Prestiti SAFE per la difesa: cosa sono, come funzionano e perché l’Italia li ha scelti

Prestiti SAFE per la difesa: cosa sono, come funzionano e perché l’Italia li ha scelti

Prestiti SAFE per la difesa: cosa sono, come funzionano e perché l’Italia li ha scelti

L’Italia ha deciso di ricorrere ai prestiti europei SAFE per finanziare parte delle proprie spese nel settore della difesa, segnando un passaggio rilevante nella strategia nazionale in materia militare e nei rapporti con l’Unione europea. L’annuncio ufficiale è arrivato dai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto nel corso di un’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, dopo settimane di incertezza e divisioni politiche all’interno della maggioranza. La scelta, tuttavia, non è ancora del tutto definita nei dettagli: resta infatti da stabilire l’importo preciso che l’Italia richiederà, a fronte di una manifestazione d’interesse già comunicata a Bruxelles per un massimo di 14,9 miliardi di euro.

I prestiti SAFE, acronimo di Security Action for Europe, sono uno strumento introdotto dalla Commissione europea nel maggio 2025 nell’ambito della più ampia strategia “Readiness 2030”, che punta a rafforzare le capacità difensive del continente. Il meccanismo ricalca quello già sperimentato con il Next Generation EU: Bruxelles raccoglie fondi sui mercati finanziari attraverso l’emissione di debito comune e li presta agli Stati membri, che successivamente provvedono al rimborso. La dotazione complessiva del programma può arrivare fino a 150 miliardi di euro, distribuiti tra i Paesi che ne fanno richiesta in base alle proprie esigenze.

Nel caso italiano, l’utilizzo dei fondi SAFE non comporterà un aumento immediato della spesa militare. Come chiarito dai ministri coinvolti, questi prestiti serviranno piuttosto a sostituire risorse già previste a bilancio, consentendo allo Stato di finanziare gli stessi investimenti a condizioni più favorevoli. L’eventuale incremento reale della spesa per la difesa sarà invece legato alle future leggi di Bilancio: il ministro Crosetto ha già indicato l’obiettivo di un aumento pari allo 0,9 per cento del PIL, circa 20 miliardi di euro, probabilmente distribuiti su più anni. In questo senso, i fondi SAFE non contribuiranno direttamente al raggiungimento dei target NATO, ma agiranno soprattutto sul costo del finanziamento.

Gli utilizzi operativi, i vantaggi finanziari e le condizioni vincolanti

Dal punto di vista operativo, i prestiti potranno essere utilizzati per diversi programmi di ammodernamento militare. Tra le ipotesi più concrete figurano l’acquisto di oltre mille mezzi per la fanteria nell’ambito della collaborazione tra Leonardo e Rheinmetall, la partecipazione a programmi europei per velivoli cisterna Airbus A330 MRTT e il finanziamento dei nuovi cacciatorpediniere DDX destinati alla Marina militare, realizzati da Fincantieri in cooperazione internazionale. Si tratta, dunque, di investimenti che rafforzano non solo le capacità militari, ma anche l’integrazione industriale europea.

Uno degli elementi più rilevanti dei prestiti SAFE riguarda le condizioni finanziarie. La durata può arrivare fino a 45 anni, con un periodo iniziale di grazia che consente di rinviare i rimborsi anche di un decennio. Condizioni di questo tipo sarebbero difficilmente ottenibili attraverso i normali titoli di Stato con cui l’Italia finanzia sia la spesa pubblica sia il proprio debito sui mercati. Il vantaggio dei prestiti SAFE sta anche qui: la Commissione europea, potendo contare su un merito creditizio superiore a quello italiano, riesce a reperire risorse a un costo inferiore rispetto a quello dei tradizionali Buoni del tesoro poliennali.

Il confronto tra i rendimenti lo mostra con chiarezza. Attualmente un titolo di debito italiano a dieci anni offre un rendimento lordo a scadenza del 3,76 per cento, mentre un analogo titolo europeo si ferma al 3,42 per cento. Applicata a un finanziamento vicino ai 15 miliardi di euro, questa differenza comporta un risparmio di circa 50 milioni di euro all’anno sugli interessi. Se questo scarto dovesse restare costante per tutta la durata massima del prestito, il beneficio complessivo arriverebbe a superare i 2 miliardi di euro.

È vero che si tratta di una somma limitata se confrontata con gli oltre 87 miliardi di euro che il Ministero dell’Economia ha pagato in interessi passivi nel solo 2025. Resta però un vantaggio da considerare, soprattutto per un Paese come l’Italia, che continua a fare i conti con un debito pubblico molto elevato.

Accanto ai vantaggi, esistono però anche delle condizioni stringenti da rispettare. I finanziamenti SAFE sono vincolati a specifiche categorie di spesa, tra cui munizioni, sistemi di difesa aerea, droni, tecnologie cyber e intelligenza artificiale, equipaggiamento militare e piattaforme come aerei cisterna. Inoltre, i contratti devono rispettare criteri di “europeità”: almeno il 65 per cento dei componenti deve provenire dall’Unione europea, dall’Ucraina o da Paesi dell’area di libero scambio europea. Un ulteriore vincolo è rappresentato dall’obbligo di acquisti congiunti, che devono coinvolgere almeno due Paesi partner, salvo eccezioni per contratti già firmati prima del maggio 2026.

Il dibattito politico, le adesioni europee e le prospettive future

Queste caratteristiche rendono lo strumento particolarmente favorevole per l’industria europea della difesa, che negli ultimi anni ha intensificato le collaborazioni transnazionali. Non a caso, diversi rappresentanti del settore hanno espresso apprezzamento per il SAFE, sottolineando come favorisca l’integrazione industriale e rafforzi la competitività europea a livello globale.

Sul piano politico interno, la decisione italiana resta ancora in evoluzione. Il Parlamento avrà un ruolo decisivo nella definizione dell’importo finale da richiedere, probabilmente attraverso una mozione. Le divergenze tra i partiti della maggioranza hanno già contribuito a rallentare il processo, e non è escluso che il totale effettivo si collochi ben al di sotto della soglia inizialmente indicata. Lo stesso Tajani ha ipotizzato una forchetta più contenuta, tra i 6 e i 9 miliardi a partire dal 2027.

A livello europeo, l’adesione al SAFE è già ampia: 19 Stati membri su 27 hanno manifestato interesse, con la Polonia in prima linea avendo richiesto circa 44 miliardi. Al contrario, Paesi come la Germania hanno scelto di non partecipare, potendo già finanziarsi a condizioni più vantaggiose sui mercati. Questo evidenzia come lo strumento sia particolarmente utile per gli Stati con costi di indebitamento più elevati, come l’Italia.

Nel complesso, i prestiti SAFE rappresentano un cambiamento significativo più nella forma che nella sostanza della politica di difesa italiana. Offrono un modo più conveniente per finanziare investimenti già previsti, senza incidere nell’immediato sul livello complessivo della spesa. Tuttavia, la vera sfida per il governo resta quella di trovare nuove risorse se vorrà rispettare gli impegni presi in sede NATO e aumentare in modo strutturale il budget destinato alla difesa.

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