maria Del Vecchio continua a sviluppare la sua piattaforma di investimento personale, LMDV Capital, attraverso cui ha fatto operazioni in settori diversi, dalla ristorazione all’editoria. Recentemente è diventato l’azionista più importante di Editoriale Nazionale (EN), l’azienda a cui appartengono i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN, e possiede il 30% del Giornale. Questo profilo di investitore attivo, unito alla permanenza come socio in Delfin, suggerisce che il suo addio all’operatività in EssilorLuxottica non è un disimpegno, ma un riposizionamento su altri asset e su un ruolo di controllo proprietario di lungo periodo.









